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Marvel Tōkon: Fighting Souls - La recensione


Il mondo dei picchiaduro ha visto una grande rinascita, specialmente negli ultimi anni, grazie al ritorno di alcune tra le serie più importanti del genere. Solo parlando di pesi massimi: abbiamo avuto il ritorno di Street Fighter, Tekken, The King of Fighters, Guilty Gear e, in un prossimo futuro, arriverà anche un nuovo capitolo di Virtua Fighter. Questo, senza contare innumerevoli altri titoli, forse con un nome non altrettanto conosciuto, ma senza dubbio validi. Un periodo d’oro per un genere che, nonostante tutto, fatica ancora a trovare la sua strada, diviso infatti tra la volontà di accontentare la nicchia di appassionati e quella di aprirsi a un nuovo pubblico. Nessuna tipologia di videogioco porta un fardello del genere quanto i picchiaduro, che sono tra i titoli più complessi da padroneggiare e, per questo motivo, faticano a trovare nuovo pubblico.

Tutti i fighting game che sono arrivati negli ultimi anni hanno sperimentato per trovare un compromesso tra queste due anime così agli antipodi tra loro e non si è ancora trovata una formula perfetta, nonostante ci siano state intuizioni piuttosto valide. A servire un'esperienza adatta ai neofiti ma, allo stesso tempo, valida anche per i giocatori più competitivi, ci prova ora Marvel Tōkon: Fighting Souls, picchiaduro di Arc System Works creato in collaborazione con due titani dell’intrattenimento come Sony e Marvel. Il biglietto da visita, consistente nei popolarissimi supereroi della Casa delle Idee, è un perfetto modo per entrare nelle grazie di un pubblico più casual, ma il titolo sarà riuscito a fare un ulteriore passo verso il tanto agognato compromesso tra accessibilità e complessità dei sistemi di gioco?

Avengers Assemble!

Dopo svariate prove, tra diverse beta e una recente anteprima, con la versione completa di Marvel Tōkon: Fighting Souls ho finalmente potuto studiare nel dettaglio il combat system, riuscendo a comprendere anche quelle meccaniche più particolari che non era stato possibile approfondire nei fugaci momenti passati con il gioco in precedenza. Era già chiaro che il titolo ponesse le sue fondamenta sui sistemi tipici di Arc System Works, con un po’ di Guilty Gear e BlazBlue e qualche elemento che ricorda anche Dragon Ball FighterZ, in particolare per quanto riguarda gli assist. Come avevo già precisato nel mio precedente articolo, Marvel Tōkon: Fighting Souls non è un vero picchiaduro a squadre come lo erano i vecchi Marvel Vs. Capcom o, meglio, non è solo quello.

Si potrebbe definire un sistema libero e modulare - strada tentata con altri metodi anche da 2XKO - che permette al giocatore di decidere se utilizzare effettivamente tutto il team alternando i combattenti oppure trattare il gioco come un picchiaduro uno contro uno con l’aggiunta degli assist. Ovviamente nel mezzo ci sono tutte le varie combinazioni tra quanti personaggi si utilizzano effettivamente in combattimento e quanti, invece, come assist. In pratica, la scelta cambierà da giocatore a giocatore, che potrà quindi decidere di approcciarsi a Marvel Tōkon con il proprio stile preferito, e questa rappresenta una grande intuizione da parte degli sviluppatori giapponesi.

Ogni combattimento inizierà soltanto con due membri del team a disposizione.

La singola barra della salute, infatti, non offre vantaggi sia che si utilizzi un solo personaggio, sia che li si utilizzino tutti e quattro direttamente, rendendo comunque fondamentale imparare a gestire bene gli assist, che fanno davvero la differenza per la portata di certe combo e, soprattutto, per i danni inflitti. Una cosa che ho notato è che c'è stata una correzione rispetto alla mia ultima prova: ora i danni sono stati molto ridimensionati, visto che prima bastavano delle combo molto semplici per ridurre l'energia dell’avversario quasi della metà. Adesso le sfide durano decisamente di più ed essere colpiti dall’offensiva nemica è meno punitivo.

