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La Francia a un passo dalla recessione. Bocciata dai mercati


Prossima alla recessione e forse al declassamento del suo altissimo debito. Da ieri il grande nuovo malato d'Europa - la Francia - è ufficialmente in stagnazione. E, soprattutto, è a un passo dalla recessione. Complice "la canicule" che ha minato la produzione agricola, l'istituto statistico Insee ha rivisto al ribasso il dato del Pil nel secondo trimestre: è crescita zero, dopo il -0,2 per cento registrato tra gennaio e marzo. Finora la crescita acquisita è dello 0,3 per cento e difficilmente si raggiungerà a fine anno il +0,7 per cento auspicato dall'azzoppato governo Lecornu.

Ma bocciature più severe, alla seconda economia del Vecchio Continente, sono arrivate nell'ordine dal suo sistema industriale e dai mercati. In sole 48 ore prima Patrick Martin, presidente del Medef (la Confindustria transalpina), ha scandito davanti ai sette candidati per l'Eliseo convocati per un faccia a faccia nel centrale del Roland Garros: «I francesi sono nervosi, e lo sono anche gli imprenditori. E questo sta influenzando i comportamenti di acquisto, risparmio, investimento e assunzione». Sopra le medie il rendimento dell'Oat decennale a 4,090 per cento e lo spread con il Bund a 86 punti, in attesa del giudizio di Fitch sul rating che potrebbe certificare la "scarsa affibilità" finanziaria francese. per un deficit/Pil che non si schioda dal 5 per cento e un altissimo debito/Pil che si appresta a superare il 118 per cento già l'anno prossimo.

Gli operatori non credono più a quel meccanismo che da almeno un trentennio ha reso forte Parigi sui mercati: il "rinnovo" del debito a tassi inferiori rispetto alle precedenti emissioni. Come spiegava ieri Le Figaro «sono ormai lontani gli anni di prosperità», quando il Paese si rifinanziava a tassi negativi. Oggi lo fa «ai tassi attuali, da tre a quattro volte superiori a quelli a cui questi prestiti erano stati originariamente contratti». Anche per la spinta del caro petrolio e dell'inflazione, «l'onere degli interessi è aumentato da un totale cumulativo di 29,2 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2025 a 34,5 miliardi di euro nello stesso periodo del 2026», con gli investitori che per esempio preferiscono i bond italiani. Un gruppo di economisti governativi ha calcolato che stando all'attuale progressione, e senza interventi, potrebbe sfondare quota 130 miliardi entro il 2030.

Quasi tutti i fondamentali francesi sono ampiamente in zona negativa. Oltre ai già sopracitati deficit, debito (il quarto a livello aggregato al mondo e superiore ai 3.500 miliardi) e Pil, la disoccupazione è all'8,3 per cento, l'inflazione al 2,5 nonostante la produzione di energia nucleare che riduce l'acquisto di gas e greggio non soltanto dal Golfo Persico, la spesa pubblica copre il 57,6 per cento del prodotto interno lordo, mentre il rosso della bilancia commerciale ha toccato i 69,2 miliardi, tenuta in piedi solo dalla forza dell'aerospazio. Il tutto mentre in Parlamento difficilmente il governo - che non ha una maggioranza - troverà consenso per una manovra superiore ai 30 miliardi, necessari per invertire la curva del disavanzo.

ROLAND GARROS

In questo contesto si muovono le imprese francesi, che scontano una deindustralizzazione in corso da decenni. Non a caso il Medef - nell'incontro al Roland Garros - ha chiesto agli aspiranti presidenti di realizzare la riforma della previdenza per alzare l'età di pensionamento legale da 62 a 64 anni: necessaria per ridurre il debito, che però è stata bloccata dal governo Lecornu per garantirsi la sua sopravvivenza alle Camere. Aut aut vementi sui tagli agli sgravi contributi per le imprese e un mantenmento della maxi aliquota della tassa Is sugli utili aziendali.

Secondo Martin «il mondo va avanti e la Francia arretra in termini assoluti e relativi». Sophie Boissard, ceo del gruppo Clariane (residenze per anziani e strutture sanitarie) ha detto ai sette candidati per l'Eliseo: «Percepisco una discrepanza tra le nostre priorità, come personale operativo, e il discorso politico, che troppo spesso si riduce a una dimostrazione di inventiva fiscale». Marc Frey, partner di Maestrium, società di consulenza che assiste i campioni nazionali, avverte: «Le aziende che ci contattano non assumono più, tranne che nei settori della difesa, aerospaziale ed export».

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