(di Agnese Ferrara)
SARA MARTIN - CINEMA E MODA (CAROCCI,
- 112 PP - 13,50 EURO)
Dalle dive del cinema muto a quelle della Dolce Vita, dai
'fashion film' ai docu-film sulla vita degli stilisti alle
pellicole brandizzate dai marchi della moda fino al 'method
dressing' che fa vestire i divi del cinema secondo lo stile del
film appena girato anche sui red carpet, ai party e alle
presentazioni. Il cinema e la moda sono fusi insieme e i brand
fashion fanno da produttori, curatori, promotori e mecenati,
contribuendo alla creazione di contenuti e alla valorizzazione
del patrimonio cinematografico. L'analisi è contenuta in 'Cinema
e moda' (Carocci editore), di Sara Martin, docente di cinema,
fotografia, radio, televisione e media digitali all'università
di Parma. Il volume è dedicato al rapporto tra gli abiti
cinematografici e il mondo della moda e alle contaminazioni
reciproche della fashion industry con il mondo del cinema.
Non è solo 'Il diavolo veste Prada'. "Dallo stile geek di
Timothée Chalamet in Marty Supreme di Josh Safdie Ai corpetti -
must dell'estate - di Margot Robbie in Cime Tempestose di
Emerald Fennell allo stile da tennista sensuale di Zendaya in
Challengers, diretto da Luca Guadagnino per fare qualche esempio
di come oggi la moda si leghi profondamente al mondo del cinema,
- spiega all'ANSA Sara Martin -. Dalle star del cinema muto,
come Theda Bara, Clara Bow, Mary Pickford o Gloria Swanson,
divenute icone sfoggiando abiti che riflettevano le tendenze
degli anni Venti alla figura del costumista, dal 1949
riconosciuta e premiata agli Oscar, dagli abiti sofisticati di
Greta Garbo a quelli androgini e fluidi di Marlene Dietrich a
quelli strutturati di Joan Crawford emulati dalle donne di tutto
il mondo, l'abito fa la diva o il divo ma anche il contrario.
Dagli anni '50 in poi si impongono Audrey Hepburn con l'iconico
tubino nero Givenchy, Catherine Deneuve vestita da Yves
Saint-Laurent e con Cinecittà che diventa la "Hollywood sul
Tevere" con gli atelier di moda che vestono le attrici italiane
e americane".
"Poi ci sono i 'fashion films' come A Therapy, realizzato da
Roman Polanski per Prada o Matteo Garrone che nel 2025 firma Les
Fantômes du Cinéma per Christian Dior, corto ambientato nella
sontuosa cornice di Villa Albani Torlonia, - precisa l'autrice
-. Inoltre le pellicole dedicate agli stilisti come Coco avant
Chanel del 2008, a House of Gucci del 2021, la miniserie
dedicata a Karl Lagerfeld Kaiser Karl del 2024 o i 'docufilm'
come Valentino - L'ultimo imperatore del 2008".
"Si tratta di collaborazioni che sfidano le categorie
tradizionali di cinema e pubblicità, dal sostegno diretto
all'industria audiovisiva al restauro di capolavori del cinema,
fino alla partecipazione attiva nella produzione di film
contemporanei di grande rilievo artistico, - sottolinea Martin
-. Le maison di moda oggi non si limitano più a fornire capi o
ispirazioni. Assumono un ruolo attivo come produttori, curatori,
promotori e mecenati, contribuendo alla creazione di contenuti e
alla valorizzazione del patrimonio cinematografico. Mai come
adesso c'è una relazione intensa e proficua tra mondo del cinema
e moda. Si vede anche fuori dalle sale cinematografiche, sui red
carpet, ai festival, alle anteprime, ai premi e alle occasioni
mondane in cui gli attori proseguono ad indossare lo stile della
pellicola che hanno girato per un method dressing che è esploso
dal 2023 con i look di Margot Robbie in Barbie".
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