Il sistema, come già detto in passato, è basato sui classici tre tasti d’attacco leggero, medio e forte, concatenabili in quest’ordine per fare una combo, a cui si aggiungono un tasto per le abilità uniche di ogni personaggio, un altro per le mosse speciali semplificate e il fondamentale bottone per richiamare in campo gli alleati. C’è poi anche un interessante sistema di autocombo, chiamato Link Combo, che ha tre diversi percorsi con differenti tipi di mosse sulla base di quale dei tre tasti di attacco si premerà di continuo. La cosa intelligente è che si potrà anche decidere di fare un mix tra i vari percorsi di attacchi delle autocombo, così da gestire meglio le risorse del proprio team, tra assist e Special; un’aggiunta intelligente che rende anche il sistema semplificato più strategico e valido per i neofiti.

Ogni personaggio è curato nei minimi dettagli, sia nel design che nel suo stile di combattimento.

Ogni scontro, poi, inizia con due combattenti dei quattro selezionati: a ogni sconfitta in un round se ne aggiungerà un altro, che potrà però anche essere incorporato attraverso il sistema Break, ossia quando si sfonda il muro mandando un avversario in un’altra area dello stage selezionato, cosa che migliora leggermente anche la salute del nostro team. I combattimenti, in questo modo, iniziano in maniera semplice e diretta, per poi diventare sempre più spettacolari e tecnici con l’aumentare delle possibilità offerte dall’ingresso dei nuovi personaggi. Al centro del sistema troviamo due barre fondamentali: quella delle abilità e quella Assemble. Entrambe aumenteranno con l’aggiunta di nuovi membri della propria squadra, in modo da rendere l’offensiva più varia e complessa. La barra abilità servirà a utilizzare le mosse Special e Ultimate di ciascun membro del proprio team, oltre a potenziare le mosse base nelle loro versioni EX.

La barra Assemble, come è possibile intuire, rappresenta invece il fulcro del sistema degli assist. Inizieremo con un solo segmento, fino a un massimo di tre quando avremo riunito tutto il nostro team. A questa barra sono legate alcune delle manovre più tecniche, sia in offesa sia in difesa; l’Assemble Smash è un attacco insidioso, in quanto ha la proprietà Overhead, che permette di portare un attacco da parte di tutti i membri del team. Ci sono poi l’Assemble Counter, una sorta di schivata all’ultimo secondo che consente di contrattaccare un colpo avversario, e la meccanica del Crossover, per colpire mentre si è in parata.

Graficamente il titolo è davvero un piacere da guardare.

Quest’ultima manovra, però, per quanto potente non va sfruttata all'eccesso, dal momento che, con il giusto tempismo, l’avversario può usare un Crossover Reflect in grado di annullare il contrattacco. Se poi è particolarmente bravo, con un tempismo ancor più preciso nell’esecuzione può innescare un Perfect Reflect; pericolosissimo, in quanto farà entrare chi viene colpito nello stato Disassemble che, come fa intuire il nome, non permette di usare gli assist e tutte le meccaniche a questi legate per un certo periodo di tempo, rendendo il personaggio più vulnerabile all’offensiva nemica.

Anche la selezione dei ruoli nel team ha un certo peso, in quanto ogni assist dispone di un attacco diverso a seconda della sua posizione: il secondo personaggio selezionato sarà lo Shooter del gruppo e colpirà a distanza, il terzo avrà il ruolo di Vertical, pronto a intercettare i nemici in aria; l’ultimo sarà invece l'Assault, in grado di colpire con potenti attacchi unici. Tutte queste meccaniche forniscono a Marvel Tōkon: Fighting Souls una perfetta combinazione tra accessibilità e complessità; gli sviluppatori hanno infatti cercato di garantire una maggiore semplicità di controllo per i neofiti, senza però dimenticare di aggiungere alcune meccaniche più profonde per chi vuole sbizzarrirsi con un sistema che, in queste prime prove, riesce a divertire davvero tanto sia i giocatori alle prime armi che gli esperti.

Una nuova prospettiva sui personaggi Marvel

Parlando del roster, a prima vista venti personaggi giocabili possono sembrare pochi per un picchiaduro 4vs4, e negli scontri online sarà inevitabile trovare diversi doppioni tra i membri dei team. Basta però provarli uno a uno per capire quanto ogni combattente rappresenti un mondo a parte, dotato di stili di gioco unici. Considerate comunque che, come ormai succede in ogni picchiaduro, in futuro arriveranno diversi Season Pass che aumenteranno il numero dei combattenti: è infatti già stato annunciato l'arrivo di Ciclope, insieme ad altri tre personaggi ancora misteriosi.

