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Lecce sfida le grandi per Euro 2032: il dossier alla Figc


Più di cento pagine per dare forma a un sogno che fino a pochi mesi fa sembrava quasi proibito: portare a Lecce gli Europei di calcio. Cento e più pagine di numeri, progetti, mappe, servizi e infrastrutture per dimostrare che il capoluogo e il Salento possono giocare la partita più ambiziosa, quella che vale un posto sul palcoscenico di Euro 2032. Dentro c’è tutto: il “Via del Mare”, la sicurezza, la mobilità e i collegamenti, gli alberghi, i centri di allenamento, le fan zone. E c’è la scommessa di un intero territorio che adesso prova a misurarsi con le grandi città italiane. Il dossier è partito venerdì sera, sul filo della scadenza fissata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc). L’ultimo atto, almeno per ora, di una corsa cominciata appena cinque mesi fa e condotta in gran parte lontano dai riflettori. Con quell’invio Lecce ha messo nero su bianco tutte le sue carte ed è ufficialmente in corsa per ospitare alcune gare dei Campionati europei del 2032, organizzati tra Italia e Turchia, insieme ad altre 12 città italiane. Una sfida difficile, forse la più ambiziosa mai lanciata dal territorio sul fronte sportivo.
Il primo passo risale allo scorso aprile, quando il presidente dell’Unione Sportiva Lecce, Saverio Sticchi Damiani, lanciò l’idea al sindaco Adriana Poli Bortone e al vicesindaco Roberto Giordano Anguilla, forte anche dei lavori al “Via del Mare” ottenuti grazie ai Giochi del Mediterraneo. Da lì la corsa ha accelerato. Il 17 giugno, nella sede del Mit, alla presenza del ministro Matteo Salvini, del commissario straordinario per gli Stadi Massimo Sessa, del presidente della Commissione Sport e Cultura del Senato Roberto Marti e dello stesso Sticchi Damiani, l’ufficializzazione della candidatura. Il 18 agosto il passaggio formale in Giunta, con il via libera dell’esecutivo Poli. Poi settimane di lavoro serrato per assemblare documenti, disponibilità e progetti fino all’ultimo passaggio: la consegna del dossier alla Figc venerdì sera.
Un faldone di oltre cento pagine che fotografa ciò che Lecce e il Salento possono mettere sul tavolo: stadio, viabilità, collegamenti, sicurezza, servizi e accoglienza per le Nazionali e gli staff Uefa, con otto hotel che hanno già manifestato la propria adesione, quattro centri di allenamento e le fan zone. In Puglia la sfida è anche con Bari, l’altra città candidata. In corsa ci sono poi Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona, per un totale di 16 impianti.

Il piano del sindaco Poli

«La candidatura va oltre la dimensione sportiva e si inserisce in una visione più ampia del futuro della città: Lecce Euromediterranea – fa sapere Poli –. Da “Porta d’Europa” a “Lecce Euromediterranea”, Lecce ha costruito negli anni una prospettiva precisa: essere un luogo nel quale il Mediterraneo non rappresenta un confine, ma uno spazio di incontro e connessione tra popoli, culture e territori. In questa visione si inserisce anche lo “Stadio Ponte sul Mediterraneo”, non soltanto un’infrastruttura sportiva, ma il simbolo di una città e di un territorio naturalmente aperti al dialogo e all’incontro». Il dossier ha richiesto approfondimenti sullo stadio, sulla sicurezza, sulla mobilità e i collegamenti, sulla capacità ricettiva, sulle strutture di allenamento, sull’accessibilità, sulla sostenibilità e sui servizi. Un lavoro che ha fatto emergere la forza di una candidatura che non riguarda soltanto Lecce, ma l’intero Salento, forte di una consolidata esperienza nell’accoglienza di flussi nazionali e internazionali. A rafforzarla c’è anche l’esperienza dei Giochi del Mediterraneo di Taranto. Centrale, inoltre, la collaborazione con il club giallorosso, sia sul piano tecnico-organizzativo sia nella valorizzazione della forte passione per il calcio della comunità leccese e salentina.
«Questa candidatura racconta molto più della possibilità di ospitare alcune partite di un Campionato europeo – sottolinea Poli –. Abbiamo perseguito la stessa visione: fare di Lecce un punto di incontro nel Mediterraneo, aperto all’Europa, alle persone e alle culture. Euro2032 sarebbe la naturale consacrazione di questo percorso. Presentiamo una città sostenuta da un territorio che ha già dimostrato capacità organizzativa e ricettiva, abituato ad accogliere importanti flussi nazionali e internazionali e capace di offrire servizi, professionalità e una cultura dell’ospitalità autenticamente mediterranea. A questo si aggiunge la passione straordinaria di Lecce e del Salento per il calcio. Ringrazio gli uffici comunali, i dirigenti, i funzionari e tutte le professionalità che hanno lavorato in tempi estremamente serrati; l’U.S. Lecce per la fondamentale collaborazione; Aeroporti di Puglia, Trenitalia, Sgm e Cotrap e tutti i partner istituzionali, pubblici e privati che hanno contribuito alla costruzione del dossier. È stato un grande lavoro di squadra, che ha dimostrato ancora una volta la capacità del territorio di fare sistema. Ora attendiamo con fiducia e consapevolezza l’esito della selezione».
Per Sticchi Damiani è una battaglia difficile, ma anche un’occasione di crescita per tutto il territorio. «Si tratta di un’idea che ho avuto quando ancora stavamo completando l’iter dei Giochi del Mediterraneo: ho pensato che il modo intelligente per rilanciare ulteriormente lo sviluppo delle strutture potesse passare da Euro 2032, anche per alzare il livello e provare con uno stadio che ormai è in linea con i parametri Uefa – sostiene il presidente del club giallorosso –. Ricordo ancora quando, a tarda sera, qualche mese fa, chiamai, rilanciando con quest’ulteriore idea, sia il sindaco Poli Bortone sia il vicesindaco Giordano Anguilla. Poveretti, erano già impegnati nello sforzo per Taranto 2026. Ho detto loro: secondo me abbiamo un’opportunità di ulteriore rilancio partecipando insieme. Il Comune da allora ha lavorato duramente sul dossier, la società si è messa a disposizione del Comune per fare tutto quello che era utile e devo dire che si tratta davvero di un esempio efficiente ed efficace di collaborazione tra pubblico e privato, quello tra Comune e Unione Sportiva Lecce, che ci ha consentito di arrivare a questo ulteriore step, con un lavoro importante svolto dall’amministrazione e con l’U.S. Lecce sempre a supporto. Speriamo – aggiunge Sticchi Damiani – che tutto questo sforzo ci possa vedere premiati. È una battaglia molto difficile, però speriamo che tutto questo sforzo ci possa portare ad avere una soddisfazione non solo per la parte sportiva, ma per tutto il territorio, perché sarebbe un’occasione di crescita per l’intero territorio, a partire dal turismo».