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Luca Terenziani, il camminatore d'Italia: «Trekking di 8.000 km, il più lungo al mondo. Neanche due malattie mi hanno fermato»


FELTRE (BELLUNO) - «Nel vedere realizzato il mio sogno, invito tutti a credere sempre nei propri e a non arrendersi mai, soprattutto davanti alle difficoltà». Dopo 7.950 km e 300mila metri di dislivello positivo, percorsi esclusivamente a piedi con zaino e tenda in spalla, lungo il Sentiero Italia Cai che unisce lo stivale dal Friuli Venezia Giulia alla Sardegna, ieri a mezzogiorno Luca Terenziani ha fatto il suo ingresso a Santa Teresa di Gallura festeggiato da decine di sostenitori. Dopo la partenza da Muggia il 18 maggio 2025, il 43enne feltrino ha concluso l'ultima tappa di quello che è noto come il trekking più lungo del mondo. «Grazie a tutte le persone che ho incontrato - ha affermato -: mi avete riempito il cuore e l'anima. Avrò il portafoglio più vuoto ma sono enormemente più ricco. Mi spiace sia finita». 

Quanti giorni è durata, nel complesso, questa avventura?
«470 giorni senza mai tornare a casa, né a Rovereto dove abito da qualche anno con la mia compagna Marzia, né a Feltre mio paese d'origine dove vive mia mamma Renata. Ma sarebbero stati una novantina in meno se non fossi stato bloccato a Pontremoli per la comparsa di due malattie croniche autoimmuni che mi hanno debilitato fino a bloccarmi. E quindi la colite ulcerosa e la spondiloartrite che da allora curo con dei farmaci biologici. Devo ringraziare di cuore l'intero staff del centro riabilitativo Kinemove di Pontremoli, a cominciare dal dottor Andrea Bisciotti, che ha creduto in me e mi ha rimesso in piedi». 


Quale è stata l’emozione più forte?
«In negativo ciò che ho vissuto il 20 ottobre quando, appunto, mi sono dovuto fermare. Mi trovavo sull'Alta via dei Monti Liguri, avevo tanto dolore e non capivo perché: ho temuto di dover mollare. Il sentimento più bello l'ho provato invece quando ho incrociato sulla mia strada un orso: ero in un tratto che sconfinava in Austria e ci siamo guardati per qualche istante. Poi lui è scappato nel bosco lasciandosi alle spalle un alone di magia». 


Quali sono stati i posti che ti sono piaciuti di più?

«Impossibile fare classifiche. Di sicuro l'arco alpino è il top di gamma: mi ha stupito in particolare il Friuli, l'area più selvaggia. Ma mi hanno colpito molto anche le montagne della Val d'Aosta, che sembrava mi parlassero, e gli Appennini, che non conoscevo. Mozzafiato le isole Eolie ed Egadi, dove ho fatto delle deviazioni dal Sentiero Italia. E la spettacolare Sardegna, che sembra un continente per quanto è varia nei paesaggi». 


E in termini di accoglienza? 
«Ogni regione, a suo modo, è stata ospitale. Forse posso dire che dal Lazio in giù ho riscontrato una marcia in più in termini di apertura umana. Persone autentiche e genuine che in questo mondo che sembra spacciato in rapporti interpersonali fanno ben sperare». 


Tra le tante che ti hanno colpito, ce n'è stata una in particolare? 
«Angelo Catalano, un siciliano che gestisce un centro accoglienza recupero carcerati che dà disponibilità a tutti, senza denaro, solo accettando in cambio qualche lavoretto. Un uomo che ha fatto dell'altruismo verso il prossimo la sua ragione di vita: tornerò sicuramente a trovarlo». 


In termini meteo e logistici come te la sei passata? 
«Ho dovuto affrontare piogge, grandinate, bufere di neve, raffiche a 100 km orari ma anche temperature da 40 gradi. Ho sostituito undici paia di scarpe da trekking, tre zaini e alcuni elementi della tenda. In questi contesti ti rendi conto che per vivere bene non hai bisogno di tante cose materiali ma che basta l'essenziale». 


Che progetti hai per il dopo Sentiero Italia? 
«Starò qualche giorno a Santa Teresa e poi farò tappa a Pontremoli perché i miei amici mi vogliono festeggiare. Altri brindisi sono previsti a Rovereto e a Feltre. Poi prenderò in mano i due hard disk pieni di foto e video che ho fatto in questi mesi per ricavarne, con i più belli, una sorta di documentario che presenterò durante incontri Cai e nelle scuole in calendario. Nel frattempo cercherò un nuovo lavoro, metterò da parte dei risparmi e progetterò un altro cammino».