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Lavitola arrestato per l'attentato a Ranucci, è accusato di essere il mandante: contestato il metodo mafioso. Caccia a Tavares «latitante in Africa»


Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, è stato arrestato e portato in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell'ottobre scorso a Pomezia vicino Roma.

Accusato di essere il mandante

La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell'ambito dell'indagine della Procura - coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi - in cui si contesta anche il metodo mafioso. L'arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo. Secono quanto scrive il gip di Roma l'attentato a Sigfrido Ranucci è «stato commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell'arrestato «in ambito politico». «Se infatti lo scopo era quello di favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato - si legge -, è indubbio che nella ideazione dell'indagato, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista».

Le indagini e l'arresto

L’ex editore e imprenditore era stato perquisito lo scorso 4 luglio dai carabinieri del Nucleo Investigativo che oggi hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip della Capitale. L’ipotesi degli inquirenti, che lo scorso 8 luglio lo hanno convocato in procura dove si è avvalso della facoltà di non rispondere rendendo dichiarazioni spontanee, è che sia il mandante dell’attentato dinamitardo.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

Ordinanza anche per Tavares

Il gip di Roma ha emesso un mandato di arresto, contestualmente alla misura cautelare per Valter Lavitola, nei confronti del cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, accusato dai pm di Roma di avere partecipato al progetto all'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. L'uomo è attualmente latitante e si troverebbe in Africa.

Secondo l'accusa, Gomes sarebbe stato l'intermediario tra Lavitola e la banda - composta da quattro persone - che materialmente ha compiuto l'azione dinamitarda il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia, centro vicino Roma.

La ricostruzione dell'ordinanza

La custodia cautelare in carcere è stata disposta dal giudice su richiesta della Direzione distrettuale antimafia per concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, con l'aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Valter Lavitola è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Tavares Gomes Clesio di individuare i soggetti in grado di reperire l'esplosivo e di compiere l'attentato davanti alla casa del giornalista.

Inoltre, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025. Tavares avrebbe fatto da raccordo operativo per conto di Lavitola, avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l'auto del suocero.

Il quadro è stato ricostruito su una serie di risultanze derivate dall'analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle nell'area dell'attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall'esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati, che hanno smentito i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi. 

Il legale di Ranucci: "Fondamentale capire il movente dell'attentato"

«L'arresto di Walter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione». Lo afferma l'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. «Mentre per l'Autorità Giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta», aggiunge.