L’allarme.
11 agosto 2026 alle 00:39
Prezzi minimi e concorrenza esterna: «Necessario il riconoscimento Igp»A Ferragosto il maialetto torna protagonista delle tavole sarde, ma dietro al piatto della tradizione si nasconde una filiera alle prese con prezzi bassi, concorrenza e importazioni. A lanciare l’allarme, partendo da una domanda semplice, è Coldiretti Sardegna: «Quanto del maialetto che verrà consumato nei prossimi giorni sarà davvero sardo? E quanta carne, invece, arriverà da fuori Isola, finendo sulle tavole e nei ristoranti come prodotto tipico senza esserlo?».
Il problema riguarda soprattutto gli allevatori, che denunciano quotazioni difficilmente viste in questo periodo dell’anno e troppo basse per garantire una remunerazione adeguata alle imprese. Per tutto luglio infatti il maialetto è stato pagato agli allevatori intorno ai 6 euro al chilo (peso vivo). A pochi giorni da Ferragosto il prezzo è risalito, ma solo poco oltre i 7 euro al chilo: comunque al di sotto dei livelli dello stesso periodo del 2025. Una dinamica che conferma la forte sofferenza di una filiera che, sul piano produttivo, è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni, ma che oggi fatica a trasformare un prodotto di grande valore in un adeguato reddito per le imprese.
Da qui la necessità di accelerare il percorso attivato verso un marchio Igp. «Il maialetto non è soltanto una produzione zootecnica ma uno dei simboli più riconoscibili della Sardegna – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu –. Non possiamo permettere che perda valore proprio nella sua terra». L’obiettivo è costruire una filiera certificata e tracciabile, capace di distinguere il prodotto sardo da quello proveniente da altre regioni o dall’estero, come già successo nel caso dell’Agnello di Sardegna Igp. Sul percorso insiste anche Giorgio Demurtas, presidente di Coldiretti Cagliari e del Comitato promotore per il riconoscimento del marchio. «La costruzione dell’Igp rappresenta lo strumento decisivo per valorizzare il maialetto, proteggerlo e dare prospettive agli allevatori».
I numeri
In Italia la produzione di carne suina copre meno del 60% del fabbisogno nazionale, mentre sono già 44 le indicazioni geografiche dedicate ai prodotti suinicoli: 21 Dop e 23 Igp. Un comparto che, nel complesso, genera 2,3 miliardi di euro alla produzione e oltre 5,3 miliardi al consumo. La Sardegna, invece, non dispone ancora di una certificazione europea per le proprie produzioni suinicole.«Il problema non è soltanto il prezzo, ma l’assenza di strumenti che consentano di governare il mercato», osserva il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba. Una Igp, spiega, potrebbe consentire di costruire una filiera riconoscibile, aprire nuovi sbocchi commerciali e creare maggiore valore lungo la catena produttiva. A confermare le difficoltà è Luciano Nieddu, allevatore di Berchidda. «Non si era mai visto un prezzo così basso in questo periodo dell’anno», racconta. A preoccupare è anche il comportamento della ristorazione, che secondo l’allevatore potrebbe acquistare prodotti provenienti da fuori Sardegna a prezzi difficili da sostenere per gli allevatori locali. «Così rischiamo di perdere questo enorme patrimonio sardo» avverte Nieddu. Per Coldiretti la sfida, dunque, non riguarda soltanto il maialetto che arriverà sulle tavole di Ferragosto, ma il futuro di un’intera filiera.
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