Nazionale.
30 luglio 2026 alle 00:47
Comincia l’atto secondo del ct: punta sulla crescita dei giovani e su un rilancio immediato«Mi dispiace tanto per tutto quello che è accaduto in questi tre anni. Adesso la sorte, grazie al presidente Malagò, mi dà la possibilità di rifarmi: cercherò di dare il massimo e di portare la Nazionale dove merita». Roberto Mancini prende la parola per la prima volta dal suo ritorno come ct dell’Italia e, prima ancora di rispondere alle domande dei giornalisti, ci tiene a fare il punto su quanto accaduto nel 2023, quando presentò le dimissioni e (due settimane più tardi) firmò per l’Arabia Saudita. «Ci fu una mancanza di comunicazione con il presidente Gravina», ricorda, «e se ci fossimo parlati a quattr’occhi sarebbe cambiato tutto. Sono molto dispiaciuto, la responsabilità è tutta mia: per me la maglia della Nazionale è sempre stata molto importante, è come quando sei innamorato e perdi la donna della tua vita».
Nuovo percorso
Mancini ritrova una Nazionale devastata dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. La prossima edizione, quella del 2030, è già un chiodo fisso: «Nei prossimi quattro anni», si riferisce alla durata del suo contratto, «spero di vincere un trofeo importante o anche due. E poi proseguire», ossia puntare agli Europei del 2032, quelli in casa, «perché l’altra volta sono rimasto cinque anni e fare il ct era il mio ruolo preferito». Per raggiungere questo scopo, dovrà puntare su un gruppo nuovo: «In Italia ci sono dei giocatori bravi, tecnici e giovani, bisogna dargli fiducia e farli giocare. Abbiamo una base che è il 4-3-3: può darci una squadra offensiva, per essere sempre propositivi e cercare di vincere tutte le partite. Anche contro le più forti».
La ripartenza
«Il mio obiettivo è fare in modo che la Nazionale riparta subito e cerchi di vincere, perché nel calcio conta solo questo». Non usa mezzi termini Mancini, quando c’è da specificare cosa si aspetta da questo suo secondo ciclo in Azzurro. E il discorso stranieri in Serie A lo tocca fino a un certo punto: «Posso solo sperare che giochino sempre più italiani, per avere maggiori scelte e per farli migliorare, ma se vanno all’estero e giocano nei principali campionati europei è una cosa buona. E se troveremo qualcuno buono con passaporto italiano, lo prenderemo». Sul centravanti: «Kean può giocare anche esterno, ho fatto debuttare lui e Retegui. Spero che questi ragazzi, come Pio Esposito, raggiungano i gol in A di Immobile che è stato un gran numero 9. In attacco non credo che siamo messi male».
Fiducia da ritrovare
Nell’ora di conferenza, il discorso torna più volte alla “fuga” del 2023 e alla sua prima esperienza da ct. Mancini non si sottrae al confronto: «Capisco che ci sia chi è contro di me, ma spero che la squadra sia così bella che i tifosi possano perdonarmi per quello che è accaduto». E ancora: «Quando siamo partiti nel 2018 eravamo la settima-ottava nazionale d’Europa, abbiamo vinto gli Europei e siamo rimasti quattro anni senza perdere, un record che purtroppo la Spagna ci ha tolto in questi giorni». Intanto, il primo ostacolo si chiama Nations League (da fine settembre) e un gruppo ostico con Belgio, Francia e Turchia. «Ma tutti i gironi della Lega A sono formati da grandi nazionali. Ci permetterà di valutare la nostra forza e vedere dove migliorarci». Ma senza dimenticare «i Mondiali, perché se l’Italia ci arriva diventa insidiosa per tutti».
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