Ferie finite, domani riprendono i lavori del Parlamento e si comincia con il botto: la legge elettorale debutta al Senato dove si preannunciano fuochi d'artificio con l'opposizione e anche in maggioranza.
Tre i nodi su cui starebbero discutendo in queste ore i partiti di maggioranza e che saranno - secondo indiscrezioni - a centro della riunione degli "sherpa" in programma domani. Si tratta dell'emendamento per l'introduzione delle preferenze (già bocciato alla Camera con tanto di crisi della maggioranza), dell'introduzione di un turno di ballottaggio in caso di pareggio e della modifica della cosiddetta "norma anti-cespugli", che esclude dal conteggio dei voti i partiti che non hanno ottenuto il 3%.
Il 1 settembre alle ore 12 scadono i termini per la presentazione degli emendamenti, dopodiché la legge arriverà nell'aula di Palazzo Madama per la discussione e conseguente approvazione dal 7 all'11 settembre. La maggioranza ha quindi solo 48 ore per trovare un accordo sui nodi ancora irrisolti
La riforma, soprannominata "Stabilicum" dalla maggioranza e "Melonellum" dal centrosinistra, è stata approvata dalla Camera il 16 luglio con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, è ora al Senato.
Questa volta Giorgia Meloni non vuole scherzi, vuole che l'emendamento sulle preferenze arrivi blindato al Senato con l'appoggio di tutti i partiti di maggioranza.
A Palazzo Madame, tuttavia, non è possibile ricorrere al voto segreto quindi eventuali franchi tiratori dovrebbero uscire allo scoperto e bocciare la modifica con voto palese.
Al momento tutto ciò che si sa è che l'emendamento sull'inserimento delle preferenze dal capolista in giù sulle schede elettorali sarà riproposto.
In queste ore le segreterie alleate stanno lavorando per trovare un accordo che possa essere accettato da tutti, e quindi scongiurare il ripetersi di quando accaduto a Montecitorio, con la bocciatura della proposta con il voto segreto e il centrodestra finito in minoranza a causa di un nutrito gruppo di franchi tiratori.
A luglio, però, l'emendamento fu presentato solo da Fratelli d'Italia, nonostante le perplessità degli alleati. Al Senato Giorgia Meloni vuole un copione diverso e l'obiettivo sarebbe addirittura la presentazione di un emendamento firmato da tutti i partiti di maggioranza.
In queste ore si sta quindi discutendo per cercare un accordo sull'alternanza di genere dal capolista in giù così da non penalizzare le candidate donna.
Fratelli d'Italia vorrebbe estendere l'alternanza anche ai capolista dei collegi plurinominali. In maggioranza ci sono ancora divisioni che dovranno essere sanate nelle prossime 48 ore al massimo.
Negli ultimi giorni a dividere la maggioranza è intervenuta anche la questione ballottaggio, ovvero, la possibilità di prevedere un secondo turno nel caso in cui nessuna delle coalizioni raggiunga il 42% necessario per far scattare il premio di maggioranza.
Attualmente il ballottaggio non è previsto nel testo in esame al Senato e dovrebbe eventualmente essere introdotto con un emendamento.
La legge attuale prevede che in caso nessuna lista o coalizione raggiunga la soglia necessaria per ottenere il premio si tornerebbe al proporzionale puro. Il ballottaggio, invece, introdurrebbe un secondo turno dove a sfidarsi sarebbero le due coalizioni o liste che hanno ottenuto il maggior numero di voti al primo turno.
La questione dell'introduzione del secondo turno alle Politiche ha avuto un esito decisamente travagliato. Il ballottaggio era previsto nella prima versione, poi è stato cancellato.
La questione divide la maggioranza con Forza Italia favorevole, FdI non contrario e Lega più scettica. La decisione dovrebbe essere discussa nel vertice dei partiti di maggioranza previsto alla vigilia della scadenza degli emendamenti.
Il terzo tema in discussione in queste ore è l'eventuale modifica della cosiddetta norma anti-cespugli, che a differenza del ballottaggio è presente nella versione della legge elettorale approvata alla Camera.
In pratica la norma stabilisce che le liste sotto il 3% vengano escluse generalmente dal calcolo utile alla coalizione, salvo il "miglior perdente", ovvero, la lista della coalizione che raggiunge la percentuale più alta tra le liste sotto il 3%.
L'obiettivo della norma è favorire l'aggregazione di partiti minori in gruppi, così da evitare di diventare irrilevanti. Dopo le proteste la maggioranza starebbe valutando alcune modifiche da apportare al Senato.
Non c'è però, al 30 agosto, una formulazione alternativa definitivamente concordata dalla maggioranza.