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Michele Brambilla: "Il giornalismo non è morto, è morto il mondo dei giornali che abbiamo conosciuto"


Eventi a Materia

Michele Brambilla protagonista a Materia in un incontro dedicato all'evoluzione dell'informazione e alla narrativa attraverso le pagine del romanzo "La signora Gisa è improvvisamente scomparsa: "Il giallo è una sfida per scoprire chi è l'assassino. Il noir invece dà prevalenza all'atmosfera"

Michele a brambilla a Materia

Una serata tra cronaca, letteratura e memoria del giornalismo. Martedì 28 luglio a Materia, la sede di VareseNews, Michele Brambilla, giornalista e scrittore, ha dialogato con Marco Giovannelli in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo La signora Gisa è improvvisamente scomparsa. Un incontro che ha attraversato quarant’anni di professione, la provincia italiana, gli anni Ottanta e il rapporto sempre complesso tra verità giudiziaria e racconto giornalistico.

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Dopo il successo del primo romanzo, vincitore del concorso Ceresio in Giallo, Brambilla è tornato in libreria con un noir ambientato tra la Brianza, Milano e il territorio dei laghi del Nord Italia. Una storia che prende le mosse dalla misteriosa scomparsa della signora Gisa, ma che ben presto diventa il pretesto per raccontare molto altro: un’epoca, dei luoghi, un mestiere e soprattutto i personaggi che popolano la provincia italiana.

Fin dalle prime battute Brambilla ha spiegato quale sia il vero cuore della sua scrittura: «Il delitto che c’è in mezzo è un pretesto narrativo per raccontare altro, perché a me i gialli non è che piacciono molto: mi piacciono i libri dove c’è dentro una storia, una sostanza, un’atmosfera».

Nel corso della conversazione l’autore ha ripercorso i suoi inizi da cronista, quando nei primi anni Ottanta seguiva i fatti di nera per il Corriere. Un giornalismo fatto di cabine telefoniche, macchine da scrivere, notti passate davanti alle caserme e rapporti diretti con le fonti. Un mondo ormai scomparso che nei suoi libri diventa materia narrativa. Proprio gli anni Ottanta occupano una parte importante del romanzo. Per Brambilla il 1980 rappresenta uno spartiacque storico e simbolico: «Simbolicamente si chiudevano gli anni Settanta, gli anni di piombo, delle bombe e delle stragi. Noi ventenni volevamo vivere e divertirci. Quell’anno sembrava aprire una stagione nuova, e in effetti gli anni Ottanta furono gli anni della Milano da bere e di una grande allegria, che poi si rivelò una bolla».

Tra i temi più forti emersi durante la serata c’è stato quello della verità. Nel romanzo, come nella cronaca, la ricerca di ciò che è realmente accaduto si scontra con i limiti delle indagini, delle persone e delle istituzioni. Brambilla ha affrontato il tema in modo netto, riflettendo sul rapporto tra giustizia e opinione pubblica: «Noi non siamo Dio, quindi la verità storica non la possiamo sapere sempre. In uno Stato di diritto dobbiamo attenerci alla verità giudiziaria, cioè a quella che può essere ragionevolmente dimostrata in aula». Un passaggio che ha trovato un collegamento naturale con l’attualità e con i grandi casi di cronaca che continuano a occupare il dibattito pubblico italiano.

Il dialogo si è poi spostato sui luoghi della narrazione. Brambilla ha spiegato perché continua a tornare in Brianza e nelle terre tra Milano e i laghi, pur non considerandole necessariamente le più amate: «Io credo che uno scrittore debba avere una terra dietro di sé che non può essere inventata. Devi conoscere la lingua, il dialetto, i personaggi e le storie. È difficile raccontare davvero un posto che non hai vissuto». Nel romanzo compaiono infatti Montevecchia, Milano e scorci del Varesotto, dai Castelli di Cannero fino a Luino e Orino.

Territori che diventano parte integrante dell’intreccio e dell’atmosfera narrativa. Non è mancato un passaggio sul noir e sulla differenza rispetto al giallo classico. Per Brambilla il mistero non è mai il fine ultimo della storia: «Il giallo è una sfida tra scrittore e lettore per scoprire chi è l’assassino. Il noir invece dà la prevalenza all’atmosfera, agli ambienti e ai personaggi. Il caso criminale è soprattutto un modo per raccontare l’umano».

Nel finale della serata, inevitabilmente, si è parlato anche di giornalismo. Dalla trasformazione delle redazioni all’avvento del digitale, fino alle recenti vicende che hanno coinvolto la sua direzione del Secolo XIX. Anche in questo caso Brambilla ha scelto una riflessione che guarda oltre la nostalgia: «Il giornalismo come mestiere non è finito e non finirà mai, perché ci sarà sempre bisogno di qualcuno che vada a vedere una cosa e la racconti a chi non c’era. È morto invece il mondo dei giornali che abbiamo conosciuto per oltre un secolo».

Un’affermazione che ha sintetizzato bene il senso dell’incontro: raccontare il cambiamento senza rinunciare alla memoria, osservare il presente attraverso gli strumenti del giornalismo e quelli della letteratura. A Materia, per oltre un’ora, la cronaca si è fatta racconto e il racconto è tornato a interrogare la realtà. Proprio come accade nelle pagine di La signora Gisa è improvvisamente scomparsa.

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