1940 – 2026

06 agosto 2026 • 13:27
Non se ne va soltanto il cantautore che tutti continueremo ad amare ma anche uno degli autori più originali e autentici della nostra tradizione narrativa
Unico fra i cantautori più popolari, Francesco Guccini fin dagli anni ‘80 del secolo scorso ha affiancato a quella musicale un’attività narrativa sempre più consapevole e fortunata. Al punto che, dopo l’ultimo, memorabile concerto tenuto a Bologna nel dicembre 2011, ha concentrato il suo impegno creativo proprio nella scrittura di racconti di varia ambientazione e di grande ricchezza linguistica, giocando sull’intreccio fra tonalità malinconica e impagabile fondamento umoristico. A quel punto aveva però già composto alcune opere di rilievo, in particolare i tre capitoli dell’autobiografia conoscitiva e affettiva che coinvolgeva i tre suoi luoghi del cuore: la Pàvana dei mugnai dove Guccini si sarebbe definitivamente trasferito all’alba del 2000; la Modena della nascita e della prima scolarizzazione, fra il 1940 e il 1960; e la Bologna dell’Università dove aveva incrociato un maestro di Letteratura come Ezio Raimondi e dove si era scoperto cantautore. L’elemento che accomuna Cròniche epafàniche (1989), Vacca d’un cane (1993) e Cittanòva Blues (2003) e che insieme testimonia la straordinaria attitudine linguistica dello scrittore è la sua capacità di assumere a strumento inventivo gli idiomi di queste patrie, senza mai scivolare nei geroglifici dei rispettivi dialetti, ma proiettandone le cadenze profonde nell’eleganza e nella forza comunicativa dell’italiano.


Grazie a questa rara capacità non solo tecnica ma umana il Guccini narratore si è così collocato nella tradizione più sperimentale e più popolare (un binomio di difficilissima esecuzione) della narrativa italiana del ‘900, a unire la linea Manzoni/Gadda a quella del veneto Meneghello (scrittore particolarmente amato da Francesco) e al lavoro di tre narratori di penultima generazione come Tondelli, Trevisan e Benati.


Ascrivibile in pieno alla tradizione italiana, Guccini avrebbe poi rivelato nelle opere successive una vocazione specifica alla forma narrativa breve, quella del racconto e della novella. Ma anche in questo campo specifico aveva composto un autentico capolavoro, La cena (ancora d’ambientazione appenninica) che il finissimo critico Enzo Siciliano avrebbe incluso nel 2001 nell’edizione definitiva del suo Meridiano Mondadori sui racconti italiani di tutto il Novecento.


Sul piano invece della “forma lunga” del romanzo Guccini avrebbe collaborato fino agli anni più recenti col giallista bolognese Loriano Macchiavelli, in una serie di thriller affidati all’editore Giunti di diffuso successo popolare e di parallelo riscontro critico. Con Francesco Guccini, insomma, non se ne va soltanto il cantautore che tutti continueremo ad amare ma anche uno degli autori più originali e autentici della nostra tradizione narrativa.
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italianista e poeta