Riguardo ai combattenti presenti nella versione base del titolo, se Captain America è un po’ il Ryu della situazione, con proiettili, Dragon Punch e in generale contestualmente facile da utilizzare, ci sono personaggi con meccaniche davvero originali che si distanziano anche parecchio dalle versioni viste in altri picchiaduro dedicati ai supereroi Marvel. Wolverine, ad esempio, è un concentrato di aggressività e può potenziare le sue mosse man mano che assalta con gli altri combattenti a suon di artigli; Iron Man è basato sui proiettili e sulla mobilità aerea, che lo rende un combattente letale sia dalla distanza sia in volo; Carnage ha una meccanica unica che potenzia i suoi attacchi mentre debilita i suoi avversari; Green Goblin può passare a diversi setup di attacco sia combattendo a piedi sia sul suo velivolo. C’è poi Deadpool, dotato di mosse che sfondano la quarta parete citando altri picchiaduro come Mortal Kombat, Tekken o persino Guilty Gear, con l’attacco di May a cavallo di un delfino, accompagnato dall’urlo Totsugeki ormai divenuto un meme.

Il roster del gioco presenta tanti illustri eroi e villain della Marvel, oltre ad alcune new entry interessanti.

È proprio questa cura per i dettagli a rappresentare uno dei punti di forza che ha sempre contraddistinto Arc System Works nella creazione dei picchiaduro. Il design dei vari membri del roster, seppur modificato e reso, in alcuni casi, quasi manga, è davvero eccellente e rispettoso; ogni attacco e ogni caratteristica del costume di un personaggio sono stati studiati fin nei minimi dettagli e immagino che gli sviluppatori abbiano setacciato un sacco di materiale per creare questo gioco. A farmelo intuire è l’interessante modalità storia, che ripesca come nemico principale un personaggio minore del mondo Marvel, qui contestualizzato alla perfezione.

Stesso discorso si può fare con le arene: ognuna è piena di easter egg, come ad esempio la X-Mansion che si evolve man mano che il match si prolunga, e restano un piacere da guardare, se si riesce a concentrarsi tra un combattimento e l’altro. Graficamente, infatti, Marvel Tōkon: Fighting Souls è uno dei migliori picchiaduro in circolazione, che porta a nuovi livelli il già ottimo lavoro di cel-shading e di modelli 3D tipico di Arc System Works. Il gioco, almeno su PS5 base, è fluido e con animazioni stupende; senza contare le mosse speciali, che sono sempre un tripudio di colori, esplosioni ed effetti.

Come ormai consuetudine dei picchiaduro di Arc System Works, la lobby online è una colorata sala giochi piena di attività extra.

Non avendo provato la versione PC mi è impossibile esprimermi al riguardo, ma al lancio ci sono stati dei grossi problemi che stanno pian piano rientrando, patch dopo patch. Al momento in cui scrivo, ho notato solo alcuni problemi nell’affrontare online giocatori che utilizzano questa piattaforma. Una nota anche sul doppiaggio, visto che per la prima volta da tempo immemore ci troviamo davanti a un picchiaduro dotato di voci italiane. A dire il vero, il risultato è molto altalenante: nei match le prestazioni dei doppiatori non riescono a essere abbastanza coinvolgenti e credibili; va un po’ meglio nelle scene narrative della modalità Episodio (lo story mode del gioco), ma in generale ho preferito le versioni inglese e giapponese.

Dalla modalità storia all'online

Per quanto riguarda le modalità presenti, iniziando da quelle single player abbiamo Episodio. Si tratta, in pratica, dello Story Mode, che permette di selezionare uno dei cinque team presenti e affrontare una campagna in cui viene narrata la loro storia fino allo scontro con il Campione, una sorta di divinità galattica che indice un torneo tra i supereroi e i villain più potenti della Terra. La cosa più interessante di ognuna di queste storie è che sono scritte da Kieron Gillen, un vero autore Marvel che ha lavorato su varie testate, tra cui X-Men e Avengers. Ogni avventura è poi narrata attraverso dei fumetti, ciascuno disegnato da un artista diverso, come Mike Deodato, Betten Court, l’italiana Emanuela Lupacchino e persino dei mangaka come il famoso Hiro Mashima (Fairy Tail, Eden’s Zero) e Yusuke Osawa.

