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La storia e il significato della seconda Flotilla, nel 2025 - Libri - Altre Proposte - Ansa.it


GLOBAL SUMUD FLOTILLA. LA STORIA SIETE VOI di Maria Elena Delia (Ponte alle Grazie; 304 pag.; 19euro)

Un anno fa, Agosto 2025, oltre 40 barche con equipaggi di 44 Paesi e carichi di aiuti umanitari, materiale medico, salparono da vari porti del Mediterraneo. La rotta era unica per tutti: Gaza; così come di tutti era l'intenzione di rompere il blocco israeliano che la assedia. Era la Global Sumud Flotilla: una azione "reale, collettiva, liberatoria", come viene descritta da Maria Elena Delia, autrice del libro che ricorda quell'esperienza nel libro "Global Sumud Flotilla".
    Un'esperienza che ripercorre la prima azione del genere, quella di Vittorio 'Vik' Arrigoni che il 24 Agosto 2008 con altri 39 attivisti internazionali, a bordo di due vecchi pescherecci greci "Free Gaza" e "Dignity", riuscì a sbarcare a Gaza. Arrigoni - che viveva a Gaza - sarebbe morto tre anni dopo, il 14 Aprile 2011, rapito e ucciso da un gruppo terrorista. Quel gesto dovette segnare una linea rossa per Israele perché la prima Flotilla (Freedom Flotilla) nel 2010, composta di sei navi, fu bloccata da abbordaggi delle forze speciali israeliane; uno di questi, sulla Mavi Marmara, si concluse con l'uccisione di dieci attivisti. Analogo risultato (ma senza morti) anche per le due flotille successive: quella del 2025 oggetto del libro, e l'ultima di pochi mesi fa, in primavera. Attaccate dalle forze navali israeliane, distrutte in acque internazionali e i loro occupanti malmenati, derisi, portati in carcere e torturati in un crescendo di violenza e crudeltà. Come hanno testimoniato i protagonisti, qualora non bastassero i video del ministro Itamar Ben-Gvir che accusa i pacifisti - in ginocchio a terra e con le fascette ai polsi - di essere terroristi e li ridicolizza.
    Maria Elena Delia, attivista e portavoce della Flotilla, nel libro racconta come nasce l'idea della seconda spedizione, tratteggia i componenti dell' equipaggio della missione, tra i quali Thiago Avila, la raccolta di materiale umanitario da portare, la generosità di tanti donatori e la partecipazione di massa alle manifestazioni in Italia a favore dei palestinesi.
    Come se ci fosse un'altra Italia, silenziosa perché non trova megafoni per far sentire la sua voce, orfana di leader, ma che a qualunque chiamata si fa trovare pronta. Pacificamente.
    Delia parte con la Flotilla e racconta il viaggio, la paura dei droni di notte fino allo scontro con l'apparato repressivo israeliano che lei non vivrà perché scenderà prima per rientrare in Italia. "Il punto è capire dove posso essere più utile", dice ai suoi compagni di viaggio sorpresi dalla decisione improvvisa di scendere e proprio la missione è già arrivata in acque greche. "Forse lì (in Italia, ndr) posso fare qualcosa che da qui non riesco a fare". A Koufonissi (Grecia) scenderanno anche altri, per legittima paura o per tornare al lavoro o altre cause.
    Il libro ha la prefazione di Ilan Pappé, storico e politologo israeliano autore, tra l'altro, de "La pulizia etnica della Palestina". Le sue parole sono chiare: "Assieme alle manifestazioni di solidarietà con i palestinesi, che in tutto il mondo hanno portato in piazza milioni di persone, la Global Sumud Flotilla è stata la più forte indicazione del rifiuto universale del silenzio, di fronte a un genocidio trasmesso in tv". 
   

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