Una Tunica di Cristo verrà portata davanti a Leone XIV e a 80 mila giovani allo Stade de France. Ma il piccolo mistero, antico di secoli, è che di Tuniche attribuite a Gesù ce ne sono almeno due. Una è custodita ad Argenteuil, alle porte di Parigi, e sarà eccezionalmente esposta il prossimo 25 settembre al termine della veglia con il Papa. L'altra si trova a Treviri, in Germania. Entrambe vengono indicate dalla tradizione come la veste «inconsutile», quella che secondo il Vangelo di Giovanni Cristo indossava durante la Passione e che i soldati, proprio perché tessuta tutta d'un pezzo e senza cuciture, decisero di non strappare ma di giocarsi a sorte.
A dare notizia dell'eccezionale trasferimento della reliquia francese è Aci Stampa. Secondo l'agenzia cattolica, non era mai accaduto che la Sacra Tunica di Argenteuil venisse portata fuori dalla sua sede per un'ostensione straordinaria durante un viaggio papale e alla presenza di un pontefice. A renderla ancora più spettacolare sarà la cornice: lo Stade de France e gli oltre 80 mila giovani già iscritti alla veglia con Leone XIV. La reliquia, custodita da oltre dodici secoli nella Basilica di Saint-Denys di Argenteuil, è legata a una tradizione che la fa risalire a Carlo Magno. Sarebbe stato l'imperatore, attorno all'anno 800, a donarla alla figlia Teodorada, badessa del monastero dell'Humilité-de-Notre-Dame di Argenteuil, lo stesso che secoli dopo avrebbe accolto Eloisa, la celebre amante di Abelardo.
Ma qui comincia il mistero. Perché a centinaia di chilometri di distanza, nel Duomo di Treviri, viene venerata un'altra veste alla quale la tradizione attribuisce esattamente la stessa origine evangelica: la «Tunica inconsutile» descritta da Giovanni come «senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo».
Da qui la decisione dei soldati ai piedi della croce: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Due Tuniche, dunque. Quale sarebbe quella vera? La domanda se l'era posta già nel 2012 Avvenire, affidando a un esperto una lunga ricostruzione delle due reliquie e delle indagini condotte nel tempo. Il confronto metteva innanzitutto in evidenza differenze materiali piuttosto marcate.
La Tunica di Treviri è più grande: misura circa 1,47 metri sul davanti e 1,57 sul retro, con una larghezza sotto le braccia di 1,09 metri. Quella di Argenteuil, nello stato in cui è arrivata fino a noi, misura invece circa 1,22 metri per 90 centimetri di larghezza. Anche i materiali sarebbero differenti: quella tedesca è stata descritta come composta da fibre di lino o cotone, mentre quella francese è di lana. Ma la differenza più suggestiva riguarda le tracce ematiche: sulla Tunica di Argenteuil sono presenti macchie attribuite a sangue, mentre quella di Treviri non ne presenterebbe di analoghe.
Avvenire riportava così anche una delle ipotesi avanzate per conciliare le due tradizioni: se entrambi i reperti avessero davvero avuto un rapporto con Gesù, la veste di Treviri avrebbe potuto essere un indumento esterno, indossato sopra quella di Argenteuil e tolto prima della Passione. Un'ipotesi, naturalmente, non una prova, ma sufficiente ad alimentare uno dei misteri più affascinanti legati alle reliquie cristiane.
La storia della Tunica francese, del resto, è particolarmente tormentata. Nascosta durante le invasioni normanne, riapparve successivamente e riuscì a sopravvivere alle guerre di religione e alla Rivoluzione francese. Proprio durante la Rivoluzione venne tagliata in più parti per impedirne la distruzione e successivamente ricomposta, anche se alcuni frammenti andarono perduti.
Da oggetto esclusivamente devozionale, tra Ottocento e Novecento la Tunica di Argenteuil è diventata anche oggetto di indagini scientifiche. Come ricordava Avvenire, sono stati analizzati il tessuto, la colorazione, le macchie, pollini e altre particelle depositate sulle fibre. Alcuni studi hanno individuato elementi che hanno alimentato confronti con la Sindone di Torino, a partire dalla presenza di tracce ematiche e da alcune caratteristiche dei materiali. Si tratta tuttavia di risultati che non consentono di stabilire scientificamente che la veste sia appartenuta a Gesù.
Anzi, proprio la datazione rappresenta uno dei punti più controversi. Le analisi al radiocarbonio effettuate su campioni della Tunica di Argenteuil hanno fornito risultati differenti: uno studio del 2003 collocò un campione tra il 530 e il 650 dopo Cristo; un'altra analisi indicò invece un periodo compreso tra il 670 e l'880. Uno scarto considerevole, ma con un elemento comune: entrambe le datazioni sono comunque posteriori di diversi secoli all'epoca di Cristo. I risultati sono stati contestati da studiosi favorevoli all'autenticità, anche a causa della storia estremamente travagliata del tessuto e delle contaminazioni subite nei secoli.
La scienza, dunque, non ha risolto il mistero. E la Chiesa stessa distingue il valore devozionale delle reliquie dalla possibilità di certificarne archeologicamente l'autenticità. Resta l'eccezionalità di ciò che accadrà durante il viaggio francese di Leone XIV. Secondo Aci Stampa, la Tunica percorrerà i pochi chilometri che separano Argenteuil dallo Stade de France con particolari misure di sicurezza. Una precauzione comprensibile anche alla luce della sua storia recente: nel 1983 la reliquia venne rubata e rimase scomparsa per circa due mesi prima di essere recuperata.
Il 25 settembre lascerà nuovamente la Basilica, questa volta per essere mostrata al Papa e a decine di migliaia di giovani. Secondo padre Guy-Emmanuel Cariot, già rettore della Basilica di Argenteuil, Leone XIV sarebbe addirittura il primo pontefice a vedere la reliquia «dai tempi di san Pietro»: una formula evidentemente suggestiva, più devozionale che storicamente dimostrabile.
Eppure il fascino dell'evento resta intatto. Allo Stade de France arriverà una veste venerata da oltre un millennio come quella della Passione. Mentre a Treviri continuerà a esserne custodita un'altra, rivendicata dalla tradizione come la medesima Tunica descritta nel Vangelo. Due reliquie, due città, due tradizioni. E una domanda alla quale, dopo secoli di devozione e decenni di analisi scientifiche, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta definitiva: quale delle due, ammesso che lo sia una, ha davvero vestito Cristo?
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