
Matteo Lepore, 45 anni, sindaco di Bologna. Vittima di minacce sui social

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Bologna, 26 luglio 2026 – “Ti veniamo a prendere noi. A te e ai tuoi figli”. E ancora: “Ti spariamo” o “tanto sappiamo dove abiti”, con tanto di indirizzo (non più attuale) di casa del sindaco di Bologna Matteo Lepore. Che, dopo la denuncia presentata in Questura a seguito delle minacce di morte ricevute on line, è finito sotto scorta, con due agenti e un’auto (non blindata) che lo seguirà negli spostamenti. Un servizio di controllo, seppur di basso livello, assegnato al primo cittadino bolognese dalla Prefettura, a seguito della spirale di ferocia social nella quale era finito. I leoni da tastiera si sono scatenati sui social dopo la serata di guerriglia che ha devastato il centro storico. Non solo commenti di sdegno e insulti per aver convocato il presidio in piazza del Nettuno per la morte di Abderrahim Fakir, ma anche vere minacce di morte.
Messaggi – inviati da utenti su Instagram, Facebook e anche via mail – per i quali Lepore ha sporto querela in Questura, a seguito della quale è stato deciso di sottoporre il sindaco al quarto livello di scorta, una misura istituzionale per un rischio basso, ma che prevede comunque la dotazione di due agenti e di un mezzo non blindato. Di questa decisione se ne parlerà con molta probabilità anche in sede della riunione per il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Una misura a cui il numero uno di Palazzo d’Accursio non era mai stato sottoposto, anche se già in passato nei suoi confronti erano stati attivati dei servizi di controllo, che sono stati ora intensificati.
Questo alla luce della denuncia, che ha messo sotto la lente della polizia un ’pacchetto’ di una decina di minacce, che sono arrivate ai profili social e di posta elettronica del sindaco, in maniera pubblica, come in commenti sotto i suoi post o escalamazioni apparse in gruppi ’anti-Lepore’, e anche in forma privata. Anche per la vicenda delle scuole medie Besta, in San Donato, e il Museo dei Bambini, al Pilastro, il sindaco era finito alla gogna.

Morte di Fakir: tutto è al vaglio dei superperiti della procura
Gli inquirenti sono già al lavoro per risalire alle identità di chi ha mandato al sindaco quei commenti allarmanti. “Ma perché non ti uccidi?”, è uno dei contenuti, a cui ne fanno seguito altri: “Sappiamo dove abiti”, scrive un utente citando il vecchio indirizzo di residenza del dem. “Ti tiriamo le bombe”, recita un altro. Fino ad arrivare agli accostamenti con Fakir, il 42enne scomparso al Pilastro una settimana fa: “Lepore ti vogliamo come Fakir”, “per caso ha la scorta? Gli troviamo degli agenti su misura per lui”. A queste ’avvisaglie’ di morte arrivate da profili di haters, si aggiungono una quantità infinita di commenti sotto i suoi ultimi post, tutti correlati alla vicenda del Pilastro. La famiglia di Fakir, attraverso il loro avvocato Fabio Anselmo, si è schierata al fianco del sindaco: “La fine di Fakir non si può augurare a nessuno. La più profonda solidarietà per gli insulti e minacce vigliacche subite”. La solidarietà è bipartisan: Coalizione Civica si stringe attorno al sindaco, definito “capro espiatorio” in questo clima d’odio. Solidali anche il gruppo bolognese di Fratelli d’italia e la Lega.
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