Roma, 9 ago. (askanews) – In occasione della Giornata mondiale del leone, che si celebra il 10 agosto, arriva dall’India un importante segnale di speranza per la conservazione di uno dei grandi felini più iconici del pianeta. Il recente censimento del leone asiatico (Panthera leo persica), diffuso dal governo del Gujarat, stima una popolazione di 891 individui, rispetto ai 674 censiti nel 2020. Un risultato che, ricorda il WWF, conferma l’efficacia di decenni di tutela, migliorata gestione dell’habitat e collaborazione con le comunità locali.
Il successo, però, non deve far pensare che il leone asiatico sia ormai al sicuro. L’unica popolazione selvatica sopravvive infatti in un territorio limitato dell’India, nello stato del Gujarat. Una distribuzione così ristretta rende questa popolazione particolarmente vulnerabile a problemi genetici, epidemie, eventi climatici estremi e ad altri eventi catastrofici che potrebbero comprometterne la sopravvivenza. Per questo è fondamentale continuare a favorire l’espansione dell’areale e la connettività tra le diverse aree occupate. L’aumento del numero di individui, infatti, non è sufficiente a garantire la sopravvivenza a lungo termine della sottospecie: una popolazione è davvero più resiliente solo quando è anche distribuita su un territorio più ampio e meno soggetta al rischio che un singolo evento possa comprometterla.
E anche su questo aspetto emergono alcuni segnali incoraggianti dal recente censimento: oggi oltre la metà dei leoni asiatici vive al di fuori dell’area protetta del Gir National Park, occupando un mosaico di foreste, aree agricole e territori, spesso condivisi anche con le comunità locali.
Se il recupero del leone asiatico dimostra che gli sforzi di conservazione possono invertire il declino di una specie, la situazione del leone africano resta invece preoccupante. Oggi il “re della savana” occupa appena il 10% del suo areale storico e, negli ultimi 25 anni, la sua popolazione si è ridotta di circa il 50%. La perdita e la frammentazione degli habitat, la diminuzione delle prede naturali, i conflitti con le attività umane e il bracconaggio, continuano a minacciarne la sopravvivenza. In molte aree africane, inoltre, l’espansione di insediamenti, infrastrutture e attività agricole interrompe i corridoi ecologici, isolando le popolazioni e aumentando il rischio di conflitti con gli allevatori.