
di Antonio PORTOLANO
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lunedì 31 agosto 2026, 07:49
C’è una Vespa, prima ancora di un’azienda. Sopra, un ragazzo di poco più di vent’anni che parte da Taranto e punta verso Brindisi. Ha un mestiere nelle mani, voglia di lavorare. Quel ragazzo è Franco Gulli. E proprio da quei viaggi comincia la storia della prima azienda di ascensori nata a Brindisi, oggi diventata una delle realtà leader in Puglia e arrivata alla seconda generazione. A furia di cavalcare una Vespa, Franco Gulli è diventato anche Cavaliere della Repubblica. Ma tra le due immagini – il giovane sulla statale e l’imprenditore insignito dell’onorificenza – ci sono più di sessant’anni di lavoro conquistato piano dopo piano, cantiere dopo cantiere. A Brindisi arriva per la Montecatini. Ci sono decine di impianti da installare e lui il mestiere lo conosce già, imparato lavorando con il fratello a Taranto. «Avevamo un impegno di circa 50-60 impianti da montare». D’estate fa il pendolare in Vespa, d’inverno resta in città, ospite della famiglia Antonazzo. «I figli allora erano piccoli, oggi mi chiamano ancora zio Franco». Nel 1965 decide di fermarsi e fonda la sua azienda. Parte con due operai. È la prima impresa cittadina specializzata negli ascensori. Il momento è quello giusto: Brindisi cresce, l’edilizia accelera, i palazzi si alzano e con loro sale la domanda di impianti elevatori.
Tra i primi clienti ci sono l’impresa Protino e il geometra Rizzi, poi arriva Carparelli. «Prima del 1965 c’era poca costruzione. Poi fino agli anni Ottanta-Novanta abbiamo avuto il boom delle installazioni», racconta. Da due operai si passa a trenta dipendenti. Ma la crescita non è solo numerica. Gulli entra nei grandi stabilimenti e affronta lavori che poco hanno a che fare con il normale ascensore condominiale. Montecatini, Enel, impianti deflagranti e antiesplosione. «Quelli erano lavori molto complicati». Si lavora su corse di cento metri, cento e venti metri di altezza, perfino novanta metri sotto terra. È lì che una piccola attività tecnica diventa impresa. Da allora l’azienda non ha mai cambiato mestiere. Lo ha approfondito. Oggi IT.EL. Gulli segue progettazione, installazione, collaudo, manutenzione e ammodernamento di ascensori, montacarichi, piattaforme elevatrici, servoscala e scale mobili. «Siamo settoriali, non abbiamo diversificato». Gulli sceglie di restare dentro un settore e conoscerlo sempre meglio. In sessant’anni, però, quel settore è cambiato più volte pelle. Franco Gulli lo racconta con un’immagine: «Prima un quadro poteva essere grande due metri, oggi può essere 50 per 50 centimetri. È tutto fatto con schede e microprocessori». Le sale macchine si sono ridotte, la meccanica si è sposata con l’elettronica, i tecnici lavorano con dispositivi digitali, le chiamate arrivano sui palmari, gli interventi vengono registrati e i rapportini tornano in azienda in tempo reale. Adesso c’è l’intelligenza artificiale. «Stiamo iniziando a lavorarci». Ma il suo non è entusiasmo cieco. «Per me è ancora un punto interrogativo». Lo dice uno che di rivoluzioni tecnologiche ne ha viste molte e continua a credere nell’esperienza.
Per diventare davvero ascensorista, secondo Gulli, servono almeno dieci anni. «Il giovane va affiancato a un operaio anziano. Apprende, apprende, apprende». È così che si trasferisce il mestiere, guasto dopo guasto. Ed è questa una delle vere sfide della seconda generazione: non soltanto ereditare un’azienda, ma custodire un sapere costruito sul campo.
Oggi Salvatore Gulli è perito e responsabile tecnico, l'ingegnere Gabriella Gulli segue progetti e nuovi impianti, Roberta Gulli, avvocata e componente del Collegio dei Probiviri di Confindustria Brindisi, presidia l’area legale e il contenzioso; a completare il team Tiziana Gulli. Anche il mercato è cambiato. L’edilizia privata non corre più come negli anni del boom. Oggi, stima Gulli, circa il 70% dell’attività è legato al settore pubblico. IT.EL. Gulli lavora con enti, amministrazioni, università e strutture istituzionali tra Brindisi, Lecce, Taranto e Bari. Nei primi anni Duemila, quando Brindisi rallenta, la crisi viene affrontata allargando l’attività verso Lecce. «Mi sono ripreso economicamente». La stessa capacità di trovare soluzioni emerge in uno degli episodi più simbolici della sua carriera. A Palazzo Montenegro, residenza del prefetto di Brindisi Domenico Cuttaia, mancava un ascensore adeguato alle esigenze di un familiare. Gulli studia un intervento con un montacarichi e risolve il problema. Il prefetto gli dice: «Mi ricorderò di te». Il 27 dicembre 2011, durante la presidenza di Giorgio Napolitano, Franco Gulli viene nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Dalla Vespa al Cavalierato: l’immagine funziona, ma la parte più forte della storia è nel mezzo. È quando Gulli racconta che cosa significa davvero essere imprenditore. «Io a sessant’anni ho capito che cosa significa». Vuol dire pensare agli investimenti, alla produzione, all’aggiornamento, ma soprattutto alle persone. «Mantenere trenta famiglie non è uno scherzo».
Le crisi gli hanno insegnato un’altra regola: conservare nei periodi buoni per resistere in quelli difficili. «Quando c’è il tempo buono bisogna conservare. Poi, quando arriva il tempo magro, quello che hai conservato serve per tamponare le spese». E poi quella formula che ripete quasi come un comandamento: «Mai arrendersi». In oltre sessant’anni Franco Gulli stima di avere contribuito all’installazione di tre-quattromila impianti. Ma il numero di cui va più fiero è un altro: «In sessantacinque anni non ho avuto un contenzioso». Per lui il vero capitale è la fiducia. «I brindisini mi hanno voluto bene». Ed è per questo che la Vespa resta l’immagine più giusta. Prima dell’azienda, delle commesse pubbliche, dei microprocessori e dell’intelligenza artificiale, c’era un ragazzo che aveva deciso di muoversi, imparare, costruire. Oggi IT.EL. Gulli è alla seconda generazione e guarda a un mercato più tecnologico e complesso. Ma il principio di Franco Gulli è rimasto lo stesso di quando partiva da Taranto su due ruote: «Bisogna conoscere il mestiere ed essere corretti».
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