Il nuovo amministratore delegato di Ferretti Group, Stassi Anastassov, ha fretta di archiviare il passato – con la rovente assemblea degli azionisti e le successive polemiche – e di addentare il futuro. Per questo ha cominciato la sua giornata incontrando i progettisti: è qui a Forlì non solo il cuore, ma la testa pensante del gruppo. "Ho passato due ore con il nostro team creativo, che lavora per gli yacht del 2031, il 2032, il 2033".
BARCHE PIÙ GREEN
Come sarà il futuro? "Uno degli aspetti di cui abbiamo parlato sono tecnologie come ibrido ed elettrico. Ho un’auto Tesla fin dal 2014: a quei tempi era così raro che i passanti la fotografavano. Tanti dicevano: non funziona, non ha mercato. Sono concetti che sento talvolta ancora oggi. Il mio pensiero è diverso: se anche non lo vogliono oggi, lo vorranno. E noi dobbiamo essere pronti. Dobbiamo già pensare a come implementare i nostri scafi in futuro con le nuove tecnologie". Dice sì all’ambiente: "Sono eccitato dall’idea di fare sempre di più. Sono sommozzatore e io per primo ho a cuore la fauna marina e i fondali".
IL MERCATO CHE CAMBIA
Una delle consapevolezze che Anastassov porta dall’esperienza passata è che il cliente futuro di Ferretti potrebbe essere diverso da come lo immaginiamo. "Magari non conosce icone del lusso come Sofia Loren o Marcello Mastroianni, non frequenta lo yachting club di Montecarlo o Portofino. Grazie alla rivoluzione tecnologica ci sono nuovi miliardari, che hanno un percorso diverso dal passato, e che magari non pensano allo yacht. Potrebbero perfino avere un rapporto con l’acqua diverso da come l’abbiamo concepito finora. Dobbiamo stimolarli, perfino incontrandoli nella Silicon Valley o organizzando conferenze sulle criptovalute".
IL RAPPORTO COI CINESI
Come nasce la storia tra Ferretti e Anastassov? "Il primo contatto è stato a Hong Kong a gennaio. Una persona mi ha detto che Weichai, gruppo che io non conoscevo, voleva un mio parere su un’azienda il cui nome (sorride), mi disse, ‘somiglia a Ferrari’. Da quel momento ci sono stati vari passaggi, ho presentato un mio piano di sviluppo". Ci tiene a sottolineare: "Sono l’amministratore delegato di tutti gli azionisti, non di una lista o di una parte, e sono indipendente".
Ha incontrato o parlato con alcuni importanti azionisti che non gli hanno dato fiducia in assemblea, come l’americano Sardar Biglari, il kuwaitiano Nasser Al-Kharafi o l’italiano Danilo Iervolino? "Ho incontrato alcuni azionisti, piccoli o grandi – glissa –. Ciò che conta è ciò che faccio per loro, per tutti, creando valore per l’azienda". E aggiunge: "Sono lieto di avere azionisti così interessati: tutti loro, investendo, hanno dimostrato di credere nella società e di amarla. Io sono al loro servizio, con il compito di aumentare il capitale".
GOVERNO, TUTTO TACE
Inevitabile toccare l’ipotesi che il Governo blocchi il controllo straniero dell’azienda. "Mi chiedete se il caso Golden Power è ‘aperto’ o ‘chiuso’ – dice queste due parole in italiano –. In realtà, non esiste. Non c’è una richiesta da parte del Governo. L’azionista di maggioranza relativa è lo stesso da 14 anni. E il suo peso è diminuito. Il cda è più indipendente di prima". Cita esplicitamente Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano. "Perciò, da dove vengono queste voci? Non bisogna commettere l’errore di raccontare la Ferretti diversamente da ciò che è: una fantastica azienda italiana". La divisione che si occupa di motovedette per alcuni corpi dello Stato, ribadisce, era piccola ed è stata chiusa nel 2024. "Io non c’ero, ma la scelta non mi sorprende, la trovo giusta. Resta un accordo per la manutenzione di alcuni mezzi della polizia penitenziaria. Ma noi ci occupiamo di lusso. Quando guidavo Duracell, il Governo Usa mi chiese batterie per i visori notturni dell’esercito. Ci avrebbe dato molti soldi. Ma dissi no, perché non è ciò di cui ci occupiamo e su cui dobbiamo concentrarci, se vogliamo eccellere".
VIVA L’ITALIA
Ribadisce la sua visione dell’azienda. "Abbiamo sette marchi, e so quanto sia difficile crearne l’identità: i nostri hanno già ciascuno un’idea chiara, ed è un bene perché anche il mercato del lusso è molto frammentato. La chiave di ogni marchio è la sua italianità: l’Italia è un paese meraviglioso, la moda, la cucina, le sue eccellenze, la cura del dettaglio... Avremo un avvenire roseo se rafforzeremo tutto questo". La Ferretti, spiega, "è un mix di si sviluppo industriale e dettaglio artigianale. Come costruire un orologio, anzi, più complesso. Ogni yacht è in realtà un pezzo unico".
L’IMPORTANZA DI FORLÌ
Forlì, con il suo storico stabilimento, non corre rischi. "Nessuno può pensare di allontanare la produzione da dove abbiamo competenze e dipendenti molto capaci". Il discorso, però, si amplia: "Dobbiamo sviluppare le competenze artigiane, anche coinvolgendo le scuole". Ferretti, già da qualche anno, sostiene alcuni corsi di formazione per i futuri falegnami (e non solo), così come il corso di laurea in Ingegneria Nautica dell’università di Bologna proprio a Forlì.
IL FONDATORE
A maggio ha rivelato di aver parlato a lungo con Norberto Ferretti, ricavandone un’ottima impressione. "Se siamo ancora in contatto? Certo". Estrae il telefonino e mostra le chat di Whatsapp: "Ci siamo scritti stamattina alle 10.27. Ho grande ammirazione per lui, non esito a dire che siamo amici".