Le donne giapponesi sono (ancora) al primo posto per la longevità nel mondo. Lo rivelano i nuovi dati diffusi dal ministero della Salute e del Welfare nipponico relativi al 2025, che ne confermano il primato per il 41esimo anno consecutivo.
Secondo l'analisi del Ministero, l'aspettativa di vita media delle donne nipponiche è peraltro salita di 0,20 anni, raggiungendo 87,33 anni, mentre quella degli uomini è cresciuta di 0,25 anni, arrivando a 81,35 anni. Nella classifica femminile mondiale, il Giappone è pertanto al primo posto seguita da Corea del Sud (86,6 anni) e Spagna (86,53). Tra gli uomini, il primato spetta invece alla Svezia, con un'aspettativa di 82,52 anni, prima della Svizzera (82,4) e dell'Italia (81,74).
L'aumento della speranza di vita riscontrato in Giappone risulta legato al calo della mortalità per alcune forme di tumore e per le malattie cardiache. Ma il discorso è ben più ampio e abbraccia soprattutto gli stili di vita e le determinanti scelte alimentari che contribuiscono ad abbattere il rischio di contrarre svariate patologie.
Un'analisi dettagliata del perché il Giappone sia diventato il Paese più longevo al mondo, con approfondimenti specifici dal punto di vista dell'alimentazione e della nutrizione, è stata realizzata alcuni anni fa da European Journal of Clinical Nutrition.
Kayoko Hayashi
L'elemento a sostegno di questa più lunga aspettativa di vita dei giapponesi è apparso principalmente il tasso di mortalità straordinariamente basso per cardiopatia ischemica e cancro (in particolare al seno e alla prostata).
Si ritiene che questi tassi di mortalità così bassi riflettano la ridotta prevalenza di obesità in Giappone, il basso consumo di carne rossa (e in particolare di acidi grassi saturi) e l'elevato apporto di pesce — nello specifico acidi grassi polinsaturi n-3 — di alimenti di origine vegetale come la soia e di bevande non zuccherate come il tè verde.
Non solo. Il calo progressivo della mortalità per malattie cerebrovascolari riscontrato negli ultimi decenni - patologie che negli anni '60 rappresentavano invece un elemento di ridotta longevità fra i giapponesi - rifletterebbe l'aumento del consumo di alimenti di origine animale, latte e latticini — e di conseguenza di acidi grassi saturi e calcio — accompagnato da una riduzione dell'apporto di sale, che potrebbe aver contribuito ad abbassare la pressione sanguigna.
Tale riduzione del consumo di sale e di cibi ad alto contenuto di sale sembra spiegare anche il calo dell'incidenza del cancro allo stomaco. La tipica dieta giapponese, caratterizzata dal consumo di alimenti vegetali e pesce e da un apporto moderato di cibi tipici della dieta occidentale (come carne, latte e latticini), potrebbe pertanto essere associata all'attuale longevità riscontrata.
Tra i principali fattori di rischio per malattie non trasmissibili c'è il fumo di sigaretta quotidiano, il quale risulta più diffuso tra gli uomini giapponesi, mentre registra i livelli più bassi tra le donne. La percentuale di fumatori tra gli uomini, che nel 1970 si attestava intorno all'80%, è scesa a circa il 30% nel 2013; al contrario, i tassi tra le donne sono rimasti costantemente bassi, attestandosi rispettivamente intorno al 15% e all'8%.
Vegan Buddha Bowl for balanced diet with tofu, quinoa, vegetables and legumes. Wooden table background, top view5PH
La soia è consumata prevalentemente nei paesi asiatici, tra cui il Giappone, e rappresenta l'unica fonte di isoflavoni, composti noti per i loro effetti antitumorali e di prevenzione delle malattie cardiovascolari. Il consumo relativamente più elevato di soia potrebbe spiegare la bassa mortalità per cancro al seno e alla prostata in Giappone. L'assunzione di soia e isoflavoni è risultata inoltre inversamente correlata al rischio di malattie cardiovascolari, in particolare di infarto cerebrale e miocardico. In uno studio prospettico, gli studiosi hanno dimostrato che il consumo di prodotti a base di soia fermentata era inversamente associato alla mortalità totale e a quella per malattie cardiovascolari. Considerato inoltre che la soia costituisce anche un'importante fonte di proteine vegetali, è stato evidenziato attraverso un ulteriore studio che un maggiore apporto di proteine vegetali era associato a una minore mortalità totale e per malattie cardiovascolari; inoltre, la sostituzione isocalorica del 3% dell'apporto energetico derivante da proteine della carne rossa con proteine vegetali risultava associata a una riduzione della mortalità totale, nonché di quella per cancro e malattie cardiovascolari. In definitiva, anche questo maggiore apporto di proteine vegetali potrebbe essere correlato alla longevità della popolazione giapponese.

Tra i fattori correlati al benessere alimentare, c'è anche la tendenza dei giapponesi a consumare una varietà di alimenti, come cereali, verdure, frutta, pesce, carne e prodotti lattiero-caseari. La varietà della dieta e l'adesione alla «Trottola alimentare giapponese» (la Japanese Food Guide Spinning Top introdotta nel 2005), che promuove un'alimentazione equilibrata, sono risultate inversamente associate alla mortalità per tutte le cause.