Dopo la premiazione, in conferenza stampa nella Sala Casinò del Palazzo del Cinema, tutta la giuria del concorso è seduta al tavolo. Accanto a Maggie Gyllenhaal - presidente - siedono Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Un giornalista chiede: Woman Unknown di May el-Toukhy, la regista danese di origini egiziane, unica donna alla guida di uno dei ventuno film in gara, ha vinto il Leone d'oro solo perché diretto da una donna? Gyllenhaal - di ottimo umore - risponde con una battuta velenosa, e molto riuscita: «Non ho neanche visto il film, ho solo pensato: è diretto da una donna, e quindi via».
Poi riprende, seria: «Ovviamente scherzo. Mi aspettavo questa domanda. Ci sono molti film fatti da donne che non mi piacciono, e alcuni che detesto attivamente, esattamente come tra i film diretti da uomini. Ho un voto, come ogni altro membro di questa giuria, e ogni decisione che prendiamo è sempre complicata, sempre discussa a lungo. Sono stanca di parlare di questo stesso argomento all'infinito. Continuerò a farlo, ma per un momento, qui, in questo posto incredibile, voglio solo celebrare un film brillantemente costruito che ho sentito come un fascio di laser, per il film ben fatto che è, punto».
La presidente entra poi nel merito del regolamento, per spiegare la decisione - non scontata - di lasciare la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla protagonista dello stesso film premiato con il Leone d'oro, Mathilde Arcel: «Si possono assegnare due premi al vincitore del Leone d'oro, se la decisione sul secondo premio è unanime. Correggetemi se sbaglio. E la nostra decisione è stata unanime. Volevo dirlo pubblicamente, per la stampa: Mathilde vi lascerà a bocca aperta». Woman Unknown - in danese Kvinde Ukendt - racconta la storia di Marie, cameriera nel dopoguerra danese in procinto di sposare il vedovo per cui lavora, con un segreto che rischia di travolgerla: una relazione con un soldato tedesco durante l'occupazione. È l'unico film di questa edizione firmato da una regista da sola. El-Toukhy, col premio in mano, ha detto: «Questo film parla del corpo della donna come campo di battaglia, e delle donne invisibili che non vengono viste e non hanno voce».
Sull'altro fronte, quello italiano, la giuria è uscita dal concorso senza premiare nessuno dei cinque titoli in gara: Succederà questa notte di Nanni Moretti (in concorso a Venezia dopo quarantacinque anni), Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis e L'estranea di Paolo Strippoli. A rispondere a ha chiesto conto dell'assenza degli italiani dal palmarès è stato Francesco Casetti, l'unico italiano al tavolo. Ha scelto di non minimizzare, e insieme di non alimentare la polemica.

La presidente di giuria Maggie Gyllenhaal durante la cerimonia di chiusura
Vittorio Zunino Celotto/Getty Images«Il cinema italiano non è stato trascurato. È entrato nelle nostre discussioni, a volte anche in qualche battaglia. Quella italiana era una selezione molto importante, con tendenze anche emergenti, che a volte merita un minuto in più di considerazione. Ma vi assicuro che è stato costantemente discusso. Ho anche annoiato i miei compagni di giuria cercando di spiegare certe cose che un italiano percepisce e magari uno spettatore internazionale no. Chiedo scusa di averli un po' annoiati».
I riconoscimenti al cinema italiano, quest'anno, sono arrivati per altre vie. Il Premio Pasinetti dei Giornalisti Cinematografici Italiani come miglior film italiano è andato a Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, con la statuetta per il miglior attore ad Adriano Giannini; e a Vanessa Scalera è stato assegnato il Pasinetti per la miglior interpretazione femminile per Il fuoco che ti porti dentro. Da Orizzonti, dove concorreva I figli della scimmia di Tommaso Landucci, sono arrivati due premi: la miglior sceneggiatura e la miglior interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio.

L'abbraccio con la vincitrice, la regista May El-Toukhy, Leone d'Oro per Woman unknown
STEFANO RELLANDINI/Getty Images
May el-Toukhy e la presidente Maggie Gyllenhaal
Daniele Venturelli