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Amazon lascia Malpensa per Montichiari, il Prefetto convoca l’azienda il 12 agosto


Nuovo passaggio in Prefettura a Varese nella vertenza che coinvolge quasi 200 lavoratori. Dopo il tavolo disertato da Amazon e Gda e il confronto tra sindacato e Mle, ora viene chiamato direttamente il colosso dell’e-commerce. Europa Verde: "Amazon deve assumersi le proprie responsabilità"

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Un nuovo incontro in Prefettura, questa volta con Amazon chiamata direttamente al tavolo.
È fissato per mercoledì 12 agosto il prossimo passaggio della vertenza aperta dal trasferimento delle attività del colosso dell’e-commerce da Malpensa all’aeroporto di Brescia Montichiari, una scelta che mette a rischio il posto di lavoro di quasi duecento addetti impiegati nella gestione della commessa nello scalo varesino.

La convocazione da parte del prefetto di Varese arriva dopo giorni di mobilitazione e soprattutto dopo due passaggi che non hanno ancora consentito di trovare una soluzione alla crisi occupazionale.

Il primo era stato il tavolo convocato per affrontare le conseguenze della decisione di Amazon, ma all’appuntamento non si erano presentati né il committente né Gda, il nuovo appaltatore bresciano destinato a gestire la movimentazione delle merci a Montichiari. Un’assenza duramente contestata dai sindacati, proprio perché al centro del confronto c’è il destino dei lavoratori che per anni hanno assicurato a Malpensa il servizio legato alla commessa Amazon.

Il secondo passaggio si è svolto invece in Prefettura a Varese, dove il confronto ha coinvolto il sindacato Cub Trasporti e Mle, la società che a Malpensa perde la grossa commessa. In quella sede Mle ha assicurato la disponibilità a tentare di ricollocare almeno una parte dei lavoratori, lasciando però aperto il problema complessivo di quasi duecento posti di lavoro. Nel frattempo dalla politica è arrivata anche la richiesta di aprire un tavolo a livello regionale.

Ora il confronto fa dunque un passo ulteriore: al tavolo del 12 agosto è stata convocata Amazon, vale a dire il soggetto dalla cui scelta di spostare l’attività da Malpensa a Montichiari ha avuto origine l’intera vertenza.

A sottolineare l’importanza della convocazione è anche Dario Balotta, responsabile trasporti di Europa Verde e portavoce del movimento a Brescia. «La convocazione di Amazon da parte del Prefetto di Varese per il 12 agosto prossimo è un primo, importante segnale di fronte a una vicenda che sta assumendo contorni sempre più gravi», afferma Balotta.

La vertenza è esplosa con l’annuncio del trasferimento delle attività e il rischio occupazionale per gli addetti che lavorano nel sito accanto al Terminal 2. Il trasferimento verso Brescia dovrebbe concretizzarsi già all’inizio di settembre, con agosto – periodo nel quale la normativa limita la possibilità di scioperare nei trasporti – a separare l’annuncio dalla partenza della nuova organizzazione.

Dopo il presidio, i lavoratori hanno deciso di proseguire la mobilitazione. Alla vertenza si è affiancata anche la politica, con richieste d’intervento rivolte alla Regione Lombardia.

Europa Verde concentra però l’attenzione soprattutto sulle modalità con cui sta avvenendo il passaggio da Malpensa a Montichiari. Secondo Balotta, il rischio è che dietro al trasferimento si realizzi una riduzione del costo del lavoro a danno degli addetti oggi occupati a Malpensa. «Chi decide il trasferimento e chi subentra nell’appalto non può sottrarsi al confronto proprio quando sono in gioco centinaia di posti di lavoro», sostiene il rappresentante di Europa Verde, che parla apertamente del rischio di «dumping occupazionale e salariale».

Da qui la richiesta che il confronto coinvolga i soggetti direttamente responsabili della nuova organizzazione dell’attività. Al tavolo dovranno essere affrontati, secondo Europa Verde, il destino dei lavoratori di Malpensa, l’eventuale applicazione della clausola sociale e le condizioni contrattuali e salariali degli addetti destinati a lavorare a Montichiari.

«Amazon deve assumersi le proprie responsabilità e sedersi al tavolo – conclude Balotta –. I lavoratori non possono essere considerati un costo da spostare insieme alle merci».

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