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La crisi simultanea dei debiti di Francia e Usa (oltre i 40 mila miliardi). Parigi paga un interesse superiore a quello di molti Paesi europei


«Debito: la Francia strangolata dalla fiammata dei tassi di interesse», così ha aperto ieri a tutta pagina Le Figaro, con un editoriale dal titolo emblematico, «La casa brucia». Nello stesso tempo la stampa internazionale ha dedicato unanime attenzione alla fallimentare operazione (l'annuncio dell'acquisto di una quantità risibile di titoli di Stato a stelle strisce rispetto alle dimensioni totali del debito di Washington) con cui il segretario del Tesoro americano Scott Bessent ha cercato di arginare le vendite di bonds statunitensi e il relativo rialzo dei tassi di interesse dei medesimi.

Il tetto

Indubbiamente, i numeri dei debiti pubblici di Francia e Stati Uniti fanno impressione. Infatti, il debito francese ha raggiunto a fine marzo 2026 quota 3.536 miliardi di euro (378 miliardi in più di quello dell'Italia, che la Francia aveva superato appena sei anni fa, a fine marzo 2020), mentre il debito pubblico americano ha sfondato nei giorni scorsi il tetto stratosferico dei 40.000 miliardi di dollari. A metà pomeriggio di ieri, i tabulati online del Financial Times riportavano per i titoli decennali USA un tasso del 4,70% e per quelli della Francia un tasso del 4,12%, contro un tasso del 4,09% per l'Italia. Da diversi giorni ormai lo spread dell'Italia è sceso sotto quello francese di alcuni punti base. Come ha sottolineato nel suo editoriale Le Figaro, la Francia paga ormai «un interesse superiore a tutti gli altri Paesi dell'Euro area, inclusi i Paesi del Club Med (Italia, Grecia, Spagna…)». Parallelamente, la crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz e l'impennata dei debiti privati (soprattutto americani) nei mega-investimenti legati allo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale stanno facendo lievitare i tassi di interesse in tutto il mondo. In poche parole, ci sono in giro oggi sempre più debiti (pubblici e privati) da finanziare e i rendimenti stanno conseguentemente andando alle stelle.

Per capire meglio le cifre in gioco, osserviamo che nell'ultimo anno, dal 2024 al 2025, il debito pubblico della Francia è aumentato di 154 miliardi di euro, mentre quello dell'Italia è cresciuto di 129 miliardi. A prima vista, anche l'aumento del nostro debito parrebbe altrettanto critico ma occorre fare un importante distinguo. Infatti, l'incremento del debito italiano lo scorso anno è stato determinato soltanto per 69 miliardi dal deficit e per la restante parte, cioè per ben 60 miliardi, da discrepanze statistiche e aggiustamenti, tra cui principalmente gli oneri dei crediti di imposta differiti dei superbonus edilizi ereditati dal passato. Questi ultimi, fortunatamente, sono ormai in via di esaurimento, per cui, quando saranno definitivamente usciti di scena dalla nostra contabilità pubblica, la crescita del debito italiano tornerà a dipendere principalmente dal deficit, che è ampiamente sotto controllo, essendo già sceso sotto il 3% del PIL alla fine del primo trimestre 2026. Viceversa, nel 2025 l'aumento del debito della Francia è stato determinato per ben 153 miliardi di euro, cioè quasi interamente, dal deficit, che supera il 5,1% del PIL transalpino.

Non solo. Anche la qualità del deficit di Francia e Italia è differente. Infatti, alla fine dell'anno "mobile" terminante il primo trimestre 2026, il deficit transalpino era pari a 153 miliardi di euro (5,1% del PIL), di cui 87 miliardi dovuti al deficit primario e 66 miliardi agli interessi. Mentre alla stessa data il deficit italiano era di soli 68 miliardi (2,97% del PIL), unicamente causato dalla spesa per interessi, pari a 86 miliardi, essendo il bilancio primario del nostro Paese positivo per 18 miliardi. A ciò si aggiunga la ulteriore considerazione che anche la qualità dei due rispettivi debiti pubblici è differente. Infatti, l'Italia a fine 2025 poteva vantare ben 446 miliardi di euro del proprio debito pubblico detenuto da privati italiani non finanziari (prevalentemente famiglie) a fronte di soli 39 miliardi di debito francese detenuto da privati non finanziari nazionali. In altre parole, l'Italia ha una buona parte del suo debito pubblico "autofinanziata" dal proprio settore privato. Escludendo questa parte di debito "buono", la restante parte più rischiosa del debito pubblico in mano a banche, assicurazioni e fondi nazionali, alla banca centrale e agli investitori non residenti risultava in Italia a fine 2025 pari a 2.648 miliardi, una cifra inferiore di ben 774 miliardi rispetto alla corrispondente parte di debito pubblico francese, pari a 3.422 miliardi. Nel 2019 tale scarto tra noi e la Francia era di appena 160 miliardi, il che significa che in soli sei anni esso si è ampliato di quasi cinque volte a sfavore di Parigi.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il Fondo Monetario Internazionale, nel suo ultimo "Fiscal Monitor" di aprile, stima un deficit pubblico 2026 pari al 7,5% del PIL, un bilancio statale primario pari al 3,7% e un debito/PIL pari al 125,8%. Non solo. Il FMI prevede che il debito/PIL americano supererà quello dell'Italia nel 2030 e che nel 2031 esso salirà al 142,1% contro il 136,1% dell'Italia.

Ancor più preoccupanti sono le cifre del debito aggregato (somma del debito pubblico e dei debiti di famiglie e imprese) di Francia e Stati Uniti, rispettivamente il quarto e il primo debito aggregato al mondo in valore (tra i due ci sono quelli di Cina e Giappone). Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, a fine 2025 il debito aggregato della Francia risultava pari a 11.344 miliardi di dollari (324% del PIL), cioè quasi il doppio di quello dell'Italia, pari a 6.153 miliardi (232% del PIL), mentre il debito aggregato degli Stati Uniti raggiungeva i 77.280 miliardi (251% del PIL).

L'avvitamento simultaneo dei debiti pubblici di Francia e Stati Uniti, innestato su una tendenza generale al rialzo dei tassi di interesse in tutto il mondo, rappresenta uno scenario avverso che costringe ancor di più l'Italia a mantenere la linea del rigore sui conti avviata in questi ultimi anni. Le elezioni si avvicinano e, come sempre succede, aumentano le pulsioni per una generosa manovra elettorale. Ma la miglior manovra elettorale che oggi si possa offrire agli italiani è quella di spiegare loro con chiarezza che cosa sta accadendo attorno a noi e che, di conseguenza, si spenderà solo l'indispensabile. Ciò per evitare il "contagio" di una possibile crisi franco-americana delle finanze pubbliche che sarebbe di ben più ampia portata rispetto a quella del debito pubblico greco di quindici anni fa. E per evitare di rimpiangere di non aver fatto tutto il possibile per restarne alla larga.

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