«Pensavo che fosse un ragazzo di sani principi. Ricordo che progettavano un futuro insieme, ma oggi da lui voglio solo sapere due cose. Perché l’ha fatto? E, mentre lo faceva, quali sono state le ultime parole di mia figlia?». Udienza drammatica, questa mattina, nell’aula 116 del Nuovo palazzo di giustizia di Napoli.
Nel corso dell’esame-fiume andato avanti in Corte di assise per oltre due ore, Enza Cossentino non si è sottratta alle domande incalzanti del pubblico ministero e degli avvocati di parte civile e dell’imputato. Cercando lo sguardo di Alessio Tucci, il giovane imputato per il brutale omicidio della quattordicenne Martina Carbonaro, ha ripercorso tra le lacrime il rapporto con la figlia e i tre giorni drammatici intercorsi tra l’esecuzione a colpi di pietra scattata nel rudere adiacente lo stadio di Afragola e il ritrovamento del cadavere.
Nel prosieguo dell’esame Enza Cossentino ha spiegato che Martina rivolgeva domande all'Intelligenza artificiale, a cui chiedeva consigli su come gestire la complicata relazione con Alessio Tucci. Una circostanza che la donna ha rivelato di aver appreso solo dopo la sua morte. Soltanto due volte la mamma della quattordicenne avrebbe avuto contezza di comportanti violenti da parte dell’imputato Tucci nei confronti della figlia: uno schiaffo e un messaggio via chat nel quale, dopo avere scoperto che la figlia aveva stretto un’amicizia virtuale con un nuovo ragazzo, affermava di voler accoltellare quest’ultimo. La prima occasione venne alla luce il 23 maggio 2025, due giorni prima dell'omicidio: «Ho saputo di questo schiaffo, mi disse “in due anni ci sta”». Il secondo episodio invece è emerso quando Martina e Alessio si erano già lasciati, sempre pochi giorni prima del delitto: «Ma era solo un amico, una specie di confidente. Mia figlia ha sempre avuto un unico fidanzato».
L’udienza ha poi registrato un picco di tensione quando Enza Cossentino, rispondendo agli interrogativi del pm di Napoli Nord, Alberto Della Valle, ha ricostruito le fasi subito successive al delitto. Quelle, per intenderci, della messinscena. Alessio Tucci sapeva che Martina, uccisa a colpi di pietra in testa, non c'era più, ma si mostrava tranquillo, anche quando a casa della sua ex si presentarono i carabinieri per sequestrare gli effetti personali della ragazzina, tanto che «fece anche il caffè» ai militari. A mostrarsi agitato, secondo la testa, sarebbe stato invece il padre di Tucci, Domenico. In un'occasione, mentre stavano cercando, a bordo di un'auto, la ragazzina scomparsa e in quel momento non ancora ritrovata, pronunciò alcune parole che, con il senno di poi, appaiono profetiche: «Sicuramente sta in qualche casone (un casolare di campagna, ndr)», intendendo che forse si era nascosta. C’è un punto, però, su cui Enza Cossentino, anche al termine dell’udienza, ha continuato a battere con forza: «Dica perché ha ucciso Martina. Ma io, in fondo, so perché l’ha fatto. Perché non è stato capace di accettare un “no”».