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Pubblicato il 20 Luglio 2026 ore 19:00
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I regolamenti di F1 introdotti nel 2026 sono stati finora un flop su più livelli. Anzitutto sul piano concettuale, perché già nel 2027 saranno applicati correttivi che porteranno il bilanciamento tra endotermico ed elettrico dall’attuale 53%-47% a un più razionale 60-40. Sul piano della trasparenza, ha suscitato dubbi la gestione della FIA sul primo gettone ADUO, che ha decretato il Red Bull-Ford come il motore endotermico di riferimento (malgrado la forza evidente della power unit Mercedes): la Federazione non ha fornito alcuna graduatoria tra i produttori di motori, né comunicati o chiarimenti ai media. E anche sul piano sportivo, alla rivoluzione tecnica non sono seguite rivoluzioni nelle gerarchie in griglia.
Si può dire che in F1 sia cambiato tutto tranne chi si gioca le vittorie. I migliori quattro team del 2025 compongono ancora la top-4 del 2026. Anzi, la forbice si è allargata molto: nei primi 10 GP Mercedes, Ferrari, Red Bull e McLaren hanno sommato 29 podi su 30. L’eccezione è rappresentata da Pierre Gasly a Monte-Carlo, podio peraltro fortunosissimo e reso possibile da un errore di calcolo della FOM che difatti falsò l’esito del GP.
Se si allarga il discorso alle top-5 la sostanza non cambia: oltre al podio di Gasly, c’è da registrare il quinto posto di Oliver Bearman nel GP di Cina; anche in questo caso, si tratta di un contesto particolare, in quanto a Shanghai le McLaren non partirono e Max Verstappen si ritirò.
Insomma, le squadre più strutturate hanno affrontato meglio la rivoluzione regolamentare. Dinamica prevedibile ma solo entro certi limiti: accadde anche nel 2022, ma alla decima gara furono ben quattro i team a inserirsi in top-5 almeno in un’occasione (l’Alfa Romeo con Valtteri Bottas, la Haas con Kevin Magnussen, l’AlphaTauri con Pierre Gasly e l’Alpine con Fernando Alonso). A far saltare il banco avrebbe dovuto essere l’Aston Martin, ma il clamoroso flop della squadra di Lawrence Stroll ha spianato la strada ai big. E anche se a Budapest arrivassero miglioramenti sostanziali, sarebbe difficile immaginarsi un Alonso subito a ridosso dei migliori: un passo avanti di 3″, che avrebbe già del clamoroso, consentirebbe allo spagnolo di lottare per la 6ª-7ª fila, nulla di più.