Il patto.
11 agosto 2026 alle 00:39
Roma. Il messaggio era in preparazione già da qualche giorno. Perché Roma e Copenaghen non vogliono abbassare il pressing sugli altri Paesi europei per accelerare con l'attuazione piena del Patto di migrazione e asilo, sull'onda dell'allarme che è rimbalzato in tutte le cancellerie con la crisi di Ceuta. Così Giorgia Meloni e Mette Frederiksen firmano un messaggio congiunto, diffuso via social, in cui ribadiscono il loro “no” a una «immigrazione incontrollata», unite «dal desiderio di difendere l'Europa» dagli «impatti negativi» di flussi fuori controllo. Puntando tutto sui «centri di rimpatrio in Paesi terzi» su cui entrambe premono da tempo e su cui incassano anche il sostegno del Ppe, con Manfred Weber che chiede una road map «vincolante» a Bruxelles per realizzare gli hub. Non è solo una questione "di sicurezza dei cittadini», argomentano le due premier - uniche donne in Ue, come rimarcano loro stesse, alla guida dei loro Paesi. Ne va anche di quel «patrimonio culturale cristiano» di cui si dicono orgogliose, che va «protetto» da chi invece può «cercare di imporci modelli di vita che non condividiamo». In più, sottolineano, «il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei».
Nel mirino rimane il «modello Sanchez» dell'accoglienza indiscriminata secondo la destra italiana, nel giorno in cui il ministro della Difesa di Madrid ha revocato i permessi per i militari schierati a Ceuta, temendo un'altra ondata migratoria nell'enclave spagnola in Marocco. A Bruxelles, il commissario agli Affari interni Magnus Brunner si mantiene in contatto con Frontex, Europol e l'Agenzia per l'asilo Euaa «per discutere del supporto in corso e futuro alla Spagna in risposta agli sviluppi a Ceuta». Ma a Palazzo Berlyamont si guardano con crescente attenzione anche le frizioni tra Berlino e Roma (Friedrich Merz è «totalmente allineato» sul dossier con la premier, assicurano i suoi) con vista sul 6 settembre quando si voterà in Sassonia-Anhalt, il Land tedesco dove l'ultradestra di Afd è data in vantaggio.
Il tema dovrebbe tornare a essere affrontato dai 27 nel prossimo Consiglio di ottobre, quando Meloni e Friederiksen guideranno di nuovo la riunione del gruppo sui migranti che ha annoverato via via più Paesi fino ai 22 firmatari (tra i pochi assenti la Francia di Macron) della lettera a Bruxelles subito dopo Ceuta. Che ne parli il Consiglio è una necessità per il vicepremier italiano Antonio Tajani. «Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne. Potenziare Frontex come una vera agenzia europea di guardia di frontiera con uomini, mezzi e poteri adeguati», dice il titolare della Farnesina. Per la sinistra italiana la questione è invece un’arma di distrazione di massa.
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