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La polizia rimpatria una romena pericolosa


Intervista al Carlino: "La strada è stata il mio ufficio. Io da sempre al servizio dei cittadini, il rischio di infiltrazioni mafiose attratte dai fondi Pnrr c’è sempre. Serve un costante scambio di informazioni".

Intervista al Carlino: "La strada è stata il mio ufficio. Io da sempre al servizio dei cittadini, il rischio di infiltrazioni mafiose attratte dai fondi Pnrr c’è sempre. Serve un costante scambio di informazioni".

Intervista al Carlino: "La strada è stata il mio ufficio. Io da sempre al servizio dei cittadini, il rischio di infiltrazioni mafiose attratte dai fondi Pnrr c’è sempre. Serve un costante scambio di informazioni".

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Signor questore, è emozionato? "Sì, in particolare in riferimento al fatto che si chiude una esperienza professionale durata circa 40 anni. La Polizia è stata la mia vita, la mia famiglia, la strada il mio ufficio, sempre al servizio dei cittadini, dei giovanissimi, delle donne, degli anziani, dei più deboli e dei più fragili, perché il vero potere è il servizio e l’autorità si esercita servendo".

Cosa ha significato Ancona per lei? "Una sfida significativa per alzare il livello di percezione di sicurezza attraverso la prossimità, l’ascolto e la vicinanza, quella che io chiamo ‘sicurezza di relazione’, all’insegna del dialogo, dell’ascolto e del coinvolgimento delle comunità, in particolare attraverso lo strumento dei poliziotti di prossimità. Atteso che, per quanto concerne la delittuosità rilevata, siamo tra le ultime province d’Italia".

Quali sono state le situazioni che le hanno dato maggiori soddisfazioni professionali? "Nel corso del mio incarico sono state fronteggiate diverse sfide: dalle cosiddette baby gang nell’ambito della devianza giovanile, al fenomeno della ‘mala movida’, e poi la sicurezza nei quartieri, in particolare il Piano. Sul fronte dell’ordine pubblico sono tante le manifestazioni sportive e politiche a rischio che sono state gestite, tra tutte il G7 Salute. La riuscita dei servizi è stata possibile solo grazie alla presenza di un’ottima squadra della sicurezza coordinata dalla Prefettura. Nelle diverse centinaia di manifestazioni non si è mai verificata alcuna turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica".

Secondo lei Ancona può definirsi una città sicura? "Assolutamente sì. Dobbiamo continuare a lavorare sulla percezione di sicurezza, che rappresenta il termometro della tranquillità e della serenità della collettività".

Esistono sacche di degrado tali da poter mutare in criminalità diffusa? "Alcuni quartieri richiedono più sicurezza urbana, riferita alla vivibilità e al decoro urbano con conseguenti interventi di integrazione e riqualificazione".

È noto che gli anconetani siano diffidenti con chi arriva da fuori. Lei che impressione ha avuto? "Ottima, non c’è stato nessun problema nelle relazioni, tanto sul piano istituzionale quanto su quello personale. In questi anni ho cercato di favorire il contatto diretto con i cittadini, cercando di essere il questore di tutti".

Ha avuto modo di toccare con mano anche le realtà della provincia: secondo lei c’è il rischio di una contaminazione esterna che possa portare disagio anche nei piccoli centri? "Non direi, o almeno al momento non esistono le condizioni per una contaminazione di questo genere".

Il lavoro dovrebbe essere una certezza, ma purtroppo al giorno d’oggi non lo è? E dove non c’è occupazione, c’è il rischio che la criminalità ne approfitti. È possibile anche nella nostra provincia? "Allo stato non vi sono segnali in questa direzione. È tuttavia sempre presente il rischio di infiltrazioni mafiose attratte dai finanziamenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e da quelli impegnati per la ricostruzione conseguente agli eventi sismici del 2016. È necessario pertanto un corretto, coordinato e globale scambio di informazioni che consentano un’analisi predittiva di scenario in grado di anticipare i rischi legati alla minaccia".

Nella rubrica che abbiamo portato avanti con la Questura abbiamo trattato molti argomenti, soprattutto le misure di prevenzione di cui lei ha avuto un buon uso. Sono efficaci? "Sì, ritengo che le misure di prevenzione siano strumenti particolarmente efficaci ed efficienti, proprio perché consentono un intervento tempestivo e immediato, prima che la condotta illecita possa reiterarsi o produrre ulteriori conseguenze. Dal 2022 al 2026 sono oltre 2.200 le misure di prevenzione emesse, a testimonianza della concretezza di questo strumento e della sua capacità di intervenire per impedire la recidiva. È una realtà ormai fondamentale nell’attività di prevenzione e di tutela della sicurezza, che affianca l’attività investigativa tradizionale con strumenti capaci di intervenire ante delictum. È questa la strategia della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, volta a valorizzare l’efficacia degli strumenti di prevenzione, con indirizzi e indicazioni operative che aiutano gli uffici territoriali a utilizzare al meglio questi strumenti e a rendere l’azione di prevenzione sempre più tempestiva ed efficace".

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