Il cadavere di una donna, poi quello di un uomo: pochi minuti prima, la polizia che arriva sul viadotto dell'A1, nella zona in cui c'è il bivio tra la Panoramica e la Direttissima - chi percorre la Milano-Roma lo conosce bene - e sente delle urla sconnesse di un uomo, cerca di fermarlo, ma lui si butta giù. È la tragedia avvenuta giovedì sull'autostrada del Sole: a morire Federico Vella, 36 anni, e Lorena Isceri, 45, di Squinzano. Lui l'ha uccisa, poi si è tolta la vita: non poteva sopportare l'idea che lei lo avesse lasciato.
Tutto era nato con un agguato: Federico l'aveva colpita, tramortita e chiusa nel bagagliaio dell'auto, prima di dirigersi verso quel viadotto. Dal bagagliaio, la donna aveva preso il cellulare e aveva chiesto aiuto: tre telefonate in preda alla disperazione. Come spiega il Corriere Fiorentino, la prima telefonata è una richiesta di aiuto alla mamma, la seconda ad un amico, ma la linea cade dopo pochi istanti.
La terza è al 112: «Federico mi ha rapita, vuole uccidermi». Agli operatori, Lorena dice di essere stata picchiata e gettata nel bagagliaio. Vella potrebbe essersi accorto delle telefonate, e secondo una prima ricostruzione avrebbe inchiodato, le avrebbe strappato il cellulare e lo avrebbe lanciato via. Poi il tragico epilogo: sarà l'autopsia a spiegare se la vittima era già morta quando lui l'ha gettata dal viadotto, o se è morta per l'impatto.
Intanto la tragedia del Mugello è anche nelle parole di chi conosceva Lorena Isceri: Samanta, una sua amica, è disperata per come è finita questa storia. «L'avevo avvisata che l'avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell'ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr.Hyde», le sue parole riportate dal quotidiano La Nazione.
I due, lei un lavoro in un'azienda farmaceutica specializzata in medicina veterinaria, lui un impiego in una ditta di autonoleggi, secondo quanto riferisce il quotidiano sembra si fossero conosciuti in palestra a Firenze, città dove entrambi risiedevano. Una storia che si sarebbe conclusa ad agosto, dopo che erano stati insieme in vacanza in Grecia. Incredulità anche nelle parole di Alessia, che aveva frequentato Vella tra il 2013 e il 2014 secondo quanto riporta sempre il quotidiano: «È incredibile. Non sembrava una persona capace di fare una cosa così grave. Appariva innocuo: di una gentilezza quasi esagerata e una compostezza che si vede raramente».
Lorenzo, un compagno di allenamento di Vella, racconta sempre a La Nazione: «In due anni Federico, alto quasi un metro e novanta, era diventato enorme, possente. Gli invidiavamo tutti quel fisico. Aveva una volontà e un'autodeterminazione impressionanti. In palestra - aggiunge - era all'apparenza tranquillo, anche se molto selettivo con le amicizie. Tanto che al di fuori della struttura non è mai uscito con noi, nonostante i vari inviti». «Federico e Lorena non si allenavano neppure insieme - aggiunge - e l'atteggiamento di Vella era sempre apparso misurato, tanto che ci abbiamo messo del tempo prima di capire che stessero insieme».
Sui social l'indignazione per l'ennesimo femminicidio. Il posto di Doriana Presta, sorella di Raffaella, altra vittima di femminicidio è di denuncia: "Un'altra donna, un'altra vittima - è scritto sullo sfondo nero - uccisa dal suo ex. Non è amore, non è raptus. E' femminicidio". E infine, a caratteri cubitali, la scritta "Basta".
