
Gianni Rivera e Sandro Mazzola

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Milano – Più di Pelè-Maradona, molto più di Totti-Del Piero, c'è stato un meraviglioso dualismo nel mondo del calcio fra i tanti che la cronaca ci ha regalato nell'ultimo secolo: quello fra Sandro Mazzola e Gianni Rivera, il nerazzurro e il rossonero. Rivali sempre, nemici mai, sono riusciti a dividere l'Italia del pallone per oltre tre lustri, un po’ come Coppi e Bartali nel ciclismo.

Ferruccio Valcareggi con Sandro Mazzola e Gianni Rivera (Ansa)
Insieme (con Giacomo Bulgarelli) fondarono il sindacato dei calciatori. E insieme hanno giocato tanto in Nazionale, ma senza quella rivalità creata maliziosamente ad arte da stampa e critica avrebbero potuto scrivere insieme altre epiche pagine azzurre.

Sandro Mazzola e Gianni Rivera
Ruoli diversi, stessa grande personalità e un gran fiuto per il gol. Sandrino Mazzola nasceva centravanti: rapido e scattante come lo voleva Helenio Herrera, anche se una volta che il Mago lasciò l’Inter finì con l'arretrare il proprio raggio d'azione. Gianni Rivera invece non cambiò mai ruolo né maglia: sempre 10, nel vivo del gioco e a ridosso delle punte.

L'Italia del 1966
Le loro carriere allo specchio sono simili per titoli vinti: 4 scudetti a 3 per Mazzola, 4 coppe Italia a zero per Rivera. E poi in campo internazionale 2 Coppe dei Campioni a testa, Mazzola conquistò una Coppa Intercontinentale in più (2 a 1) ma Rivera alzò anche una Coppa delle Coppe. Vinsero entrambi una classifica cannonieri con lo stesso numero di gol (17) e sempre a pari merito: Mazzola nel 1965 (insieme con il fiorentino Alberto Orlando), Rivera nel 1973 (corona divisa con il torinista Paolino Pulici e il bolognese Beppe Savoldi).

Sandro Mazzola e Gianni Rivera
A fare la differenza in carriera è stato il Pallone d'Oro: Rivera lo vinse nel 1969, fresco di trionfo in Coppa dei Campioni con tre assist, dopo un secondo posto alle spalle di Jascin nel 1963 (anno del primo eurosuccesso milanista). Mazzola - “oscurato” da Suarez e Facchetti ai tempi della Grande Inter - raggiunse solo una volta il podio, nel 1971, dietro a Cruyff e davanti a Best.
Il dualismo però esplose in azzurro toccando il picco al Mondiale in Messico del 1970. Anche in Nazionale i numeri non si discostavano troppo: per Mazzola (esordio nel maggio ’63) 70 presenze e 22 gol, per Rivera (debutto nel maggio ’62) 60 partite e 14 reti. Entrambi vinsero l’Europeo del 1968 (ma il rossonero, infortunato, non giocò le due finali contro la Jugoslavia) e diventarono vicecampioni del mondo due anni dopo in Messico.
E arriviamo al Mondiale della discordia, quello delle feroci polemiche nei confronti del ct Ferruccio Valcareggi. Nelle tre partite della fase a girone Mazzola era titolarissimo e Rivera scende giocò solo nella terza gara contro Israele rilevando nella ripresa Domenghini. Nei quarti di finale contro il Messico sostituì, sempre nel secondo tempo, Mazzola sul risultato di 1-1: ecco la famosa staffetta fra le due icone del calcio meneghino. Gli azzurri segnarono tre gol nella ripresa con Riva, Rivera e ancora Riva. Tappa successiva, la memorabile semifinale contro la Germania Ovest. Anche qui al 46’ Rivera subentrò a Mazzola (con l’Italia avanti 1-0). Finirà 4-3 ai supplementari, con la straordinaria e decisiva segnatura del capitano rossonero a pochi minuti dal triplice fischio.
Nella finale del 21 giugno 1970, sempre all’Azteca contro il Brasile, Mazzola partì ancora titolare e Rivera cominciò ancora in panchina. Il primo tempo terminò 1-1 ma nella ripresa Valcareggi non fece cambi. Poi il Brasile accelerò e non ci fu partita: Gerson al 66’ e Jairzinho al 71’ portarono i verdeoro sul 3-1. Al minuto 74’ cambio azzurro: non entrò però Rivera, in campo si vide Juliano per Bertini. La staffetta Mazzola-Rivera si concretizzerà solo all’84’, i famigerati “sei minuti” rimasti nella storia. Segnerà ancora il Brasile con Carlos Alberto a fissare il definitivo 4-1. E per Valcareggi, al rientro in Italia, saranno fischi e pomodori appena sceso dall'aereo
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