Sta per ripartire l'ambaradan della vita normale, verosimilmente con meno caldo ma con le consuete difficoltà o dilemmi o zone irrisolte del vivere quotidiano. Una la affronto oggi, sempre seguendo il filo rosso della longevità e della sua controparte vecchiezza. Ora la vecchiezza è in genere meglio se in buona salute e allora: chi ci aiuta ad esser longevi sani ed il meno vecchi possibile? Banale, il nostro medico. Meno banale capire chi è il nostro medico e "trovarlo".
Allora necessito di pistolotto-premessa che parte addirittura dallo studente di medicina. Poi capirete. Oggi il corso di laurea in medicina dura sei anni dopo i quali ti specializzi studiando e lavorando per altri 5 anni. In buona sostanza da studente studi un mucchio di cose, vi assicuro è incredibile la quantità di nozioni che è capace di immagazzinare il nostro cervello, sui minimi dettagli di cosa è il nostro corpo. E poi negli ultimi anni arrivi al "core business", le malattie. Allora ti tuffi in un librone, il testo di Patologia Medica di cui l'Harrison Principles of Internal Medicine (editor tra gli altri il mitico dr. Fauci oggi questionato dall'amministrazione Trump) è il simbolo della completezza e della lunghezza: 4.000 (!) pagine che descrivono meravigliosamente ma puntualmente tutte le malattie che il Padreterno, l'orbe terracqueo, il caso, la genetica, l'ambiente, gli stili di vita ti ammollano. E noi studenti 50 anni fa (mi sono laureato esattamente 50 anni fa) ce le sciroppavamo in mesi e notti di studio. Esattamente come gli studenti di oggi e cioè malattia per malattia veniva, e viene, letta e memorizzata. Cardiopatia per cardiopatia, malattia metabolica per malattia metabolica, cancro per cancro, malattia infettiva per malattia infettiva, malattia genetica per malattia genetica, passando per le mille sindromi.
Ma qui l'inciampo: dai tempi della mia laurea, dove già si intravedeva la novità, oggi è esploso una altro malato rispetto a quello così bene descritto -malattia per malattia- dal testo di Patologia Medica citato: il nostro amico longevo/vecchio. È finito il tempo della singola malattia ben descritta dal testo e ben imparata dal medico. Oggi, che tu sia longevo o vecchio, hai mediamente tre malattie insieme, molti cinque o sei, e consumi 7-8-10 farmaci. Si chiama comorbidità, polipatologia con politerapia conseguente. Annesso, questo del mucchio di farmaci che si ingeriscono, non di poco conto ma che affronteremo un' altra volta. Cioè: non siamo (sono, poi ti spiego chi lo è) preparati perché nessuno, testo o professore, ha insegnato cosa capita quando hai le tre/cinque/sette malattie insieme. Hanno tutti studiato il diabete, l'ipertensione ed il cancro della mammella se donna o il cancro della prostata se uomo. Ma il malato "normale" ha tutte e tre le patologie insieme e prende facilmente cinque o sei farmaci che interagiscono tra di loro. E, ad esempio, se il signore maschio con problemi di prostata è anche cognitivamente messo male può succedere che gli venga prescritto uno dei farmaci che hanno qualche effetto sul deterioramento cognitivo. Tutto bene con il modesto particolare che quei farmaci, potenzialmente indicati per la testa, agiscono negativamente sulla prostata. Che si imbizzarrisce.
Il tutto si radicalizza poi e definitivamente con la specializzazione dove il nostro studente diventa ad esempio ortopedico: da allora si concentrerà sulle ossa e le riparazioni delle stesse, e riparerà splendidamente quel femore rotto ma non si potrà certo occupare con la stessa competenza dell'ipertensione e del deficit cognitivo e dell'incontinenza che accompagnano sovente il femore rotto. Il fatto è che siamo diventati sempre più bravi nel singolo problema/malattia. Rimanendo sull'ortopedia oramai, e addirittura, chi fa il ginocchio opera prevalentemente quello, chi fa il femore lo stesso. Perché lì è andata la medicina occidentale per ragioni di cultura - lo specializzarsi è il modo più facile per seguire le novità - e per ragioni economiche: il bravo specialista magari si annoia a far sempre ginocchio o spalla. Ma il suo conto corrente non s'annoia affatto.
E cosa accade sempre più? Che il nostro paziente con le tre malattie di cui sopra va dal diabetologo per il diabete, dal cardiologo per l'ipertensione e dall'oncologo per il suo cancro. E che l'ortopedico che ha riparato quel femore necessita di consulenti per le patologie associate che il paziente porta con se insieme al femore rotto. Prima legge allora da seguire: ci vuole comunque un regista unico, un medico capo e che ha preso in carico il paziente con polipatologia, altrimenti la confusione clinico/farmacologica diventa sovrana. Il femore raccontato è un fatto tipicamente ospedaliero e quindi risponde attraverso l'organizzazione che l'ospedale si da per la gestione di casi complessi come quello. Ma andiamo al paziente normale che ha il triplice problema di cui stiamo parlando non più gestibile solo dal medico di medicina generale/di base. Quando questi non è il regista che indica la strada specialistica da percorrere, e fa sintesi delle visite specialistiche effettuate, sono guai. Oppure: diventa possibile sbagliare la porta di entrata. Pensate al solito mal di testa che tutti abbiamo o abbiamo avuto. E capita che diventi preoccupante e che si cerchi qualcuno che ci risolva il problema: si pensa immediatamente al neurologo ma il mal di testa può aver cause reumatologiche o psichiatriche o ortopediche o
Più in generale però, e finalmente ti accompagno in quel che ti può interessare, ci serve lo specialista della non specialità. La longevità/vecchiezza ha rovinato la medicina occidentale e la specializzazione - anzi la superspecializzazione - che si è inventata. Le carte sono mischiate, non puoi giocare solo a cuori o picche ed emerge un solo riferimento possibile. Il geriatra, specialista della non specialità, insomma generico super. Non ve lo dico per spirito di corpo essendo io geriatra, non ho nulla da vendere. Ma solo io ed i miei colleghi sappiamo valutare e gestire più malattie insieme, magari scegliendo di darti meno di un farmaco o addirittura eliminandone un altro che i singoli specialisti ti avrebbero obbligatoriamente dato. Sanno, i geriatri, accorgersi della fragilità che è lì sottotraccia e che deve esser fatta tornare indietro, sanno mettere insieme e valutare malattie e terapie ma anche come funzioni, come sta la tua mente, quanto sei autonomo ed in che ambiente vivi. Tutto da considerare se vuoi prendere in carico complessivamente il paziente moderno longevo/vecchio.
Il fatto è che, comunque, oggi serve un medico che ti prenda in carico, che ti risponda al telefono, che ti guidi alla struttura o allo specialista che serve. Il mondo della specializzazione o superspecializzazione va benissimo se il problema è unico e risolvibile a breve. Ma ho bisogno del regista della mia salute.
In conclusione: geriatrizzare il medico di medicina generale/di base o produrre più geriatri. E andarci, essere presi in carico.
* Presidente di Italia Longeva (Agenzia del Ministero della Salute), già direttore del dipartimento di Scienze dell'Invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa collo del Policlinico Gemelli e membro del CdA della Cattolica, è uno dei massimi promotori della geriatria in Europa.
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