Ciclismo.
28 settembre 2026 alle 00:39
La maglia iridata all’americano, compagno dell’assente PogacarUn anno fa, sul traguardo del Gp di Montreal, Tadej Pogacar gli concesse la vittoria in quello che fu un arrivo in parata della Uae Emirates. Ieri lo sloveno al Mondiale non c’era ma Brandon McNulty evidentemente aveva già imparato come si vince su quel micidiale tracciato: è scattato a 32 km dell’arrivo ed è andato a prendere, per gli Stati Uniti d’America, una maglia iridata inevitabilmente targata Uae. Lo si è capito quando, all’ultimo giro, col distacco sotto i 15”, il suo compagno di squadra Isaac Del Toro non ha “chiuso”, preferendo fosse qualcun altro a farlo. Nessuno ci è riuscito e così, dopo Greg LeMond e Lance Armstrong, c’è un altro americano in maglia iridata. Ha 28 anni, viene da Phoenix, è pro dal 2020 e ha sempre e solo corso nella formazione emiratina.
I protagonisti
Non senza aver aggiunto che l’argento è andato all’eterno piazzato Michael Matthews (Australia, già 2° nel 2015 e terzo nel ) e il bronzo a un monumentale Mathieu van der Poel (Olanda, campione nel 2023, 3° nel 2024), va detto che è stata una corsa selvaggia. I protagonisti sono usciti allo scoperto quando mancavano 105 km, nel momento in cui la fuga partita al via da Brossard è stata neutralizzata. Ma il copione è cambiato più e più volte, con uomini e uscivano e rientravano di scena a mano a mano che i giri si accumulavano. La Francia ha fatto la corsa dura per Paul Seixas ma il francese ha chiuso coi crampi (15°). Il messicano Del Toro è sembrato il più forte, il favoritissimo Remco Evenepoel non si è mai arreso all’idea di avere una giornata-no: e comunque nella volata per l’argento er ancora lì (12°), così come un favoloso Giulio Ciccone (9°), che ha cercato di finalizzare il grande lavoro di un’Italia con Davide Piganzoli e Christian Scaroni eccellenti e (nota beneaugurante) con il 19enne Finn al traguardo seppur in ritardo (55°). Il percorso esigentissimo ha esaltato la classe di attaccanti puri come Healy, Simmons (4°), Jorgenson (8°), il “vecchio” Roglic, Van Aert, Pidcock e la solidità del già citato Matthews, di Mads Pedersen (6°).
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