
di Giuseppe MARTELLA
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venerdì 7 agosto 2026, 06:57 - Ultimo aggiornamento: 08:21
Sono 24 le vittime sul lavoro in Puglia nel primo semestre dell’anno. Numeri drammatici che non tengono in conto i lavoratori pugliesi morti durante il servizio nelle ultime settimane e che posiziona la regione in “zona rossa”, quella con un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale su milione di occupati.
Seppure un poco migliori rispetto a quelli dello stesso periodo del 2025, questi dati poco confortanti vengono fuori dalla elaborazione dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente di Vega Engineering sui dati Inail. Dal primo gennaio al 30 giugno scorsi in Italia sono stati in tutto 482 i morti sul lavoro, 350 dei quali nel corso dell’orario lavorativo e i rimanenti 132 registrati come episodi in itinere, ossia durante il viaggio da e verso il luogo dell’impiego. Nello stesso periodo del 2025 si erano registrati 502 decessi complessivi, di cui 362 in occasione di lavoro. Il confronto evidenzia quindi, nei primi sei mesi del 2026, una diminuzione del 4% delle vittime complessive e del 3,3% delle vittime avvenute in occasione di lavoro. In diminuzione anche gli infortuni mortali in itinere, che passano da 140 a 132 casi (-5,7%). Nella “zona rossa” del primo semestre 2026, la Puglia ha un indice di incidenza pari al 18,5%, la medesima percentuale dell’Umbria, ed è preceduta soltanto da Calabria (24,9%), Liguria (20,0%), Sicilia (19,5) e Campania (18,7%).
L’indice di incidenza nazionale degli infortuni mortali per milione di occupati calcolata nel periodo gennaio-giugno 2026 si attesta a 14,5 vittime per milione di occupati, in calo rispetto al valore di 15,1 registrato nello stesso periodo dell’anno passato.
I 24 decessi sui luoghi di lavoro verificatisi in Puglia tra il primo gennaio e il 30 giugno rappresentano il 6,9% dei 350 avvenuti sul territorio nazionale, non tenendo dunque conto dei 132 occorsi in itinere, e si sono verificati su un numero di occupati annuali che lungo tutta la regione superano di 314 unità quota 1,3 milioni.
Il report elaborato da Vega Engineering calcola anche l’incidenza degli incidenti mortali al lavoro per singola provincia con riferimento ai primi sei mesi dell’anno. Nella graduatoria che viene fuori, un drammatico terzo posto ai vertici della “zona rossa” è occupato dalla provincia di Taranto che ha avuto nel periodo preso in esame sei morti di lavoratori, con un tasso di incidenza pari al 42,4% sui 141.476 occupati. Nono posto e pure “zona rossa” per Foggia: sei morti sul lavoro, indice di incidenza che si attesta al 30,8% rispetto ai poco meno di 195mila lavoratori registrati. Ai vertici della zona arancione, quella con una incidenza compresa tra il 100% e il 125% rispetto alle medie nazionale, la 37esima posizione generale della Bat: sono due i decessi registrati nei primi sei mesi 2026, con un tasso percentuale del 17,8%. L’incidenza cala ancora e si attesta al 15,5% pur sempre in zona arancione e 42esimo posto assoluto per la provincia di Brindisi: nel periodo considerato dalla elaborazione dei dati Inail, sono stati due gli incidenti mortali accaduti a lavoratori. Una posizione più in giù si attesta invece la provincia di Bari che pure ha fatto registrare sette decessi, il numero più alto tra le province pugliesi, dal primo dell’anno sino al 30 giugno ma registra un’incidenza del 15,3% sui quasi 460mila occupati registrati nello stesso periodo. Un solo morto sui luoghi di lavoro era stato registrato nel primo semestre dell’anno in provincia di Lecce, territorio nel quale nelle ultime settimane si è avuta la morte di due operai. E così l’elaborazione di Vega Engineering al 30 giugno l’ha posizionata all’80esimo posto in coda alla “zona bianca”, ossia con una incidenza inferiore al 75% rispetto alla media nazionale, e un valore del 3,8% calcolato rispetto agli oltre 265mila occupati.
Tornando alle cifre a carattere nazionale messe in luce dal report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering sui dati Inail, delle 350 morti sui luoghi lavorativi 324 uomini e 26 donne. Rispetto alla nazionalità, 254 sono lavoratori italiani e 96 stranieri il cui indice di incidenza, anche questo mese, risulta più del triplo: 37,1 contro 11,8 degli italiani. La fascia d’età più colpita in valore assoluto è quella tra i 55 e i 64 anni, con 128 vittime pari al 36,6% del totale, seguita dalla fascia 45-54 anni con 91 casi. Il primo semestre conferma come settore più critico quello delle costruzioni con 59 vittime in occasione di lavoro, pari al 16,9% del totale, seguito da trasporto e magazzinaggio con 47 casi e da attività manifatturiere con 41 casi.
Passando a considerare invece gli infortuni non mortali sul lavoro, tra il primo gennaio e il 30 giugno, il rapporto elaborato attraverso i dati ufficiali di Inail conta un totale di 315.452 con una variazione pari al più 5,5% del primo semestre 2025 quando gli episodi infortunistici furono invece 299.130. Degli oltre 315mila infortuni complessivi, 264.890 si sono verificati in occasione di lavoro, i rimanenti 50.562 in itinere verso o di ritorno dal luogo lavorativo. I lavoratori più colpiti sono quelli in età compresa tra 45 e 54 con oltre 64200 casi, seguiti da quelli ancora più anziani (55- 64 anni) che di infortuni ne hanno avuti in totale 57.178, e dai giovani occupati di età compresa tra 25 e 34 anni con 52.911 casi registrati.
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