Medio Oriente
Lettera di 100 ex diplomatici francesi e britannici: “Israele accetti uno Stato palestinese”. Telegraph: “Hacker iraniani hanno spento una centrale elettrica nel Regno Unito". Netanyahu: "Con me mai lo Stato di Palestina"
Reuters
L'Iran minaccia di colpire gli interessi di qualsiasi Paese che "imponga sanzioni"
"L'obiettivo del nemico era il collasso dell'Iran, ma questo non è accaduto. Chiudono le strade, negoziano con i governi musulmani affinché non facciano alcun accordo con l'Iran per farlo arrendere, ma noi non ci arrenderemo mai". Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un discorso pronunciato in occasione della Settimana del Governo, citato dall'agenzia iraniana Mehr.
"Capisco che abbiamo molti problemi nella società in questo momento, ma il governo cerca di ridurre l'inflazione e di garantire al popolo un futuro e mezzi di sussistenza dignitosi e orgogliosi".
"Siamo in una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala". Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. "Il nemico (gli Stati Uniti) - ha aggiunto - afferma di imporre con facilità le sanzioni più schiaccianti o terrificanti all'Iran, ma noi ci opponiamo a questa guerra impari".
Masoud Pezeshkian ha inoltre affermato in un discorso televisivo, ripreso da Al-Jazeera, che il governo si "vergogna" dei gravi problemi che affliggono l'economia. Il presidente iraniano ha affermato che Washington, prima della guerra, aveva falsamente previsto che il Paese sarebbe crollato sotto l'aggressione statunitense, diventando simile al Venezuela. "Il nemico aveva valutato che se l'Iran fosse caduto, sarebbe diventato come il Venezuela. Non solo non è successo, ma è diventata una potenza che ha stupito il mondo per la sua resistenza, solidarietà e coesione". Pezeshkian ha affermato che i nemici dell'Iran sperano di "creare divisione e spaccature nella società attraverso i problemi". "Faremo tutto il possibile per evitare divisioni, spaccature, conflitti ed ego", ha concluso.
Oltre 100 ex diplomatici francesi e britannici hanno affermato che la Palestina viene cancellata sotto gli occhi del mondo e hanno chiesto un intervento urgente, compreso un divieto commerciale e di vendita di armi, per spingere Israele ad accettare uno Stato palestinese.
La denuncia e' contenuta in una lettera congiunta senza precedenti, indirizzata al presidente francese Emmanuel Macron e al primo ministro britannico Andy Burham, che abbandona il linguaggio diplomatico accusando Israele di pulizia etnica e avvertendo che il mondo non considera più Israele una vera democrazia. Sostenendo che Gran Bretagna e Francia abbiano svolto un ruolo chiave nella formazione del Medio Oriente moderno e ricordando che entrambi i paesi hanno riconosciuto la Palestina come Stato nel 2025, i diplomatici affermano che i loro paesi hanno ora la responsabilita' di "fare fronte comune sulla linea di faglia fondamentale della regione: la parita' dei diritti per israeliani e palestinesi". La lettera è stata firmata da 52 ex diplomatici francesi e 50 ex ambasciatori britannici, molti dei quali hanno prestato servizio in Medio Oriente, ricoprendo incarichi di alto livello in Egitto, Iran, Bahrein, Israele, Siria, Turchia, Kuwait, Arabia Saudita e Qatar.
Tra i diplomatici britannici figurano due ex inviati alle Nazioni Unite, Jeremy Greenstock ed Emyr Jones Parry, e un ex direttore del ministero degli Esteri per il Medio Oriente, Edward Chaplin. Tra i firmatari francesi figurano Patrice Paoli, ex direttore per il Medio Oriente presso il Ministero degli Esteri francese, e Stanislas de Laboulaye, ex console generale a Gerusalemme. La lettera, consegnata al Guardian e a Le Monde, viene pubblicata due giorni dopo che il Regno Unito e la Francia, insieme ad altri nove Paesi, hanno condannato la pubblicazione da parte del governo israeliano dei bandi di gara per il progetto di insediamento E1, affermando che le abitazioni proposte "allontaneranno ulteriormente Israele dalla pace e mineranno la sua reputazione internazionale". Tale dichiarazione non conteneva alcuna minaccia esplicita di conseguenze, a parte un avvertimento alle imprese presenti nei rispettivi Paesi affinche' non partecipassero alle gare d'appalto, poiche' investire nella costruzione di un insediamento illegale potrebbe comportare ripercussioni legali e reputazionali. Il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha descritto i bandi di gara per 1.200 abitazioni che divideranno la Cisgiordania come una minaccia distruttiva alla fattibilita' di una soluzione a due Stati e ha convocato la piu' alta diplomatica israeliana attualmente nel Regno Unito, l'incaricata d'affari Daniela Grudsky Ekstein.