La modalità storia presenta varie sequenze animate di ottima fattura.

A livello artistico, dunque, abbiamo dei veri fumetti interattivi che fanno passare i giocatori dalle tavole disegnate alle battaglie del gioco in maniera molto fluida e veloce. Vi sono anche delle sequenze animate con tanto di sigla in stile anime davvero ben fatte; a tal proposito, aggiungo che la colonna sonora è gradevole, ma non raggiunge i livelli di Guilty Gear Strive. Le storie narrate sono divertenti, anche se nulla di trascendentale. Ci vorranno circa tra le sei e le otto ore per completarle tutte e, una volta finite, purtroppo non resterà molto per chi vuole altre modalità in singolo particolarmente complesse, giusto quelle Arcade e Survival, anche se dotate di peculiarità capaci di differenziarle rispetto alla massa. La prima, ad esempio, offre diversi percorsi, mentre la seconda implementa alcuni elementi roguelike, anche se perlopiù accessori.

Ognuna delle cinque storie è disegnata da un diverso fumettista.

Divertente la modalità in stile party game chiamata Arcadia Rumble, che vede gli avatar dei giocatori affrontare sia la CPU sia altri utenti online, con alcuni minigiochi alternati a delle vere e proprie battaglie con regole speciali. Arc System Works non è nuova a questo tipo di modalità più leggere, come visto anche in Granblue Fantasy Versus: Rising, e anche qui si tratta di un’aggiunta pensata per passare qualche ora in spensieratezza, magari per prendersi una pausa dai match competitivi. Un plauso va poi alle modalità Allenamento e Tutorial, come sempre molto esaustive e fondamentali per imparare a giocare bene. Ogni personaggio ha delle guide su come utilizzarlo e delle combo challenge per capire come sfruttarlo nel modo più efficace, ottime come basi prima di lanciarsi nella mischia dell’online.

La modalità Arcade Rumble è un divertente minigioco per quando si vuole staccare dagli scontri più seri.

Ovviamente, poi, per molti giocatori il fulcro sarà l’online, che qui si presenta con un Rollback Netcode in gran spolvero: non ho mai avuto problemi se non affrontando alcuni utenti PC, come accennavo in precedenza. Ci sono, come sempre, la divisione tra partite del giocatore e classificate e la possibilità di andare in giro per delle vaste lobby incontrando altri utenti da tutto il mondo, oltre ad alcune sorprese.

Marvel Tōkon: Fighting Souls è davvero l’anello di congiunzione perfetto tra accessibilità e complessità?

Chiudo con una riflessione e riallacciandomi all'introduzione. Marvel Tōkon: Fighting Souls rappresenta senza dubbio un ulteriore passo in avanti verso un picchiaduro adatto a tutti, sia a chi si avvicina per la prima volta al genere sia ai veterani. I combattimenti sono davvero divertenti e ogni personaggio è molto curato nel proprio stile di gioco. Grazie ai comandi semplificati e alle autocombo, inoltre, è possibile realizzare combinazioni spettacolari già dopo le prime partite. Personalmente ho apprezzato molto il gameplay di questo picchiaduro; il sistema di combattimento predilige il neutral e fa molto uso delle combo aeree, come accadeva anche in Dragon Ball FighterZ, riprendendo alcune meccaniche persino da Marvel Vs. Capcom come lo Slam Launcher, che permette di creare combo aeree più lunghe e letali.

La modalità sopravvivenza ci vedrà sfidare anche personaggi potenziati.

Ho avuto invece l’impressione che i match diventino molto caotici quando si passa effettivamente al 4vs4, con la possibilità di avere tutti i membri del team contemporaneamente sullo schermo. Questo rende più difficile leggere la situazione, anche se probabilmente si tratta soprattutto di una questione di abitudine al sistema. Si vede poi chiaramente la volontà di rendere i match più accessibili a chi non ha mai affrontato il genere a livello competitivo: i comandi semplificati e la stratificazione dell'autocombo permettono a un giocatore alle prime armi di eseguire evoluzioni notevoli in combattimento, che possono essere un buon bastone per iniziare a giocare senza sentire la frustrazione del non saper fare niente. Gli sviluppatori spingono comunque chi vuole davvero competere ad abbandonare progressivamente questi strumenti: eseguire le mosse con i comandi classici, ossia i vari "quarti di giro", le rende più dannose.

