Ministro Lollobrigida, sta facendo un giro nelle Marche: il tessuto produttivo italiano in questi anni di esecutivo Meloni si è indebolito o rafforzato? «La seconda che ha detto. C'è una crescita della nostra capacità agroindustriale e questo è uno dei risultati della stabilità di governo. Sono appena stato in Romagna, dove ho visitato un'azienda di frutta che ha investito in efficienza oltre 25 milioni, dei quali più di 12 derivano dagli investimenti del ministero dell'Agricoltura. Nelle Marche ho appena visitato l'azienda Tre Valli, settore caseario, che era in crisi e grazie al lavoro della Regione ha portato il bilancio in pareggio e si sta rilanciando nell'occupazione e nell'innovazione. Ora andrò, prima della nostra festa del governo a Bari, al porto di Ancona che si stando potenzia anche grazie ai fondi del dicastero dell'Agricoltura, per garantire ai nostri straordinari prodotti di arrivare ovunque con costi più contenuti e con maggiore velocità».
Tre esempi virtuosi, ma quanti ce ne sono di segno opposto?
«Si può sempre fare di più e noi cercheremo di concentrarci su tutti gli ambiti e di migliorare sempre. Ma le faccio notare che oltre 43mila aziende hanno beneficiato degli investimenti straordinari nel settore agricolo e agro-industriale, che il governo Meloni ha portato a oltre 17 miliardi in 3 anni. Cifra mai raggiunta in nessun altra stagione di governo della storia repubblicana. Le posso dare un altro dato oggettivo?»
Prego.
«L'agricoltura italiana è diventata nel 2024, e si è confermata nel 2025, la prima in Europa per valore aggiunto. Superando Francia e Germania».
La longevità di governo coincide con la sua produttività?
«Non è sempre così, ma nel nostro caso i due aspetti coincidono. Avere il tempo di lavorare la terra, piantare, curare le piante e raccogliere crea una possibilità di crescita strutturale e rafforza l'economia nel presente e per il futuro. I governicchi sono costretti nel breve periodo a lavorare soltanto per raccogliere consenso immediato: tramite bonus, marchette e reddito di cittadinanza. Quando lei dice che longevità e produttività non coincidono, forse parla in astratto, ma nel nostro caso concreto così non è. E poi un governo stabile è più credibile per gli investitori e il dato sullo spread lo dimostra. Siamo partiti a 220 e siamo oggi a meno di 80».
Molti adattano a voi un'immagine andreottiana: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Così non è?
«L'Italia ha rischiato di tirare le cuoia ma in altre fasi. E ha retto soltanto grazie alle sue imprese e alla sua storia. L'autorevolezza ritrovata con il governo Meloni e grazie al protagonismo internazionale della premier oggi rende la nostra nazione un punto di riferimento in Europa e per molti nel mondo, a cominciare da quelle africane».
Sul Piano Mattei però i giudizi sono contrastanti.
«Le consiglio di fare qualche telefonata a uno dei tanti governi africani che oggi guardano all'Italia come speranza per costruire quel futuro che con il Piano Mattei garantiamo ai loro giovani, dandogli una alternativa ad abbandonare la loro patria».
Il referendum sulla giustizia è stato una battuta d'arresto?
«Il popolo ha sempre ragione. Da decenni si parla della necessità di riformare la giustizia ed è stato corretto provarci. Ma il referendum non è stato posto dalla presidente Meloni come un voto di natura politica. E dalle rilevazioni che emergono, quella consultazione non corrisponde a un giudizio sul governo. Quello verrà dato dai cittadini nelle prossime elezioni politiche».
In Cdm, Meloni donna alfa vi tiene tutti a bada?
«Sì, ma è sempre così in ogni ambito. Il ruolo della donna è un ruolo forte, a volte in maniera visibile e a volte in maniera più discreta. Lo sa che, per fare un solo esempio, le aziende agricole gestite da donne vanno tendenzialmente meglio delle altre?».
Pil e occupazione crescono più del previsto. Ma gli italiani se ne stanno accorgendo?
«Credo di sì. La Ue ha agito da freno per le economie dei nostri Paesi. Ma oggi l'Italia si sta distinguendo su occupazione, export e affidabilità per gli investimenti. Siamo la terza economia del G7 per crescita. È ovvio che c'è ancora molto da fare e se i cittadini ci daranno ancora fiducia l'Italia tornerà ad essere una nazione all'altezza della sua storia e delle sue potenzialità».
Sui prezzi dell'energia non si poteva intervenire meglio?
«Nel mio settore, con un investimento di 3 miliardi, abbiamo triplicato la produzione di energia solare, senza togliere un metro quadrato di terra all'agricoltura. Garantendo alle imprese agricole (dato Gse) un risparmio del 30 per cento della loro spesa energetica. Purtroppo essersi affidati a catene di approvvigionamento che apparivano convenienti ma erano instabili, per esempio la Russia, è stato un errore gravissimo. Al quale però stiamo ponendo riparo, e anche in questo il lavoro della presidente Meloni con i Paesi fornitori di idrocarburi è stato fondamentale».
Molti hanno l'impressione che siete durati tanto anche a causa di certi deficit delle opposizioni. Dica la verità: lo pensa pure lei?
«Un'opposizione che dice soltanto che è tutto sbagliato, senza proporre altro, aiuta probabilmente i cittadini a comprendere che se la destra-centro non è perfetta, dall'altra parte c'è il nulla».
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