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La Perla riparte dal prodotto, il nuovo ceo Alessio Vannetti: “Qualità e innovazione al centro”


Bologna, 22 settembre 2026 – “Mai scendere a compromessi su qualità e innovazione”. È dal celebre motto della fondatrice Ada Masotti, scomparsa nel 1992, che intende ripartire il cammino di La Perla. Un percorso che, dopo i difficili anni di crisi, guarda ora al futuro puntando sull’eccellenza del Made in Italy e su quel saper fare unico al mondo che ha reso il marchio celebre anche oltre confine.

Alessio Vannetti, il primo settembre lei è stato nominato ceo. Come si affronta il rilancio di un marchio così prestigioso dopo un periodo così complesso?

“L’azienda, che usciva da quasi tre anni di cassa integrazione e di fermo totale della produzione, ha riaperto i battenti lo scorso dicembre reintegrando tutti i dipendenti. Non so cosa non abbia funzionato prima, ma temo che in passato si sia cercato di far correre La Perla a una velocità estranea alla sua natura. È facile voler andare a duecento all’ora con un marchio così appetibile, ma occorre rispettare i tempi necessari per non danneggiare la ’macchina’ e portare a termine il progetto industriale”.

Da cosa bisogna ripartire?

“Dalla fabbrica e da Bologna, città in cui mi sono trasferito, perché rappresenta il vero cuore pulsante di questo progetto. La famiglia Kern ha comprato La Perla per rifondarla e ricrearla attorno a quello che sono i valori primari dell’azienda, oltre i meri numeri. Un concetto in cui mi sono rispecchiato fin da subito e che mi ha convinto ad accettare ora questo nuovo incarico”.

Valori che l’hanno resa grande nei suoi oltre settant’anni di storia e che pertanto non vanno archiviati...

“Esatto. Il prossimo sabato a Milano, in occasione della Fashion Week, presenteremo la nostra nuova “Collezione 00”, un nome scelto proprio per ribadire le basi solide su cui ci appoggiamo. Il nostro prodotto è talmente iconico che il pubblico non solo lo ricorda, ma lo desidera e lo vuole ancora. Abbiamo così orchestrato una presentazione di pezzi storici, repliche esatte delle creazioni più celebri, a cui abbiamo affiancato “Metropolis”, che introduce un primo assaggio di novità. L’innovazione infatti appartiene al dna dell’azienda e al marchio La Perla fin dal giorno zero e su questa considerazione vogliamo continuare a guardare verso il futuro”.

Quali nuovi progetti prendono ora forma all’orizzonte?

“La maestria e il savoir faire custoditi qui sono straordinari. Anche per questo motivo, infatti, l’anno prossimo fonderemo un’accademia: la priorità è preservare il know-how radicato a Bologna, perché buona parte della popolazione aziendale si sta avvicinando alla pensione e non possiamo permetterci di disperdere questo patrimonio unico e la loro incredibile maestria”.

Sempre nella città delle Due Torri?

“Sì. Avrà l’obiettivo di formare le persone che poi lavoreranno nel mondo della corsetteria e della lingerie”.

Dopo anni di tempesta, si apre ora un nuovo capitolo. Che aria si respira in questo momento tra i dipendenti?

“C’è tanta energia. Sono persone che sono state in cassa integrazione per tre anni, l’azienda ha riaperto le porte meno di un anno fa e ci sono ancora tante cose da mettere a punto: eppure il clima è estremamente propositivo. Spesso, la mattina, mi piace condividere del tempo con loro per imparare”.

Lei vanta un percorso in realtà del calibro di Gucci e Valentino, soltanto per fare alcuni esempi. Quale bagaglio di competenze porta ora con sé per guidare il nuovo corso di La Perla?

“Mi sono formato all’interno di imprese italiane di grande successo. Il mio primo lavoro era da Costume National, mentre il periodo più lungo l’ho vissuto in Prada, circa otto anni. L’industria italiana mi ha insegnato tanto, ma c’è soprattutto una lezione che porto con me”.

Quale?

“Che il prodotto e la creatività stanno alla base di tutto: e in questa creatività rientra, come è naturale, anche la produzione”.

Cosa rappresenta oggi questa realtà?

“In poche parole? L’unica maison de couture di lingerie al mondo. Noi non abbiamo un competitor: ciò significa che c’è un vuoto di mercato da riempire, il che è un bene, ma anche una sfida, perché significa confrontasi con se stessi. Anche per questo mi piace ripercorrere le parole della fondatrice Ada Masotti, che ci ricordano come l’innovazione costante debba sempre essere il motore che ci tiene in vita”.

Guardando invece ai numeri, qual è il target di fatturato a cui puntate?

“Sulle cifre bisogna ancora aspettare: ci saranno aggiornamenti in futuro. Le novità, questo è certo, non mancheranno”.