Chiuso, almeno per ora, quello sulle preferenze si apre un nuovo caso sulla legge elettorale, stavolta sulle firme. Per bilanciare la cancellazione di qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio, infatti, il centrodestra in chiave anti-liste civetta quadruplica le sottoscrizioni da raccogliere per chi non è in Parlamento (si passa da 1.500 a 6mila per collegio). Una raccolta 'monstre' che - a conti fatti - costringe le nuove formazioni, solo per Montecitorio per presentarsi in tutti i 49 collegi (la norma chiede di correre almeno in metà), a dover presentare circa 300mila firme.
Il Senato approva la misura, contenuta in un emendamento riformulato dal governo di FdI, dopo un deciso scontro tra maggioranza e opposizione. L'ipotesi iniziale, poi rivista in mattinata dalla maggioranza, prevedeva una cifra ancora più alta proponendo di passare da 1.500 a 9mila per collegio. Protestano le opposizioni parlando di misura "da regime sudamericano, inaccettabile e discriminatoria". La difendono dal centrodestra con FI che ricorda "i vergognosi casi di liste come Forza Lazio o Forza Roma" e spiegando che l'obiettivo è colpire le 'liste di disturbo' mentre fuori dal Palazzo, da Onorato al Prc, tutti i papabili coinvolti sono sul piede di guerra.
Lo scontro in Aula sul punto prima del voto è muscolare: le opposizioni provano a chiedere una sospensione e la verifica del numero legale più volte. A dirigere i lavori il presidente Ignazio La Russa che cerca di mantenere l'ordine e illustrando la misura (che fino all'ultimo non viene depositata), ricorda anche come la legge preveda il dimezzamento delle sottoscrizioni in caso di urne anticipate. Più di qualcuno nell'opposizione polemizza sulla sua uscita costringendolo a precisare che stava semplicemente citando la legge in vigore. Poche ore dopo, però, il presidente del Senato - che smentisce anche qualsiasi tipo di scontro con Giorgia Meloni sulla gestione dell'esame della riforma - torna a evocare le urne anticipate.
"Il voto a settembre - osserva - è anomalo. Se non si vuol votare a settembre, non escludo che si possa votare qualche mese o giorno prima". E' un tema che ritorna, al netto del niet della Lega, nei ragionamenti di diversi esponenti della maggioranza. E una delle letture che ne dà l'opposizione è che si acceleri per evitare la sentenza della Consulta sulla legge elettorale.
Secondo il Dem Dario Franceschini - ad esempio - la premier "è tentata di accelerare il voto per non dare il tempo alla Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili diverse parti della legge elettorale che sono manifestatamente incostituzionali".
Compresa quella sulle firme contro la quale, Elly Schlein, promette "faremo muro". Mentre Giuseppe Conte rivolge un appello al Colle. "Chiedo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di bloccare questa norma che è una vergogna", scandisce. E nel giorno della scomparsa della leader radicale Emma Bonino osserva come, con norme come queste, non sarebbe riuscita a entrare in Parlamento. Conte, tra l'altro, si dice pronto ad aiutare i 'piccoli' nella raccolta delle firme. E, secondo alcuni, potrebbe anche valutare di sostenere alcune piccole formazioni come quella di Alessandro Onorato magari creando una componente del gruppo Misto visto che in questo caso le sottoscrizioni necessarie resterebbero quelle attuali. Del resto si tratta di una quota davvero proibitiva. "Alle ultime elezioni - osserva il senatore Dem Dario Parrini - i voti validi nazionali sono stati 28milioni. Quindi, se si calcolano le 300mila firme necessarie per Montecitorio, si sta chiedendo a un partito non presente in Parlamento di raccoglierne un numero pari all'1% del totale dei voti espressi dai cittadini italiani alle ultime elezioni". Il tutto con un impatto forse ancora più pesante nelle Regioni più piccole.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA