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La mossa di Anselmo: "Indaghi un altro corpo". Bordoni: "Giudizi in aula"


Il legale della famiglia: "Urge cambio investigativo"

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La richiesta è di quelle che fanno rumore: ossia ricusare la squadra mobile, sinora responsabile delle indagini sulla tragedia del Pilastro. Una circostanza ventilata nei giorni scorsi e ora invocata formalmente dall’avvocato Fabio Anselmo, che difende i familiari di Abderrahim Fakir e rispetto alle indagini sulla morte del 42enne scomparso al Pilastro ha annunciato ieri: "Abbiamo chiesto che gli accertamenti sulla morte di Abderrahim siano affidati ad un altro corpo investigativo".

Una richiesta che "nasce anche dalle fortissime pressioni politiche esercitate sulla Questura di Bologna – scrive Anselmo –. Ministri ed esponenti della maggioranza si sono recati proprio negli uffici incaricati delle indagini, proclamando pubblicamente l’innocenza degli agenti quando gli accertamenti erano appena iniziati". Sempre secondo l’avvocato dei familiari di Fakir: "Lo hanno fatto senza manifestare la minima solidarietà umana nei confronti di Fakir e della sua famiglia, contribuendo a creare un clima incompatibile con la serenità che dovrebbe accompagnare un’inchiesta delicata".

La richiesta avanzata da Anselmo non ha mancato di sollevare aspre critiche da chi sostiene che "Le parole dell’avvocato non rappresentano una legittima richiesta di garanzie, ma una delegittimazione preventiva del lavoro della Procura e della Squadra Mobile", così il sindacato di polizia Coisp, sostenuto dal medesimo pensiero espresso dal Siulp. A tal proposito, sempre Anselmo ha chiarito nella medesima nota: "Chiedere garanzie di indipendenza non significa esprimere una sfiducia generalizzata nelle forze di polizia".

Da una parte all’altra. Lo scontro tra legali coinvolti nella vicenda giudiziaria nata dopo la morte di Fakir vede ora un nuovo dibattito a distanza. Con la mossa di Anselmo che trova il proprio contrappunto nelle parole rilasciate l’altra sera dall’altro avvocato, Gabriele Bordoni, che difende gli agenti di polizia annotati nell’indagine a modello 45-bis. Ospite alla trasmissione ’Filorosso’, Bordoni ha espresso: "Un magistrato equilibrato ha detto che i processi si fanno in tribunale. Invocare una giustizia in piazza quando c’è una procura che sta operando correttamente non aiuta ad accertare la verità".

Nel difendere l’operato dei propri assistiti, Bordoni ha anche aggiunto: "Al momento ci sono sei persone che sono oggetto di investigazione. A me interessano i fatti e l’equilibrio – ha dichiarato – e alla luce delle immagini che sono state diffuse, sostenere che ci sia una responsabilità da parte dei poliziotti mi lascia molto perplesso". "Non c’è nessun gesto di violenza, nessun gesto estremo – ha sostenuto ancora Bordoni –. Se uno osserva il loro operato vede che hanno fatto tutte scelte prudenti. Tutto può essere migliorato, ma loro hanno gestito la situazione nel migliore dei modi".

Francesco Zuppiroli

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