okayduckyachtclub.xyz

La sfida dem? Non perdere pezzi per strada


I riformisti Pd sono gente seria. Anche i supporter (maggioritari) di Elly Schlein. Ma siccome sono tutti seri, questo è un problema

La segretaria del Pd Elly Schlein alla Festa dell'Unità di Portici, Napoli, 26 Settembre 2026. ANSA/CESARE ABBATE

La segretaria del Pd Elly Schlein alla Festa dell'Unità di Portici, Napoli, 26 Settembre 2026. ANSA/CESARE ABBATE

Google

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google

Seguici

I riformisti Pd sono gente seria. Anche i supporter (maggioritari) di Elly Schlein. Ma siccome sono tutti seri, questo è un problema. "Prima il programma", dice la segretaria. Appunto. Quale? Quello pro-Put(in) e pro-Pal promosso da Conte, in salsa disarmista, con patrimoniale per dessert, e su cui il gruppo dirigente dem non sembra avere crisi di rigetto? O la trincea pro-Zel(ensky), filo-occidentale e liberaldemocratica dei Guerini, Delrio, Gori e del ritrovato Lotti?

È vero che in un grande partito convivono anime diverse, e prevale in genere la capacità di sintesi. Succedeva persino nel Pci, più di quanto (nulla) si sapesse dopo. Per trovare punti di incontro su temi così rilevanti e divisivi, allo stato si intravedono però solo due strade: eliminarli dal programma, riducendolo in pratica a una scatola vuota, oppure smussare tutti gli angoli con artifici verbali, forse troppo evidenti per non essere smascherati non solo dai politologi, ma anche dal cittadino medio. Più probabile che possa prendere corpo la seconda ipotesi. Ma è pure possibile che si arrivi al traguardo avendo perso per strada figure di rilievo e relativo elettorato. Nessuna scissione alla Vannacci, visto che Schlein si è ben guardata da prendere in casa un altro suo possibile killer; ma uno stillicidio forse è già iniziato, se per la prima volta il Pd è dato nei sondaggi sotto il 20%.

Si dirà: anche nel centrodestra faticheranno a trovare una quadra tra loro, ed eventualmente con il generale. Vero. Ma oggi parliamo di campo largo. E se il male è comune, non c’è motivo di rallegrarsi. Anzi. Una competizione tra coalizioni lacerate al proprio interno, con programmi dagli spigoli piallati per smussare le divergenze, sarebbe portatrice di ambiguità e instabilità. In un mondo in cui faticano i governi seri, figuriamoci quelli in cui moderati e riformisti dovessero cedere il passo agli estremismi. Di ogni colore.

© Riproduzione riservata