Un decimale, a volte, basta a far saltare i nervi. La certificazione Istat del deficit al 3,1% ha prodotto ai piani alti di Palazzo Chigi una reazione ben oltre l'irritazione di rito: la Premier avrebbe manifestato ai suoi collaboratori più stretti la convinzione che dietro il numero ci sia qualcosa di più di un semplice calcolo tecnico. Il sospetto, coltivato nelle stanze più vicine alla Presidenza, è che pezzi dell'apparato statistico e burocratico si siano messi di traverso proprio nel momento in cui l'uscita dalla procedura d'infrazione europea sarebbe servita come lasciapassare per la prossima manovra.
Nella narrazione che circola tra i fedelissimi, quel 3,1% avrebbe dovuto fermarsi qualche frazione più in basso, quel tanto che bastava a certificare il rientro nei parametri e a togliere all'esecutivo la zavorra dell'infrazione in piena campagna elettorale. Invece no: i conti sono arrivati come sono arrivati, e nel partito la lettura prevalente non è quella di un errore di previsione, ma di una scelta. O quantomeno di una mancanza di volontà a "aggiustare" il tiro laddove, tecnicamente, si sarebbe potuto.
È qui che affiora il rammarico più esplicito, quello che circola nei crocicchi parlamentari di Fratelli d'Italia: in tempi normali, ricordano i più smaliziati, un decimale o due di margine tecnico si è sempre trovato, quando la volontà politica lo richiedeva. Stavolta, sostengono, quella cortesia contabile non è arrivata, e il sospetto che sia mancata apposta si è trasformato in convinzione diffusa. Una lettura che dice più sulla temperatura interna al partito che sulla effettiva dinamica dei conti pubblici, ma che serve a spiegare il nervosismo dei giorni scorsi.
Lo stesso nervosismo, secondo chi osserva la vicenda da vicino, si sarebbe riversato anche sul fronte della scuola, con l'affondo sul decreto per gli alunni stranieri che ha finito per lambire il Quirinale. Un'uscita giudicata sopra le righe persino da chi solitamente non lesina applausi alla linea della Premier, e che molti hanno letto come lo sfogo di un'insofferenza più ampia verso tutto ciò che, nel racconto interno, viene bollato genericamente come "deep state": dall'Istat al Colle, fino alle cancellerie europee.
Perché se in Italia il bersaglio è la statistica di Stato, a Bruxelles il fastidio ha un'origine diversa ma altrettanto concreta: la scelta di finanziare la sospensione del bollo auto attingendo ai fondi del Pnrr non è passata inosservata negli uffici della Commissione, che leggono l'operazione come un uso disinvolto di risorse pensate per tutt'altro.
Il combinato disposto di deficit poco sotto controllo e fondi europei dirottati su misure a orologeria elettorale non aiuta a costruire credito con una Commissione che, con l'avanzata delle destre in mezza Europa, non ha alcuna intenzione di concedere sconti. Chi segue il dossier a Bruxelles scommette che ogni margine di flessibilità andrà negoziato centesimo per centesimo, senza sconti di cortesia. E se davvero, come sospetta la Premier, ci fosse una regia ostile dietro i numeri italiani, la sponda europea sembra intenzionata a non offrire alcun aiuto per smentirla.