Al processo di Zorzi, imputato come presunto esecutore materiale della strage, parla il professore indicato come ideologo dei neri: notizie infondate

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Brescia, 23 settembre 2026 - Alcuni lo hanno indicato come un ideologo dei “neri“, un capo, il fondatore a Verona della setta Ananda Marga. Lui ha scrollato le spalle. “Notizie infondate”. Sicuramente era un intellettuale di riferimento della destra negli anni ‘70 in Veneto, e non solo. Ma il prof. Francesco Barbarani, all’epoca docente universitario di Storia economica a Verona, delle derive violente del movimento e delle teste calde che si diedero allo stragismo sostiene di non averne mai sentito parlare, se non dai giornali. Roberto Zorzi? “Mai conosciuto”. Marco Toffaloni? “Idem”. Carlo Maria Maggi? “Mai incrociato”. Così almeno ha ripetuto ieri in Assise al processo per la strage di piazza Loggia, di cui è imputato come presunto esecutore materiale il veronese Roberto Zorzi.
Teste della difesa, il prof. oggi 84enne ha dichiarato di non essersi “mai reso conto vi fosse in atto una deriva violenta, né una spaccatura in ON tra intellettuali e radicali. Non c’è stata un teorizzazione della violenza, casomai potrebbe esserci stata una violenza reattiva o legata a ragioni pratiche, ma non giustificata a livello politico. Non so chi avrebbe potuto teorizzarla e personificarla”.
Eppure la vicinanza agli ambienti di estrema destra era stretta. In tasca un brevetto da parà, civile e militare, Barbarani frequentava il campo di lancio a Mantova di Roberto Besutti, la palestra di karate di via Sabotino a Verona di Elio Massagrande, praticava tiro con l’arco e kendo.
Simpatizzava per il Giappone, l’Oriente, l’esoterismo, Julius Evola. Frequentava la libreria Ezzelino di Padova. Un concentrato di tratti distintivi degli ordinovisti, sul ciglio dell’eversione. Ma il prof prende le distanze: “Le mie frequentazioni con ON erano basate solo su interessi culturali e sportivi, non mi interessava la politica, non ho mai votato in vita mia. Discussioni interne comunque non ne ho mai percepite”. Era però amico intimo del leader Massagrande, “un moderato con un forte senso etico - ha garantito -. Lo dissi a Giraudo quando insinuava partecipasse alla strategia delle stragi: non si sarebbe mai sognato di sostenere azioni riprovevoli”. Ricercato per ricostituzione del partito fascista, Massagrande nel ‘73 si rifugiò nella Grecia dei colonnelli. A portargli dall’Italia un carico di abiti per i figli, nel baule della famosa Dyane azzurrina che per l’accusa fu in uso anche all’imputato, fu Barbarani (“La ritirai a Roma da un ragazzo sconosciuto, la macchina fu bloccata in frontiera”). E il prof. andò a trovarlo pure in Paraguay, durante la latitanza.
Coperture atlantiche? “ON non aveva simpatie per gli americani. Non credo che Massagrande le avesse, altrimenti se la sarebbe cavata meglio”. Mai sentito di contatti militari tra i neri e la Ftase? “Non mi risulta, al massimo saranno stati di singoli individui”.
Prossima udienza l’8 ottobre. Attesa la deposizione di Lady Golpe Donatella Di Rosa, prevista ieri ma slittata per legittimo impedimento. La Corte dovrà decidere se acquisire documenti controversi e “scottanti“ prodotti dalla teste della difesa.
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