okayduckyachtclub.xyz

La sfida del nuovo dormitorio: "Vogliamo integrare i senza tetto con le famiglie del quartiere"


Google

Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su Google

Seguici

Ancora non è stata definita con precisione la data di apertura del nuovo centro di accoglienza notturna per le persone senza fissa dimora che troverà sede nell’ex scuola di Porta Fiume, in via Mura Porta Fiume, nel quartiere di San Domenico, questione di mesi. Ma è data per imminente, entro la fine dell’estate.

Il servizio lascerà così l’attuale collocazione di piazzetta Ravaglia, dove era stato trasferito temporaneamente dopo l’avvio dei lavori di riqualificazione di palazzo Roverella. Proprio il nuovo Roverella avrebbe dovuto ospitare la sede definitiva del centro di accoglienza notturno secondo il progetto originario, che prevedeva addirittura camere singole con bagno privato. Successivamente il piano è stato modificato e gli spazi sono stati destinati alla realizzazione di uno studentato, rendendo necessario individuare una nuova sede stabile nella ex scuola di Porta Fiume.

Il primo centro di accoglienza notturno in città per i senza casa venne attivato in via sperimentale nel 2011. Nel tempo le presenze sono aumentate, di nati all’estero e italiani, uomini soverchianti rispetto alle donne. L’amministrazione comunale e i partner stanno preparando il terreno attraverso un percorso di confronto con il territorio per accompagnare l’apertura della struttura.

Il consiglio di quartiere Centro Urbano ha incontrato i residenti di via Saffi dove si trova l’edificio e delle strade limitrofe insieme all’assessora ai Servizi per la persona e la Famiglia Carmelina Labruzzo, ai Servizi sociali dell’Unione Valle Savio e ai rappresentanti della cooperativa sociale Piazza Grande, che gestirà servizio e attività educative. "In queste settimane stiamo facendo un lavoro di condivisione con i residenti della zona – spiega l’assessora Labruzzo – perché l’obiettivo è realizzare un centro di accoglienza aperto, in sinergia con il quartiere e con gli spazi circostanti. Stiamo ragionando sulle attività che potranno coinvolgere il vicinato e le realtà del territorio affinché la struttura diventi parte integrante della comunità".

L’assessora tiene a rimarcare la continuità dell’impegno: non si tratta dell’apertura di un nuovo dormitorio, ma del trasferimento di un servizio già presente da anni in città. "L’utenza sarà la stessa che oggi viene accolta in piazzetta Ravaglia. Le persone sono seguite dagli operatori della cooperativa sociale all’interno di un percorso educativo. Non sarà un servizio per permanenze prolungate, ma un’accoglienza con un fisiologico turn over, costruita e gestita per accompagnare gli ospiti verso una maggiore autonomia. Da sempre ci guida questa filosofia".

La scelta di mantenere il centro nel cuore della città risponde a precise esigenze organizzative e sociali. "Come avviene in tutti i principali centri di accoglienza – prosegue Labruzzo – è fondamentale la vicinanza ai servizi essenziali: ospedale, centro di salute mentale, uffici comunali, mense e trasporto pubblico. Una collocazione periferica avrebbe creato difficoltà, le persone accolte al massimo dispongono di una bicicletta. Di fatto la struttura si sposta solo di qualche centinaio di metri rispetto all’attuale sede".

"Il nuovo centro sarà operativo tutto l’anno, dalle 20 alle 8 del mattino, con 22 posti letto ai quali si aggiungeranno tre posti destinati alle emergenze – spiega l’assessora Labruzzo –. Le camere saranno condivise, con servizi igienici comuni, in continuità con il modello dell’attuale struttura di piazzetta Ravaglia. Gli operatori di Piazza Grande lavoreranno con i Servizi sociali e l’Unità di Strada per costruire percorsi di inclusione, ascolto e reinserimento sociale".

Tra gli elementi qualificanti del progetto spicca l’apertura del centro al quartiere. Nelle precedenti ubicazioni non è stato esattamente così, si tratta di una svolta e una sfida ambiziosa e complessa. "Il giardino e gli spazi esterni – aggiunge l’assessora – potranno ospitare iniziative condivise con cittadini e associazioni. Nei prossimi giorni il confronto proseguirà con altre realtà, tra cui l’istituto Lugaresi, la comunità alloggio per anziani gestita da Mariangela Casali e l’associazione di Jiu Jitsu". La nobile parola d’ordine è fare squadra accanto ai senza casa.

© Riproduzione riservata