Riuscire a usare bene gli assist è uno degli aspetti più importanti del gioco.

Altro elemento che arriva in soccorso al pubblico casual è il limite (prolungabile) applicato alle combo, che si interrompono forzatamente impedendo di trasformare l'avversario in un punching ball. Anche le rotture dei muri delle arene permettono di ristabilire la situazione di neutral, come accadeva in Guilty Gear Strive. Ci sono poi meccaniche pensate per ribaltare con maggiore semplicità le sorti di un match, come il Tōkon Assemble, un attacco combinato di tutta la squadra che, con una singola mossa e spesso grazie a un’attivazione invincibile, può eliminare circa tre quarti della barra della salute dell’avversario. Naturalmente ci sono forti limitazioni al suo utilizzo: è necessario avere la barra delle abilità e quella Assemble al massimo e trovarsi a rischio di perdere il round decisivo del match. Riuscire a metterlo a segno, magari cogliendo di sorpresa l’avversario, permette però anche a chi non è particolarmente esperto di ribaltare uno scontro che sembrava ormai perso.

Non mancano comunque le meccaniche che richiedono di essere studiate nella modalità Allenamento e assimilate attraverso innumerevoli partite per poter essere utilizzate in maniera efficace, chiaramente pensate per i giocatori più esperti. Oltre a quelle citate in precedenza, come i vari tipi di Crossover, c’è soprattutto il sistema degli Assist, fondamentale nell’economia del gioco. Riuscire a chiamare un membro della propria squadra al momento giusto è infatti l’unico modo per prolungare combo altrimenti impossibili da realizzare con un singolo personaggio. Diventa quindi importantissimo sperimentare con la composizione del proprio team, cercando di creare le giuste sinergie tra i vari combattenti: padroneggiare questi aspetti sarà fondamentale se si vorrà imparare davvero a giocare.

Il titolo, insomma, prova a fornire strumenti efficaci a entrambi i tipi di giocatori, e la mia impressione attuale è che sia tra i titoli migliori picchiaduro che riescono a unire i due mondi. Al momento, però, è ancora troppo presto per emettere una sentenza definitiva, in quanto solo alla lunga distanza si potrà determinare quanto Marvel Tōkon sia riuscito ad attirare anche un pubblico di neofiti. Servirà anche del tempo per comprendere l'efficacia del bilanciamento, come accade con ogni picchiaduro appena lanciato, ed è dunque ancora difficile stabilire quali siano i personaggi più forti o le squadre con le migliori sinergie, oppure gli eventuali sbilanciamenti che andranno corretti il prima possibile.

La modalità Allenamento permette di sperimentare con le combo e le manovre di ogni personaggio.

Detto ciò, spero davvero che il titolo riesca a convertire una buona fetta di pubblico casual e convincerla a rimanere anche dopo il primo entusiasmo. È chiaro che per giocarsela con i professionisti sarà fondamentale padroneggiare ogni singolo sistema presente, ma sarebbe importante che anche chi vuole semplicemente divertirsi, una volta esaurita la spinta iniziale, possa continuare a trovare avversari del proprio livello; a fare la differenza, sotto questo punto di vista, sarà la presenza di un buon matchmaking.

Marvel Tōkon: Fighting Souls è un altro centro perfetto di Arc System Works. Gli sviluppatori giapponesi specializzati in picchiaduro hanno creato un titolo pieno di amore per il mondo Marvel, con una grande attenzione ai dettagli nella realizzazione di ogni eroe e un combat system incredibilmente stratificato, capace di adattarsi a qualunque tipo di giocatore: dai neofiti agli esperti, ma anche a chi preferisce combattere con un singolo personaggio o gestire un intero team. Graficamente ci troviamo poi di fronte all’eccellenza del genere, con pochi altri studi ormai in grado di raggiungere questo livello nelle animazioni. Peccato soltanto per il versante single player: nonostante una buona modalità storia, realizzata in collaborazione con autori e fumettisti Marvel, il resto delle opzioni non offre nulla di davvero interessante, lasciando principalmente all'online il compito di garantire la longevità del titolo. Senza dubbio Marvel Tōkon ha il potenziale per diventare un ottimo punto d’ingresso anche per i neofiti del genere, ora bisognerà vedere se riuscirà a conquistare una fetta consistente di pubblico anche quando sarà passato l’entusiasmo generale per la sua uscita.