okayduckyachtclub.xyz

Lorena Isceri, migliaia alla fiaccolata sotto casa. La mamma e il fratello escono dal portone: lungo applauso


Il portone si apre poco dopo le nove e mezza di sera. Per qualche istante, tra le circa duemila persone che hanno riempito via Panciatichi a Firenze, quasi non si riesce a vedere chi sta uscendo. Poi la folla riconosce Antonietta e Danilo, la mamma e il fratello di Lorena Isceri, l’ultima vittima di femminicidio. E parte un lungo applauso. Antonietta scende in strada, protetta da un cordone delle forze dell’ordine. Si ferma davanti al portone, guarda tutta quella gente arrivata con fiori e candele e riesce a dire soltanto poche parole: «Si sente l’affetto, vi ringrazio tutti».

Sono usciti dal palazzo in cui Lorena viveva e dove, da quattro giorni, anche loro aspettano l’esito delle autopsie. È proprio sotto quelle finestre che Firenze si è ritrovata questa sera per ricordare la 45enne uccisa dall’ex compagno Federico Vella. Alle finestre sono comparsi drappi rossi. Sotto, all’angolo con via Antognoli, la strada si è riempita fino a rendere difficile persino muoversi. Una folla stretta intorno alla famiglia di Lorena e a una morte che non può diventare soltanto l’ennesimo nome nell’elenco delle donne uccise.

L'EVENTO
La fiaccolata è stata organizzata dalla sindaca di Firenze Sara Funaro, che aveva chiamato a raccolta cittadini, associazioni e istituzioni per «stringerci, come comunità, attorno alla sua famiglia». All’appello hanno risposto in tanti: oltre un migliaio di persone, secondo le prime stime, insieme a sindaci e amministratori della provincia, assessori della giunta comunale e rappresentanti delle istituzioni. Ci sono anche le sindache di Bergamo Elena Carnevali e di Perugia Vittoria Ferdinandi, oltre a Sara Di Maio, prima cittadina di Barberino del Mugello, il Comune in cui Lorena è stata gettata dal cavalcavia dell’A1, e Francesca Giannì, sindaca di Castelfiorentino.

Tra la gente si parla di «mattanza», di paura, di uno Stato che troppo spesso non riesce a proteggere le donne. E davanti al portone di Lorena c’è anche chi quel dolore lo conosce da dieci anni: Paola Alberti e Massimo Noli, i genitori di Michela Noli, uccisa dall’ex marito a Firenze nel 2016. Antonietta si ferma con loro e con la sindaca Funaro. «Siamo qui perché vogliamo far capire che qualcosa deve cambiare veramente», dice Alberti. «Bisogna fare qualcosa di concreto. Dobbiamo agire e per agire bisogna essere compatti, perché è responsabilità di ognuno». Poi un appello che sembra attraversare tutta la strada: «Tutti i genitori chiedono aiuto, ma nessuno li ascolta, così sembra». Lorena aveva lasciato Vella, ma lui continuava a cercarla e a seguirla. Suo padre Franco ha raccontato al Messaggero che la figlia aveva subito violenze e minacce e che la famiglia le aveva chiesto più volte di denunciarlo. Lei non lo aveva fatto perché, ha spiegato, «non voleva fargli del male, danneggiarlo».

Giovedì l’ex compagno l’ha attesa nel garage della sua abitazione, l’ha aggredita e caricata nel bagagliaio del Suv. Lorena è riuscita a chiamare il 112 mentre era prigioniera nell’auto. Vella ha poi raggiunto l’A1 e, nel territorio di Barberino del Mugello, l’ha gettata da un cavalcavia prima di togliersi la vita.

IL RISCHIO DI ABITUARSI

«Il rischio che abbiamo nel nostro Paese, visto quanti femminicidi ci sono, è quello della normalizzazione», dice Funaro davanti alla folla. Per la sindaca quella di Lorena «è una ferita per tutta la città e per il Paese». E da qui deve partire una risposta che non si esaurisca nella sera del ricordo: «Dobbiamo continuare a mettere in campo sempre più politiche di prevenzione, perché questi fatti non accadano più».

Funaro torna anche sull’appello lanciato dal padre di Lorena alle istituzioni e sulla necessità di cominciare dalle scuole. «Per quanto riguarda l’educazione affettiva, noi lo facciamo già. Io penso che il governo debba avviare una riflessione molto seria per fare in modo che questo diventi una prassi consolidata in tutte le scuole in tutta Italia». E insiste sulla necessità di non ignorare neppure i primi segnali di violenza: «Bisogna avere il coraggio e la forza» di denunciare. La fiaccolata dura poco più di mezz’ora. Antonietta resta alcuni minuti davanti al portone, poi rientra. La folla comincia lentamente a disperdersi. Sopra restano i drappi rossi alle finestre. A terra, davanti all’ingresso, candele accese e mazzi di fiori. Qualcuno si ferma ancora, si inginocchia e ne lascia un altro. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA