Violenza giovanile: le cronache di queste settimane impongono una riflessione sul tema. Ne parliamo con Paolo Mengani, psicologo del Consultorio familiare dell’Ast di Ancona.
I reati commessi da minori sembrano in aumento. Siamo di fronte a una generazione più antisociale? "Non direi antisociale: violare una regola non significa per forza essere indifferenti agli altri. E la distinzione conta, perché da lì dipende la soluzione. Spesso abbiamo davanti ragazzi che esplodono, in modo impulsivo o distruttivo, davanti a frustrazioni che sentono insopportabili, a dolori che non sanno gestire. Reazioni non pensate, non cattiveria di fondo".
Cosa c’è dietro queste esplosioni di violenza improvvisa? "Credo che i ragazzi abbiano dentro una struttura poco solida, che spesso si specchia in un mondo esterno — famiglia, istituzioni, società — altrettanto instabile. Questo crea grandi insicurezze, amplificate dai social, che gonfiano il negativo, e da ciò che è successo negli anni della loro crescita: il Covid, le guerre, la crisi. Un adulto, formatosi in un’epoca più serena, relativizza; un adolescente in mezzo a tutto questo ci è cresciuto".
Quindi abbiamo adolescenti più fragili rispetto a qualche generazione fa? "Per me sì. Ma senza generalizzare: sono ragazzi curiosi, motivati, con voglia di costruire, e bisogna avere fiducia in loro. Però hanno più fragilità, e servono adulti e regole che tengano: fermi nella comprensione, non nel punire o giudicare".
Per chi cresce tra due culture, quella della famiglia e quella della società in cui vive, la fatica pesa di più? "Può essere un peso in più, in un’età già delicata: una tensione costante, a volte un vero conflitto di lealtà, tra due mondi che si parlano poco. Lo sforzo tocca a tutti gli adulti, famiglia e istituzioni: restituire ai ragazzi un quadro unito, dove le due culture si accolgono a vicenda. Le tradizioni di casa possono benissimo convivere con le regole della vita comune".
Gli accessi di adolescenti al consultorio sono aumentati? "I casi che ci manda il tribunale dei minorenni sono cresciuti moltissimo. Ma non per forza perché ci sono più ragazzi che sbagliano: anche, per fortuna, perché c’è più attenzione nel proteggere i minori, oggi si segnala prima, ed è un bene. Chi viene di sua iniziativa invece è aumentato di poco".
La Procura registra reati dei giovanissimi raddoppiati dal 2021. Perché? "Più reati non significano per forza più ragazzi portati a delinquere. Il dato vero è che l’età si abbassa: tutto arriva prima: le sostanze, le dipendenze, compresa quella da telefoni e schermi, le prime relazioni affettive e sessuali. Comportamenti fuori controllo che notavamo a sedici, diciassette anni oggi li troviamo a tredici: un’età in cui dentro non si sono ancora formate le difese per reggerli. Per questo bisogna intervenire prima: qualcosa si può fare, e bisogna restituire speranza ai giovani".
Cosa manca, concretamente? "Prevenzione, con tante professionalità e progetti di lungo respiro. Luoghi di ritrovo sani, dove i ragazzi si sentano parte di qualcosa di costruttivo: toglie la spinta a cercare quell’appartenenza nei gruppi sbagliati. E un lavoro con le famiglie, per dare ai genitori i mezzi che completano l’amore: quello ce l’hanno tutti, gli strumenti non è detto. E si possono imparare".
Francesco Pascucci