di Giuseppe Mallozzi
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sabato 29 agosto 2026, 00:13
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Non è più soltanto una morte da spiegare. La tragedia avvenuta nelle acque di Ponza, dove giovedì mattina è stato ritrovato il corpo senza vita di Marzio Giangiulio, apre ora anche un fronte giudiziario. La Procura della Repubblica di Cassino ha avviato un procedimento per omicidio colposo e disposto l’autopsia, nel tentativo di chiarire che cosa abbia provocato il decesso del giovane architetto romano e se quella morte potesse essere evitata.
Marzio, che avrebbe compiuto 22 anni il prossimo ottobre, si trovava sull’isola insieme alla fidanzata e aveva raggiunto il tratto di mare davanti a Punta Papa a bordo del gommone di una scuola di diving. La ragazza si era immersa insieme agli altri componenti del gruppo. Lui, invece, aveva deciso di non partecipare all’escursione subacquea, preferendo rimanere in superficie e fare una semplice nuotata con pinne e maschera. È proprio in quel momento, però, che si sarebbe aperto un vuoto nella vigilanza. L’attenzione degli inquirenti si concentra sulle misure di sicurezza adottate durante l’uscita e sul controllo delle persone trasportate dal gommone. Secondo l’ipotesi sulla quale sta lavorando la Guardia costiera, Marzio non avrebbe dovuto fare snorkeling da solo o, comunque, avrebbe dovuto essere seguito e mantenuto costantemente sotto osservazione. Indossate pinne e maschera, il giovane si sarebbe progressivamente allontanato dal punto in cui l’imbarcazione era ferma. Avrebbe percorso un tratto considerevole, fino a raggiungere una zona distante dal gommone. Resta da stabilire se qualcuno si sia accorto del suo allontanamento, dopo quanto tempo sia stata notata la sua assenza e quali procedure siano state attivate. Sono questi alcuni degli interrogativi ai quali l’inchiesta dovrà rispondere.
Le possibili omissioni riguarderebbero dunque sia la sicurezza sia la vigilanza. A scorgere Marzio in mare sono state alcune persone che si trovavano a bordo di un’altra imbarcazione da diporto. Da lontano avevano notato una sagoma immobile sull’acqua e si erano rese conto che si trattava di un ragazzo, ancora con le pinne ai piedi e la maschera. Il corpo si trovava a circa 300 metri dalla costa, al largo di Punta Papa, nella zona nord-occidentale dell’isola e non lontano dalla frazione di Le Forna. Sono stati i diportisti a lanciare l’allarme e a richiedere l’intervento dei soccorritori. Sul corpo non sarebbero stati riscontrati ferite o contusioni evidenti, mentre la presenza di schiuma alla bocca potrebbe invece indirizzare gli accertamenti verso un malore improvviso sopraggiunto mentre Marzio stava nuotando. Non è escluso che il ragazzo avesse cominciato ad avvertire un malessere già prima dell’ingresso in acqua e che proprio per questo avesse rinunciato all’immersione. Anche questa resta un’ipotesi che dovrà essere verificata. La salma è stata posta sotto sequestro e trasferita all’obitorio dell’ospedale Santa Scolastica di Cassino in attesa dell’autopsia.
Intanto dalla famiglia arriva una richiesta netta: rispettare un dolore ancora troppo recente. A rivolgerla pubblicamente è Roberta Giangiulio, zia di Marzio. «Dietro una notizia c’è una vita. Dietro una vita spezzata c’è una famiglia che in questo momento sta cercando semplicemente di respirare. Rispettate il silenzio. Rispettate il dolore. Rispettate ciò che ancora non si sa».
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