Maria Chiara Giannetta si prepara a tornare sul piccolo schermo con Hotel Costiera, la serie internazionale che la vede recitare accanto a Jesse Williams. In attesa di ritrovarla nei panni di Adele Caetani, l’attrice si racconta in un’intervista a Sette del Corriere della Sera, affrontando un tema tanto personale quanto universale: la maternità.
Un tema che sarà al centro anche di due suoi prossimi progetti cinematografici: Noi un po’ meglio di Daniele Luchetti, nel quale recita con Elio Germano, e La sindrome degli amori passati di Chiara Malta, con Maurizio Lastrico. Due storie dedicate a una maternità desiderata ma non realizzata, che inevitabilmente la portano a confrontarsi anche con le proprie domande.
A Setta, Maria Chiara racconta: «Sul diventare madre, per anni, ho ascoltato più quello che ci si aspettava da me che quello che sentivo e, infatti, andavo nel pallone.
Oggi, preferisco vivere, ascoltarmi e lasciare aperte tutte le possibilità. Siamo talmente tutti diversi: affrontiamo coppia, maternità, convivenza in modo personale e quindi non ci sono risposte. Mai. E questa è la mia prerogativa: non le voglio queste risposte. Perché più si cercano, più si aprono altre ventimila domande».Da un anno a questa parte è diventata zia e l'arrivo della nipotina le ha dato un nuovo punto di vista: «Ho una nipotina di un anno e stare con lei mi ha riacceso la speranza di vivere il presente pensando anche al futuro degli altri. Ma ho capito anche che non è necessario che un bambino sia tuo per provare responsabilità e amore».
Sulla maternità: «Più che un vero desiderio, era l’aspettativa che la vita funzionasse così: famiglia, figli. Poi ne ho parlato con i miei e loro mi hanno risposto: “Ma chi te l’ha chiesto? Devi fare quello che vuoi”». In passato, ammettere di non sapere se volesse diventare madre le faceva avvertire il peso dello sguardo esterno. Oggi quella pressione sembra essersi dissolta: «Prima, quando dicevo che i figli potevano aspettare o che non sapevo se li volevo, mi sentivo giudicata, ora il giudizio non lo percepisco più: se c’è, non lo sento, non mi interessa».
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