In risposta, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha promesso che Israele non rimarrà passivo, affermando che "il popolo ebraico ha il diritto di vivere in tutto Israele, così come il popolo britannico ha il diritto di vivere in tutto il Regno Unito". I diplomatici sperano che la loro lettera eserciti pressione su Macron e Burnham affinché impongano sanzioni specifiche a Israele, nel tentativo di mantenere viva la soluzione dei due Stati.
Tra i diplomatici e' in corso un acceso dibattito sulla possibilità che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, attraverso provocazioni militari e politiche, stia cercando di spingere i Paesi a ritorsioni che possano favorire le sue possibilità di vittoria alle elezioni del 27 ottobre. Gli ex diplomatici sostengono che il riconoscimento della Palestina, ormai atteso da tempo, "deve concretizzarsi con azioni urgenti a tutela del diritto all'autodeterminazione dei palestinesi, poiché il governo israeliano cerca di distruggere ogni prospettiva di uno Stato palestinese indipendente, dimostrando disprezzo per la legge, le sentenze della Corte internazionale di giustizia e innumerevoli risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". "I nostri governi - si legge - hanno a cuore la sicurezza del popolo israeliano, cosi' come sono inorriditi dalla sofferenza del popolo palestinese sotto occupazione. Hamas ha commesso crimini efferati il 7 ottobre 2023, ma nulla giustifica la politica sistematica di Israele di distruzione di Gaza e della sua popolazione. L'affermazione di Netanyahu secondo cui Israele deve vivere di spada e' moralmente sbagliata e controproducente. Mette in pericolo la sicurezza di Israele e non lascia spazio alla negoziazione. Di conseguenza, il mondo non vede piu' Israele come una vera democrazia: non c'e' nulla di democratico nel privare gli altri dei loro diritti e della loro terra. "A Gaza, Un milione di palestinesi sono confinati nel 30% del loro territorio devastato, affamati, privi di medicine e di alloggi. Oltre 1.200 palestinesi sono stati uccisi dal cosiddetto "cessate il fuoco". A Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania, le demolizioni di case palestinesi e la dilagante violenza dei coloni - con la complicita' dell'esercito e della polizia israeliani - equivalgono a una pulizia etnica. La Palestina viene cancellata sotto i nostri occhi. Questa politica di occupazione e distruzione si estende al Libano - dove molti villaggi sono stati rasi al suolo - e alla Siria. E' una macchia sulla coscienza dell'umanita', che richiede un intervento da parte del Regno Unito e della Francia".
L'Iran ha bloccato una centrale elettrica britannica per quattro giorni con un attacco informatico senza precedenti. E' quanto scrive il Telegraph. Si ritiene che sia la prima volta che hacker affiliati al regime iraniano siano riusciti a paralizzare un impianto di questo tipo nel Regno Unito, e si pensa che sia l'attacco informatico più riuscito di questo genere.
Il Telegraph ha appreso che l'incidente è avvenuto contemporaneamente a una serie di attacchi alle infrastrutture idriche statunitensi il mese scorso, che hanno colpito 12 stati e destato preoccupazione alla Casa Bianca.
I funzionari britannici si sono rifiutati di specificare quale centrale elettrica fosse stata colpita, citando motivi di sicurezza, ma si ritiene che l'impianto sia rimasto disattivato per quattro giorni mentre il personale si adoperava per ripristinarne il funzionamento.
