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Dopo anni di progetti, promesse e dibattiti qualcosa sembra finalmente muoversi nella ‘foresta pietrificata’ delle infrastrutture bolognesi. In due settimane, infatti, sono arrivati a dama gli accordi per due opere ferme da un decennio abbondante (leggasi il Passante e il nuovo stadio del Bologna), mentre di un’altra (la Unipol Hall dove dal prossimo autunno giocherà la Virtus, tra le altre cose) la città ha potuto apprezzare l’avanzato stato di lavorazione. Non poco per un territorio che, pur essendo il centro nevralgico della mobilità nazionale, nei suoi connotati infrastrutturali di fondo è fermo dagli anni ‘60, e in cui l’unica grande opera realizzata negli ultimi venti anni è stata la stazione dell’Alta Velocità.
Ormai assuefatti a rendering che raramente si trasformavano in realtà, anche l’accelerazione su un Passante in formato ridotto è una buona notizia, così come la scelta chiara di Bologna e Comune per un nuovo impianto (purché al Dall’Ara venga assicurato un futuro in linea con la sua storia e con le esigenze della città). Ora manca solo la parte più importante, ossia passare dalle parole alle ruspe. Nel caso dello stadio in zona Fiera la fiducia è alta: difficile che l’expo e il club di Joey Saputo si siano mossi in questo modo senza avere prima preparato per bene il terreno – soprattutto dal punto di vista finanziario – per partire in tempi rapidi con i lavori.
Per quanto riguarda il Passante, il discorso cambia un po’, memori anche delle vicissitudini degli ultimi anni, dal progetto bloccato dal governo gialloverde nel 2019 al ‘cantiere zero’ aperto nel 2022-23 e poi mai portato a diventare ‘uno’, ‘due’ e via discorrendo. Ma visto che del dossier fanno parte anche altri interventi, ovvero l’ampliamento di A13 e A14, la speranza è che questa sia la volta buona.
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