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“Maradona era gonfio, non si alzava da giorni: nessuno è venuto a visitarlo”. Testimonianza chiave al processo


Buenos Aires, 7 agosto 2026 – “Non voglio niente, basta così”. Sono le ultime parole che Diego Armando Maradona avrebbe pronunciato, un giorno prima di morire, secondo la testimonianza resa ieri, davanti al tribunale di Buenos Aires, da Nicolas Taffarel, il massaggiatore che ha seguito il campione argentino nelle ultime due settimane di vita. Una frase breve, quasi rassegnata, che restituisce l'immagine di un uomo ormai privo di forze, abbandonato a se stesso nella sua stanza, a poche ore dalla fine.

La testimonianza del massaggiatore

Taffarel, che aveva iniziato a lavorare con l’ex fantasista del Napoli nel 2018, ha raccontato ai giudici che il 24 novembre 2020, il giorno prima della morte, lo trovò “completamente gonfio” e senza che assumesse più i diuretici che gli erano stati prescritti. Fu in quell'occasione, secondo il racconto del testimone, che Maradona pronunciò la frase divenuta ora centrale nella ricostruzione degli ultimi istanti della sua vita. Secondo quanto riferito da Taffarel, “erano giorni che Maradona non si alzava dal letto”, e il massaggiatore tentò invano di convincerlo a lasciare la stanza. Stando a quanto riportato dai media argentini Taffarel ha dichiarato davanti alla corte che “dopo i primi giorni di cure a domicilio, non voleva più uscire dalla sua stanza. Non si alzava, non mangiava, non si cambiava, non faceva la doccia”.

Diego Armando Maradona nel 2003

Diego Armando Maradona nel 2003

Il testimone ha inoltre raccontato di aver più volte segnalato le proprie preoccupazioni sulle condizioni fisiche e psicologiche di Maradona al suo medico personale, Leopoldo Luque, ora imputato di omicidio con dolo eventuale, chiedendogli di andare a visitarlo. Tra i messaggi inviati al medico, Taffarel ha citato frasi come “è completamente gonfio”, “dorme da 26 ore” e “devi venire, Leito”. Secondo la sua testimonianza, le risposte di Luque furono rassicuranti, del tipo “stai calmo”, “è normale”, “il gonfiore passerà”, ma, a suo giudizio, inadeguate.

Taffarel: “Peggiorava e nessuno è intervenuto”

Taffarel ha quindi affermato che il gonfiore non è mai diminuito e che le condizioni di Maradona sono progressivamente peggiorate, nonostante le valutazioni del medico. Il massaggiatore ha parlato dell’assenza di “un intervento concreto o una risposta tempestiva” di fronte al deterioramento della salute dell'ex calciatore, definendo la situazione ormai “senza speranza”. Un altro elemento emerso dalla deposizione riguarda la sospensione della terapia diuretica. Taffarel ha riferito che un’infermiera gli disse che i medici avevano interrotto la somministrazione dei diuretici poco prima della morte di Maradona. Interrogato sulla decisione, lo stesso Luque gli avrebbe spiegato che erano stati i medici di Swiss Medical a disporne l'interruzione. Le prove raccolte durante il processo, tuttavia, indicano che il dottor Pedro Di Spagna, consulente nominato da Swiss Medical, visitò Maradona una sola volta e che in quell'occasione non venne presa alcuna decisione relativa alla sospensione dei farmaci.

Il processo, cosa rischiano i sanitari imputati

La testimonianza di Taffarel si inserisce in un procedimento giudiziario complesso, giunto ormai al suo secondo tentativo dopo che il primo processo sulla morte di Maradona era stato annullato nel 2025, quando emerse che una delle giudici aveva partecipato alla realizzazione di un documentario illegittimo sul caso. Dietro al banco degli accusati ci sono 7 professionisti sanitari e, oltre al medico personale Leopoldo Luque, considerato il principale imputato, seguono la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Diaz, la coordinatrice dell'assistenza domiciliare di Swiss Medical, Nancy Forlini, il dottor Pedro Di Spagna, il coordinatore infermieristico Mariano Perroni e l'infermiere Ricardo Almiron. Tutti rispondono dell'accusa di omicidio con dolo eventuale, una categoria giuridica che presuppone la consapevolezza, da parte degli imputati, che le proprie azioni avrebbero potuto provocare la morte del paziente, e rischiano fino a 25 anni di carcere. Un ottavo imputato, l'infermiere in servizio al momento del decesso, sarà invece giudicato separatamente da una giuria popolare.

Diego Armando Maradona al Napoli

Diego Armando Maradona al Napoli

L’autopsia: agonia di 10 giorni 

La testimonianza di ieri del massaggiatore si aggiunge a quella resa nei giorni scorsi dai medici legali che hanno eseguito l'autopsia sul corpo di Maradona. Carlos Casinelli aveva stimato in circa 12 ore l'agonia patita dal campione del mondo 1986, sulla base di riscontri come l'edema generalizzato, l'accumulo di liquidi nell'addome e nella pleura e segni di necrosi tubulare acuta, tutti indicatori, secondo il medico legale, di un decesso non improvviso ma preceduto da una sofferenza prolungata, sviluppatasi nell’arco di almeno una settimana o 10 giorni. Maradona morì il 25 novembre 2020, all'età di 60 anni, per un edema polmonare e un arresto cardiorespiratorio. A oltre 5 anni di distanza, il processo continua a ricostruire, una testimonianza dopo l’altra, gli ultimi giorni di una delle icone della storia del calcio mondiale alla ricerca di una verità ancora difficile da accettare.