Home > Politica > Meloni annuncia la stretta su stranieri e burqa a scuola. Poi attacca Schlein: “Un argomento vero te lo passo io”
La premier, sul palco di Fenix, si sofferma sugli stessi temi battuti da Vannacci e critica le opposizioni
Un altro annuncio, dopo quello dello stop al bollo per auto e moto nel 2027, a conferma del fatto che è ormai partita la lunga rincorsa che si concluderà con le elezioni politiche. Dal palco di Fenix, l’evento organizzato dalla giovanile di Fratelli d’Italia al laghetto dell’Eur, a Roma, Giorgia Meloni anticipa che sta per arrivare in Consiglio dei ministri “un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe”.
Non solo, con la norma immaginata dal governo, evidenzia la premier, si introduce anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico a imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e niqab a scuola”. E questo perché, sottolinea la leader di FdI, “a scuola si va a viso aperto, e perché in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi”.
Il mio intervento in diretta da Fenixhttps://t.co/Z0sucLpFbD
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) September 20, 2026
“La parità tra uomo e donna non è negoziabile, non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole”, è il messaggio di Meloni che davanti alla platea dei ragazzi di Gioventù nazionale si sofferma su un tasto, quello dell’immigrazione legato all’integrazione, più volte battuto da Roberto Vannacci che da Orvieto non a caso si dice “assolutamente d’accordo” con la presidente del Consiglio, lanciandole però una stilettata: “Peccato che questi provvedimenti arrivino solo ora, dovevano arrivare anni fa”.
Il non detto del generale è che Meloni si stia muovendo adesso per coprirsi a destra così da arginare l’ascesa nei sondaggi di Futuro Nazionale. Nel suo intervento di circa quaranta minuti la premier comunque non cita mai Vannacci, la linea è questa da tempo. Le elezioni vengono richiamate solo quando, parlando dei rischi connessi allo sviluppo dell’IA, la leader di FdI afferma “con cognizione di causa” che in “campagna elettorale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.
Ecco quindi il consiglio ai naviganti: “Non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi, e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche”.
Nessun riferimento esplicito, ma è impossibile non collegare il ragionamento a possibili influenze-ingerenze russe. Chiarissimo è invece il passaggio in cui Meloni prende di mira prima Elly Schlein e poi Giuseppe Conte, rivali nella competizione per la leadership del campo largo.
Dopo essersi definita “fiera” del fatto che “licenzieremo presto la norma che introduce la denominazione di liceo anche per gli istituti tecnico professionali”, la premier affronta il dossier università ricordando di aver portato il fondo di finanziamento ordinario per gli atenei “al suo livello più alto di sempre”. “Oggi è a 9,4 miliardi di euro, il 25% in più rispetto al 2019”, scandisce prima di partire all’attacco della segretaria del Pd alla quale “ho sentito dire in questi giorni ‘la Meloni sull’università taglia e apre ai privati’. Ora io voglio chiedere: Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego! Te le passo io sottobanco!”.
È questo il momento in cui Meloni alza il tono della voce, senza perdere la vena tagliente: “Manco quando abbiamo tolto il bollo della macchina a 14 milioni di veicoli gli è andata bene. Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘Bollo ciao, bollo ciao’, niente… Non gli è andato giù manco questo, loro lo vogliono pagare il bollo perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare”.

Sul tema però la premier ne ha per tutti, così nel mirino finiscono anche quei presidenti di regione del M5S e del Pd, ovvero Todde e Giani, “che hanno detto ‘i soldi della campagna elettorale della Meloni li pagano le regioni’, il che è falso e loro lo sanno bene ma sono abituati a fare politica così”.
“Scusate, ma veramente avete la faccia di parlare dopo lo schifo del superbonus, dopo che avete accumulato 200 miliardi di debiti perché Giuseppe Conte potesse andare in giro a fare la campagna elettorale dicendo che ti ristrutturavi casa gratuitamente? Ma non vi vergognate? Ma ci vuole coraggio!”, è l’affondo conclusivo, prima di scendere dal palco (dove si è avvistato anche Tommaso Longobardi, alla sua prima uscita dopo aver chiuso l’esperienza a palazzo Chigi) concedersi qualche minuto di pausa tra gli stand dell’evento assieme ai giovani del partito e aver derubricato a “frase uscita male” quanto affermato dal suo vicepremier, Antonio Tajani, sulle donne e le gonne.