Un’analisi della compagnia Allianz ha valutato le perdite patite da trenta nazioni europee per via delle ondate di caldo estremo vissute in estate.
Un termometro segna 39 gradi a Lisbona, in Portogallo, durante un'ondata di caldo estremo © Horacio Villalobos#Corbis/Getty Images
Le ondate di caldo estremo che hanno colpito a ripetizione l’Europa a partire dalla fine di maggio, provocando la morte di almeno 32mila persone, comporteranno perdite molto, molto elevate dal punto di vista economico. Il calcolo è stato effettuato dalla compagnia d’assicurazione Allianz, secondo la quale il costo complessivo è stimato in 113 miliardi di euro. Ed è proprio l’Italia la nazione che pagherà il conto più caro.
Secondo l’analisi, infatti, sul nostro paese grava il carico più pesante, pari a 27,8 miliardi di euro. Al secondo posto figura invece la Germania, con 25 miliardi, seguita dalla Francia con 20,1 miliardi. Considerando anche il Belgio (9,4 miliardi) e i Paesi Bassi (9,2 miliardi) queste cinque nazioni coprono assieme l’81 per cento del costo totale.
I 113 miliardi di euro si riferiscono invece a un totale di trenta paesi europei, per i quali il costo è dunque pari a quasi mezzo punto percentuale dei loro Pil cumulati (con alcune punte, come nel caso di Cipro, dell’1,74 per cento). Ed è anche pari a circa il 60 per cento di tutte le perdite per fenomeni meteorologici estremi.
L’analisi di Allianz ricorda che in Europa settentrionale e orientale si sono registrate alcune delle anomalie termiche più elevate, con la Norvegia in testa a +3,74 gradi centigradi (rispetto a una media globale di +1,38 gradi). “Il caldo può ridurre le produzioni, anche nel caso in cui non ci siano danni visibili”, sottolinea il rapporto. Che mette in guardia già per il 2027: “È probabile che anche il prossimo anno sia caratterizzato da temperature estremamente elevate e che risulti uno dei più caldi mai registrati”.

Il prossimo futuro sarà inoltre segnato dalla presenza di El Niño, fenomeno climatico ciclico, che consiste in un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale, e che si annuncia come ormai noto di intensità straordinaria, tanto da essere stato già battezzato un “super-El Niño”. Il suo apice, come indicato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), è previsto per la fine dell’anno in corso, e gli impatti cominciano già a farsi sentire in numerose regioni del mondo.
Secondo Allianz, il fenomeno “potrebbe costare al mondo 451 miliardi di dollari, con la maggior parte dei danni concentrati nel 2027″. In particolare, l’analisi della compagnia d’assicurazione spiega che il grosso delle perdite sarà concentrato in Cina, Stati Uniti e India (quasi il 60 per cento), con rispettivamente 147, 91 e 50 miliardi di dollari. Mentre in termini di perdita di Prodotto interno lordo a patire le conseguenze peggiori saranno la Corea del Sud e l’Indonesia, con cali proporzionalmente dello 0,51 e allo 0,41 per cento. Più contenuto l’impatto nei ventisette paesi membri dell’Unione europea, che complessivamente perderanno 24 miliardi di dollari.

A preoccupare è infine il fatto che ondate di siccità e inondazioni che, in diverse regioni del mondo, saranno provocate o esacerbate da El Niño, imporranno gravi impatti sui sistemi agricoli di numerose nazioni. Ciò si riverbererà con ogni probabilità sui prezzi globali di molte materie prime alimentari, gravando sul potere d’acquisto delle famiglie, anche in Europa.
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