Sembra che la centrale colpita fosse di dimensioni relativamente ridotte e che l'interruzione non abbia avuto alcun impatto sulla fornitura di energia elettrica o sulla produzione di energia nel Regno Unito. In risposta, il governo ha informato gli amministratori delegati delle compagnie elettriche e ha scritto alle aziende fornendo consigli, indicazioni e informazioni sui prossimi passi da intraprendere.
"Majid Adineh, che aveva partecipato alle rivolte di gennaio, è stato giustiziato questa mattina per operazioni a favore di gruppi ostili, degli Stati Uniti e di Israele e per Moharebeh (guerra contro Dio), per aver appiccato incendi, per aver cospirato per organizzare manifestazioni contro la sicurezza nazionale, per aver diffuso propaganda contro il sistema e per possesso di armi e attrezzature militari". E' quanto si legge in una dichiarazione della magistratura iraniana.
"Adineh, arrestato durante il colpo di stato americano-israeliano a Karaj il 9 gennaio, era membro di un gruppo terroristico in un paese vicino ed era stato addestrato da gruppi dissidenti", aggiunge la dichiarazione, secondo l'agenzia di stampa Irna.
Israele e Turchia hanno stabilito contatti riservati con l'obiettivo di evitare attriti sulla Siria. Lo riferisce l'emittente pubblica israeliana Kan, citando un funzionario della difesa anonimo, secondo quanto riporta Times of Israel. "Israele non desidera trasformare la Turchia in un nemico", afferma la fonte. "Ma quando i messaggi non sono d'aiuto, Israele e' costretto ad agire". Dichiarazioni che giungono dopo le notizie diffuse nello Stato ebraico secondo cui Gerusalemme avrebbe tentato di avvertire Ankara prima di colpire una base in Siria la scorsa settimana, a causa del presunto dispiegamento di truppe turche nella base. Israele, secondo quanto riporta Kan, considera il radicamento turco in Siria, in particolare l'introduzione di sistemi di difesa aerea, droni e missili che potrebbero minacciare la sua superiorita' aerea, come una linea rossa. Le dichiarazioni fanno eco a quelle del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, il quale ieri sera ha affermato che Israele "non ha alcun interesse in un'escalation con la Turchia", cercando di allentare le tensioni aumentate dopo l'attacco israeliano alla base di al-Duhur. "Ci impegniamo a preservare lo status quo", ha dichiarato Sa'ar, aggiungendo: "Non accetteremo la creazione di basi turche in Siria". Israele e Turchia mantengono tuttora relazioni diplomatiche, sebbene i contatti ad alto livello siano stati congelati dalla fine del 2023.
L'alto funzionario di sicurezza iraniano Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha dichiarato che Teheran tratterà come un "nemico" qualsiasi Paese che prenderà parte alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica. Nel corso di un'intervista all'emittente statale IRIB, Rezaei ha precisato che l'Iran cercherà inizialmente un dialogo diplomatico invitando tali nazioni a rimanere neutrali; tuttavia, qualora dovessero rifiutare e aderire all'assedio promosso da Washington, Teheran colpirà direttamente i loro interessi e impedirà che «anche una sola goccia di petrolio» venga esportata attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il funzionario ha ricordato come l'Iran abbia ormai sviluppato la capacità di aggirare le sanzioni e continuare a vendere greggio nonostante il blocco navale statunitense, avvertendo che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché Washington non rispetterà gli accordi previsti dal memorandum d'intesa siglato lo scorso giugno, sottolineando che deve essere l'amministrazione americana a fare la prima mossa.
Rezaei ha inoltre minacciato attacchi contro le manovre statunitensi lungo le rotte marittime meridionali e contro qualsiasi incontro regionale tra rappresentanti USA e gruppi ostili a Teheran, pur segnalando progressi positivi nei negoziati in corso con l'Oman per la definizione di una nuova rotta di navigazione. Questo duro messaggio giunge in risposta all'annuncio del presidente statunitense Donald Trump, che ha recentemente proclamato l'avvio della più dura offensiva economica mai intrapresa per isolare completamente l'Iran.
Lo stretto di Hormuz "è chiuso e non riaprirà fino a quando gli Usa non cambieranno atteggiamento e rispetteranno i loro impegni": è quanto dichiarato da Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ripreso dall'Irna. "Devono prima compiere azioni concrete", ha aggiunto in riferimento agli Usa.
