Incredibilmente si è divertito con le richieste di Siani di parlare in napoletano. Magari, come tutte le persone timide, aveva solo bisogno di essere coinvolto.

Kevin De Bruyne of SSC Napoli and Giovanni Di Lorenzo of SSC Napoli celebrate after scoring a second goal in the soccer match between US Sassuolo Calcio and SSC Napoli, MD1 of the Serie A Enilive Italian soccer championship 2025/2026 at Mapei Stadium in Reggio Emilia, Italy, on August 23, 2025. (Photo by Roberto Tommasini/NurPhoto) (Photo by Roberto Tommasini / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Già il fatto che si sia tagliato la parte finale delle sue vacanze per essere presente, pur non essendo tenuto a farlo, la dice lunga. Ma ieri Kevin De Bruyne ha fatto anche qualcosa in più: ha regalato, forse per la prima volta, sorrisi radianti di felicità davanti a una città che, vuoi per conformazione, vuoi per quella innata necessità di far sì che tutti possano apprezzarla e sentirsi a proprio agio, ha bisogno di questi segnali come un assetato nel deserto ha bisogno dell’acqua.
E forse King Kev, per la prima volta, è sembrato davvero immerso nel contesto cittadino, giusto o sbagliato che sia. L’umore di squadra e città si influenzano a vicenda, sono legati da qualcosa di sanguigno, profondo. Sorridi tu e sorrido io, come se a volte bastasse semplicemente essere partecipi dello stato d’animo di ogni cardo e di ogni decumano per essere apprezzati fino in fondo.
Nessun giudizio, solo una semplice constatazione. Capire questo è il primo gigantesco passo per essere in sintonia con un contesto così umorale.

Intervenuto sul palco allestito in piazza del Plebiscito in occasione dei festeggiamenti per il centenario azzurro, King Kev, incalzato da Siani a parlare in napoletano (la richiesta è ahinoi una tassa da pagare) , ha regalato quei rari sorrisi colmi d’imbarazzo che chiunque abbia conosciuto una persona timida non faticherà a riconoscere. Sono sorrisi che quasi si vergognano di essere tali.
Eppure eccolo qui, il momento fatidico: “Guagliù, tutto a posto”, e poi, parlando di McTominay: “McFratm”. Inutile dirlo: il delirio.
Sì, è assurdo che una città richieda ancora oggi una sorta di pegno o tributo di napoletanità. Ma come si cambia questo Dna? Alla fine anche De Bruyne si è dovuto adeguare e, non fraintendeteci, non sembra affatto averlo fatto a malincuore, anzi.
Tolto l’infortunio, Napoli e King Kev hanno fatto fatica a capirsi quest’anno (vedasi tutte le polemiche sui pochi post di De Bruyne sul Napoli, quelle sì che sono sciocchezze), ma adesso forse, per la prima volta, le due componenti sembrano essere perfettamente in sintonia, come un pezzo di puzzle che finalmente trova il suo posto. E un Kevin De Bruyne sintonizzato sulle frequenze giuste, beh, chi è che non lo vorrebbe?

Come accennato, probabilmente la questione era molto più semplice del previsto: Kevin ha una timidezza innata, spesso sottolineata dallo stesso calciatore durante le interviste, ripercorrendo le difficoltà incontrate a causa del suo carattere taciturno.
Ma la timidezza non può e non deve essere derubricata a problema: è una caratteristica, come il colore dei capelli o la forma del naso e degli occhi. Ce l’hai e basta. E, anzi, rende quei momenti in cui riesci a sentirti coinvolto di una bellezza abbacinante.
Ecco: coinvolgere. Alla fine, il belga aveva bisogno di questo, e solo di questo: essere coinvolto, sentirsi coinvolto. E in quanto a capacità di coinvolgere, qui riuscirebbero a trascinare persino un monaco di clausura. Questo ovviamente non significa che il belga debba cambiare da un giorno all’altro: sarebbe impossibile, oltre che ingiusto, chiederglielo. Ma aver compreso meglio il contesto in cui si trova, così diverso da Manchester, può essere solo un bene.
Che dire, magari questo appena trascorso era proprio un periodo di prova.
King Kev, che sia di buon auspicio: abbiamo una storia potenzialmente bellissima da raccontare. Sarebbe un peccato lasciarla a metà.