Finite le vacanze, anche per i cardinali di Curia e per i principali collaboratori di Leone XIV, la macchina diplomatica e umanitaria della Santa Sede torna a pieno regime. E riparte dalla Russia. Tra il 25 e il 28 agosto monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, sarà a Mosca per una missione. E' la prima volta che il ministro degli Esteri vaticano sarà ricevuto dal suo omologo al Cremlino, Lavrov. Forse la missione servirà a preparare il terreno a un nuovo viaggio del cardinale Matteo Zuppi, atteso entro settembre. Due missioni diverse, ma complementari, dentro la strategia umanitaria con cui il Papa prova a tenere aperto uno spazio di negoziato mentre la guerra in Ucraina continua e l'Europa accelera sul riarmo.
A fare da cornice restano gli appelli reiterati di Leone XIV, l'ultimo arrivato in apertura del Meeting di Rimini, ieri, dove il Pontefice ha chiesto ai cattolici una presa di coscienza globale per arginare lo strapotere delle «macchine di morte». Dietro il linguaggio spirituale emerge un'analisi assai concreta degli equilibri economici e geopolitici: tecnologia, finanza e potere rischiano di sostenersi reciprocamente fino ad alimentare un circuito bellico sempre più difficile da interrompere. Da qui la richiesta di «liberare la tecnologia e la finanza dai business della morte» e l'affidamento ai suoi «pionieri coraggiosi» del compito di sviluppare una coscienza critica capace di «smascherare i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali». Fino alla formula più netta: «Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo».
È dentro questa cornice che si muoverà Gallagher. Il capo della diplomazia vaticana che incontrerà già il 25 agosto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Secondo la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, sul tavolo ci saranno lo stato e le prospettive delle relazioni tra Russia e Santa Sede, la cooperazione multilaterale e le principali questioni internazionali di interesse comune. Da Mosca è già arrivato un segnale di disponibilità: il presidente della Commissione Esteri del Consiglio della Federazione, Grigory Karasin, ha fatto sapere che la Russia attende dal rappresentante vaticano «proposte interessanti», sottolineando di apprezzare le visite di chi arriva per raggiungere accordi e non per ottenere visibilità mediatica.
La missione ha però un peso che va oltre il dossier bilaterale.
Gallagher dovrà soprattutto misurare gli spazi effettivi concessi dal Cremlino all'iniziativa umanitaria vaticana prima che Zuppi torni in Russia per la terza volta. Il presidente della Cei ha confermato a Rimini di sperare di essere a Mosca «entro settembre», ricordando che si tratta di un percorso direttamente voluto dal Papa: «Egli ha posto proprio l'accento sul dialogo, sulla diplomazia e sull'incontro».
Zuppi continua infatti a lavorare sul versante umanitario, quello sul quale la mediazione vaticana ha finora trovato maggiori margini di manovra: la restituzione dei bambini ucraini trasferiti in Russia durante la guerra e lo scambio dei prigionieri. Il cardinale dovrebbe consegnare un nuovo elenco di detenuti ucraini e proseguire il lavoro avviato anche attraverso la visita personale, prima dell'estate, ad alcuni prigionieri russi.
La sequenza Gallagher-Zuppi sembra così rispondere a una precisa divisione dei compiti. Il primo opera sul terreno strettamente diplomatico, verifica l'interlocuzione con Lavrov e misura il clima politico russo; il secondo conserva il profilo di inviato personale del Pontefice e concentra l'azione sulle questioni umanitarie, dove risultati concreti possono contribuire a mantenere aperto un canale anche quando continua la guerra e tutto resta bloccato.
Non è casuale che entrambi siano stati a Kiev il mese scorso. Secondo la testata indipendente russa Nezavisimaja Gazeta, per Gallagher sarà importante valutare «l'atmosfera a Mosca» affinché la successiva missione di Zuppi possa produrre risultati concreti senza finire in una nuova impasse. Il precedente evocato dal quotidiano è quello del 2023, quando Mosca escluse che con l'inviato papale potessero essere affrontati gli aspetti politici della soluzione del conflitto, circoscrivendo di fatto la missione vaticana al dossier umanitario.
Il viaggio di Gallagher potrebbe avere inoltre un secondo livello, più propriamente ecclesiale. Secondo il quotidiano russo, il diplomatico vaticano dovrebbe tastare il terreno anche con le autorità e con il Patriarcato ortodosso di Mosca in vista della nomina del nuovo arcivescovo cattolico dopo le improvvise dimissioni, nel maggio scorso, di monsignor Paolo Pezzi. L'arcidiocesi è attualmente affidata all'ausiliare Nikolay Dubinin come amministratore apostolico sede vacante. Tra i nomi indicati dalla stampa russa per la successione figurano, oltre allo stesso Dubinin, Clemens Pickel, Joseph Werth, Stefan Lipke e Kirill Klimovich, tutti da lungo tempo presenti nell'area russa.
Gallagher avrà anche un appuntamento con la comunità cattolica: il 27 agosto, alle 19, celebrerà la messa nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria di Mosca.
A Rimini, intanto, Zuppi ha legato la diplomazia vaticana a una riflessione più ampia sulla deriva bellica internazionale. «Spero che in tanti prendano sul serio» gli appelli del Papa, ha detto, leggendo nelle parole di Leone XIV «grande realismo»: lo stesso realismo cristiano che, dopo la Seconda guerra mondiale, contribuì alla costruzione di un ordine fondato sull'idea che i conflitti dovessero essere risolti attraverso «il dialogo e la parola». La lezione del Novecento, ha aggiunto, è che «bisogna ripudiare la guerra, e per ripudiarla bisogna trovare altri modi».
Durante la messa al Meeting il presidente della Cei aveva utilizzato immagini ancora più forti: «Sta a noi non venire a patti con le potenze degli inferi». E ancora: «Abbiamo parecchio da fare, non siamo fatti per vivere come bruti» e «tutti noi possiamo essere stelle in un cielo reso buio dal drago». Un monito contro quella che ha definito la «cultura della potenza», chiuso con una citazione di don Luigi Giussani: «La dedizione di sé all'altro è una cosa molto concreta».
La stessa chiave Zuppi l'ha poi applicata al Medio Oriente. Quanto sta accadendo in Cisgiordania, ha denunciato, «è inaccettabile»: occorre difendere convivenza e diritti perché «non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare degli arabi». La Chiesa italiana, ha assicurato, continuerà con gli aiuti, valutando insieme al Patriarcato ciò che sarà concretamente possibile fare.
È su questo doppio binario — denuncia della logica della forza e paziente ricerca di interlocutori — che Leone XIV sembra voler impostare la ripresa dell'attività diplomatica dopo la pausa estiva. Nella lettura che accomuna in queste settimane il Pontefice e i suoi inviati, l'alternativa al riarmo non è l'ingenuità pacifista, ma il recupero della diplomazia prima che la forza torni a essere l'unico linguaggio delle relazioni internazionali.
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