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La tradizione si fa narrazione identitaria - Campania - Ansa.it


Non una semplice cena di gala, ma un vero e proprio manifesto gastronomico quello andato in scena presso Tenuta Villa Guerra. L'evento, ispirato al Regno delle Due Sicilie, ha dimostrato come la cucina possa smettere i panni della pura estetica "gourmet" per tornare a essere un linguaggio vivo, capace di raccontare la storia e l'anima di un territorio.
In una cornice intrisa di eredità settecentesca, la serata ha celebrato l'incontro tra Campania e Sicilia, territori storicamente definiti "al di qua e al di là del Faro di Messina". L'obiettivo dichiarato è stato il riscatto dei sapori autentici, portando in tavola piatti emblematici che abbracciano la memoria storica e la verità delle materie prime.
Il percorso gastronomico, ideato dallo Chef Antonio la Cava, ha tracciato un ponte ideale tra il Vesuvio e le terre siciliane.
Dalla freschezza della zuppetta di zucchine con crudo di gamberi alla ricciola marinata, arricchita dai profumi di arancia arrosto e capperi che richiamano immediatamente le insalate tipiche della gastronomia isolana.
Il momento più identitario della serata è stato rappresentato dalla Pasta mista, totani e patate, un grandissimo classico della tradizione povera e marinara campana che, lungi dal voler impressionare con artifici, ha rivendicato il valore della cucina di casa elevata a esperienza culturale.
Il racconto è stato sostenuto da un dialogo enologico d'eccezione - curato dal sommelier della struttura, Salvatore Maresca, e dalla Food & Wine Consultant Simona Cacopardo - che ha visto protagoniste le cantine Tenuta Scuotto, rappresentata da Adolfo Scuotto, e la siciliana Intorcia, rappresentata da Francesco Intorcia. Il viaggio sensoriale è iniziato con il Marsala Tonic, per proseguire con i bianchi campani come il Fiano (2024) e l'Oinì, alternati alle etichette siciliane Vigne Mie e Vigna Rara. Il Marsala, vino liquoroso siciliano per eccellenza, ha aperto e chiuso il sipario della serata, confermandosi testimone liquido di una storia comune.
Il culmine della narrazione è stato raggiunto con il dessert, firmato dal Pastry Chef nonché proprietario della struttura, Antonio Confuorto. Ad anticiparlo, come un raffinato pre-dessert, è stata servita la tradizionale brioche con il tuppo, farcita con gelato al blu di bufala e gelsi sciroppati: un omaggio alla più autentica cultura del gelato siciliano, riletta attraverso una delle più rappresentative eccellenze casearie campane. Un passaggio che ha preparato il palato al gran finale, rappresentando già di per sé l'incontro tra le due sponde del Regno. Il dolce conclusivo è diventato poi il vero simbolo dell'unione delle "Due Sicilie": il cannolo siciliano con ricotta ha incontrato l'albicocca pellecchiella, eccellenza del territorio vesuviano. In un solo morso, la cialda e la ricotta siciliani si sono fusi con il frutto più rappresentativo delle pendici del Vesuvio, sigillando un'alleanza fondata sulla terra e sul sole.
L'evento ha confermato che la vera innovazione risiede oggi nel coraggio di tornare alla terra. L'autenticità del Vesuvio è diventata così il punto di partenza per dimostrare che l'eleganza a tavola non è data dalla complessità tecnica, ma dalla capacità di un piatto di evocare un ricordo, un'appartenenza e una tradizione secolare.
In un'epoca di cucina globale, il Regno delle Due Sicilie è tornato a vivere a Torre del Greco come un modello di resistenza gastronomica: una cucina che, prima di nutrire il corpo, parla al cuore e alla memoria di chi la assaggia.

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