Post Truth di Donald Trump su Stretto di Hormuz (Truth)
"L'avventatezza di Trump, con i suoi attacchi all'Iran, ha accresciuto il desiderio di tutto il mondo di acquisire armi nucleari, soprattutto dopo aver constatato che l'adesione all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) si è rivelata inefficace nel prevenire attacchi da parte degli Stati Uniti". E' quanto ha dichiarato il segretario generale del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, stando a quanto riporta Al Jazeera, citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. "Trump ha creato insicurezza nucleare anziché sicurezza nucleare", aggiunge, "l'Iran ha accettato tutte le salvaguardie internazionali, le ha rispettate, è membro del Tnp e ha acconsentito alle ispezioni. L'Iran è l'unico Paese che è all'avanguardia rispetto a tutti gli altri per il suo impegno nel rispetto delle normative nucleari".
L'Iran afferma di considerare "nemico" qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica" di Washington. "Qualsiasi Paese che partecipi all'imposizione di restrizioni economiche" contro l'Iran è "considerato un nemico", ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. "Dichiariamo a tutti i Paesi che ci circondano e a tutti i Paesi del mondo: non unitevi alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti", ha affermato Rezaei alla televisione di Stato, dopo che Washington ha annunciato l'intensificazione delle sanzioni economiche volte ad aumentare la pressione su Teheran.
Il rabbino capo sefardita di Israele, David Yosef, afferma che i palestinesi "non sono un popolo" e "non hanno diritti". A dare notizia del discorso tenuto dal religioso al Museo Gush Katif di Gerusalemme Ovest è il sito del network qatariota alJazeera, che riferisce che Yosef "ha inoltre rivendicato Gaza e le città della Cisgiordania occupata per gli ebrei, invocando la distruzione di Gaza e l'insediamento ebraico". Sul sito di al Jazeera c'è un video che documenta le parole del leader religioso, ma non l'indicazione della data nella quale sono state pronunciate.
Le tensioni sul campo si sono intensificate nel Libano meridionale nelle prime ore di questa mattina, in seguito a un'intensa ondata di bombardamenti di artiglieria e raid aerei israeliani, accompagnati da numerosi attacchi aerei che hanno preso di mira quartieri residenziali e aree boschive. L'esercito israeliano - scrive Al Jazeera - ha bombardato diverse aree del Libano meridionale con proiettili al fosforo, in concomitanza con raid aerei e bombardamenti effettuati nelle città dei distretti di Tiro e Bint Jbeil. Anche secondo l'agenzia di stampa ufficiale libanese, l'artiglieria israeliana ha bombardato pesantemente la periferia della zona di Doha Kafr Rumman, nei pressi di Tell al-Dabsha e Harj Ali al-Taher nel distretto di Nabatieh, utilizzando proiettili al fosforo. Ha aggiunto che aerei da guerra israeliani hanno lanciato due raid all'alba sulle alture di Ali al-Taher, alla periferia settentrionale della città di Nabatieh al-Fouqa. Nel distretto di Tiro, la città di Mansouri, l'area circostante la citta' di Beit al-Sayyad e la periferia di Majdal Zoun sono state sottoposte a pesanti bombardamenti di artiglieria israeliani e a estese operazioni di attacco aereo all'alba di sabato. L'agenzia libanese ha riferito che nella città di Beit al-Sayyad non è rimasta una sola casa intatta a seguito dei continui bombardamenti e cannoneggiamenti israeliani. La situazione non è molto diversa nel distretto di Bint Jbeil, dove le città di Haddatha, Beit Yahoun e Aita al-Jabal sono state teatro di simili operazioni di bombardamento, oltre a rastrellamenti con mitragliatrici che si sono estesi alle valli adiacenti. Ciò è coinciso con continui voli di droni israeliani su villaggi e città nei settori occidentali e centrali del Libano meridionale. L'agenzia non ha immediatamente segnalato vittime a seguito di raid, bombardamenti ed esplosioni. Inoltre, l'agenzia di stampa libanese ha riferito che l'esercito israeliano ha causato una forte esplosione nei pressi della città di Arnoun